mercoledì 27 febbraio 2008

Fratellini

Sua mamma aveva il piccolino in braccio. E l'ometto si è avvicinato. Ha guardato incuriosito prima le manine, così piccole non poteva immaginarle. E poi un via vai di lontananze e vicinanze, a scrutarlo di soppiatto e poi sempre più con attenzione. E una serie di sorrisi, così inaspettati, da renderci stupefatti. Il loro primo incontro.

Dirsela tutta

Poi non è che non lo sappia. Sarà un'invasione di cacche e l'inquinamento acustico di casa toccherà vette inaudite. E poi febbri, primi denti, risvegli notturni, ruttini...
Quello che non mi spiego è questo sorriso un po' scemo e trasognato che da ieri ho sulla faccia. Ma poi passa.

Prendersela comoda

Avevamo pensato: ce la prendiamo comoda questa volta. Così del resto consigliano tutti. Non andare in ospedale all'inizio delle contrazioni.
Poi quando eravamo in ospedale, dentro l'ascensore che portava mia moglie, già in barella senza aver avuto neppure il tempo di cambiarsi, in sala parto, l'ostetrica mi ha urlato: "Appena si aprono le porte, SI LANCI FUORI, SI LANCI FUORI IMMEDIATAMENTE!".
In quel momento ho capito che ce l'eravamo presa un po' troppo comoda.

Un giardino da curare

Sono le due di notte e sono appena tornato dall'ospedale. Ho fatto tre giri dell'isolato, perchè non riuscivo a prendere la strada di casa. Mi distraevo ogni volta che dovevo fare l'ultima curva.
Non ci si abitua mai, a questi miracoli terreni.
Penso a questo piccolo esserino, che abbiamo chiamato Daniele, e che adesso è con sua mamma a godersi le prime coccole della sua vita. Penso all'altro cucciolo, che ho visto dormire poco fa nel letto dei nonni, braccia spalancate da angioletto. Penso a questa donna che mi ha reso felice, che mi ha portato in dono tre vite, anche la sua. Un giardino da curare, come sa dirmi una persona che mi è cara.
A me è capitato due volte di vivere una notte come questa. Sono queste ore della notte, quando tutto è successo, e tutto deve ancora succedere, a regalarti questo stato di grazia, questo squarcio di tempo fatato. Dove non riesci a distinguere il reale dal meraviglioso, perchè è un unica pasta.
Mi sembra quasi di non avere cuore sufficiente, per tutto l'amore che potrebbe starci. Così da non avere abbastanza meriti, per questi miracoli che accadono.
Miracoli che si accolgono, senza chiedere altro.

martedì 26 febbraio 2008

Ostetricia che passione!

Vi potrei descrivere cos'è un tracciato, sensori sulla panciona e un monitor dove c'è il disegno di un cuoricino che batte e numeretti frenetici, 143, 156, 137.... Oppure volete sapere dell'AFI, analisys fluid index, che poi sarebbe la quantità di acqua in cui nuota il ranocchio. O magari vi spinge la curiosità di conoscere le particolarità della flussimetria, quella cosa che misura quanto nutrimento scorre nel cordone ombelicale.
Sono un pozzo di scienza ormai in materia, concedo consulenze se volete.
Però che bello quando un'ostetrica accarezza la pancia, e ti fa un sorriso. Chissà se lo immaginano, loro, quanto è bello.

lunedì 25 febbraio 2008

Momenti storici

La prima Assemblea, del primo Circolo Online del Partito Democratico, il circolo PD Obama. Qui, ora (25 febbraio ore 21)

Utopie

Ieri sono venuti a trovarci Barbara e Simone, una coppia di amici, anche loro sposati. Lei ha appena iniziato una esperienza politica, è stata chiamata, senza sponsor nè padrini, ma come persona che si è resa disponibile, a coordinare un circolo dei PD fiorentino. Nei suoi occhi ho percepito l'entusiasmo e la voglia di mettersi alla prova, di sperimentarsi. L'ho trovata una cosa bella, che qualcuno senta ancora il bisogno di dare qualcosa di sè in un'esperienza politica locale, da neofita della politica, quella intesa di partito, perchè la ragazza in questione sa fare politica e da tanti anni, nel mondo associativo.
Con Simone invece abbiamo parlato di montagna, dell'idea di lasciare tutto e comprare una casa lassù, in un paesino delle dolomiti. A fare il cacio, o qualsiasi cosa che dia da vivere in un ambiente di quel genere. E la sera stendere le gambe davanti ad un camino, di quelli di montagna. Con il vento che soffia, fuori.
Due utopie se volete. Che ci hanno regalato sorrisi, però. Ad averne.

domenica 24 febbraio 2008

Margherite

Oggi ai giardini dello Zambra abbiamo raccolto margherite. L'ometto le ha portate alla mamma, con diligenza e cura, attento a che non cadessero, ma senza la percezione che fosse un gesto così importante. Appena consegnate, ha proseguito senza indugi verso l'altalena che l'attendeva lì vicino.
Forse è così che deve essere un gesto dolce. Un breve intermezzo da offrire con naturalezza. E poi ripartire. La vita.

sabato 23 febbraio 2008

Candidature

Ma possibile che si debba sottoscrivere un appello per la candidatura di Ivan Scalfarotto? Possibile che la candidatura di Scalfarotto non sia nella normalità delle cose dentro un partito come il PD? Un partito normale Scalfarotto lo candida di default, non aspetta petizioni. O anche qui c'è il veto della Binetti?

La musica di una vita

Ho finito il mio secondo Makine, "La musica di una vita". Lui scrive in modo lirico, e tratta argomenti in fondo lirici: un musicista che deve nascondere la propria identità per sfuggire alla polizia staliniana, e che alla fine, dopo anni di fuga, di guerra, di false identità, non resiste alla tentazione di un pianoforte, alla perfezione di un accordo melodico. Nella "Donna che aspettava" un altro personaggio votato ad un ideale di vita, l'attesa infinita e vana per un uomo amato e appena conosciuto, disperso in guerra.
In realtà i personaggi di Makine, pur intrisi di lirismo e poesia, appartengono a quell'homo sovieticus che appare anche in scrittori russi emigrati, come Dovlatov, pur in altra forma e descrizione, più cruda e scanzonata. L'homo sovieticus che ha imparato ad accettare le sofferenze, le privazioni, gli stenti di una vita quotidiana con quella fatale rassegnazione, che rappresenta la sua strutturale debolezza ma anche la capacità di sopravvivere a quel mondo stesso.
Makine vive in Francia, e scrive in francese. Questo forse spiega quella sensazione ovattata e trasognata che traspare dalle sue pagine. Una distanza fisica e di espressione che si inserisce nel filone degli scrittori russi dell'emigrazione. Poesia pura dai loro sguardi lontani.

venerdì 22 febbraio 2008

In bianco e nero

La prima casa che ho abitato a Praga, era un monolocale seminterrato, preso in affitto per un breve periodo. La proprietaria era un'attrice cinquantenne, viso affilato, capelli biondi e mossi, magra e intraprendente. Quando venne ad aprirci la casa parlava in continuazione. A me gettava ogni tanto sguardi fulminei, di discreta simpatia. Forse il suo istinto teatrale la rendeva contenta di affittare il suo appartamentino a due innamorati. La stanza era divisa in un piccolo salotto e una parte notte cucina, con il tavolo e le sedie sotto un soppalco dove c'era il letto.
Della prima sera mi ricordo il gulash e i knedlicky. Le altre sere cenavamo soprattutto fuori. Ci piaceva U Sveika, ma soprattutto un piccolo ristorante in piazza della Città Vecchia.
L'appartamento era a due passi dal Teatro Nazionale. Nella zona abitavano molti artisti. Quando volevamo qualcosa di alternativo andavamo alla Lanterna Magica, a vedere le rappresentazioni del teatro nero ceco.
Era un febbraio di neve abbondante. E di foto in bianco e nero. Le statue del Ponte Carlo osservavano da lontano. Erano giorni travolgenti, di freddo e di libertà.

Un paperotto di gomma nella vasca da bagno

So di essere in una posizione complicata. Il figlio in arrivo (che palle! ancora co 'sta storia? vi capisco), le vicende familiari, ora poi il compleanno. Tutta una serie di buoni sentimenti che danno questo sapore dolciastro a tutto quanto. Poco da farci, potevo non aprire il blog proprio ora, aspettare che i figli diventassero grandi (ma quanto grandi? Elena, diventano mai grandi, i fagotti? Si smette mai di parlarne?).
E poi si dice, non devi parlare delle tue cose personali, non si fa, non ci si mette così in mostra. Figuriamoci poi io, che mi dileguo ad ogni evento da una porta laterale, che cerco di camuffarmi con la tappezzeria, che dal vivo non parlo quasi mai. Che lascio traccie sottili, giusto la punta dei piedi.
Non so trovare argomenti a discolpa. Mi piace questo posto, e mi piace frequentare le persone che ci passano, e quelle che vado a trovare. Mi sento un paperotto di gomma dentro la vasca da bagno, proprio così (meno male che c'è Gabriella, che dà un senso e un nome alle mie cose, e le smonta quando è necessario).

giovedì 21 febbraio 2008

Fiori

Lei sogna di fare la fioraia. E io la immagino, immersa nei profumi, nei colori, nella carta argentata. I sorrisi li ha già, di default. Sorrisi splendenti, a contagiare l'aria.

mercoledì 20 febbraio 2008

Consultazioni

Daniele? hmhmh. Davide? hmhmhmh. Simone? hmhmhm. Tommaso? hmhmhmh. Marco? hmhmhmh. Milo? eeeh.
No, dai Fabio, Milo no! Ancora non è nato e già gli fai i dispetti a questo fratellino?

* hmhmhmh è il verso con cui dice no. Con eeeh si intende un cenno di approvazione (n.d.r.)

martedì 19 febbraio 2008

Una madre ex sovietica

La madre dei miei figli ha vissuto i primi diciotto anni della sua vita in un paese che si chiamava Unione Sovietica.
Ha fatto in tempo a vivere le file per il pane e il latte, a vedere gli scaffali vuoti. Mi racconta di quando arrivarono a casa delle banane, un evento memorabile e incredibile. Lei e suo fratello erano troppo impazienti ed entusiasti, non avevano la pazienza di aspettare un paio di giorni che quelle banane verdi maturassero e diventassero buone da mangiare. Le mangiarono verdi, da star male.
Mi racconta delle riviste di moda che negli anni 80 riuscivano in qualche modo ad arrivare oltre cortina, e dei sogni che loro, ragazzine, facevano dietro ai vestiti delle modelle, dei cantanti, dei gruppi in voga in quegli anni. Sognavano scarpe che si potessero abbinare ai vestiti, jeans veri, acconciature da imitare.
Mi racconta dei soldi che arrivavano da qualche parente emigrato in occidente, soldi che venivano poi cambiati in buoni da spendere in negozi speciali, gli unici che consentivano di comprare merce pregiata, estera.
Mi racconta di un Natale, da piccola, quando trovò sotto l'albero un pacchetto di chewingum occidentali e di quanto quelle gomme fossero più buone e succose di quelle sovietiche.
Le stesse cose che i nostri nonni e i nostri padri ci raccontavano degli anni dell'immediato dopoguerra. I miei figli le sapranno dalle parole della loro madre. Vorrei che le tenessero preziose, più di quanto abbiamo saputo fare noi.

lunedì 18 febbraio 2008

La tramvia

Allora, da queste parti abbiamo fatto un referendum. Consultivo, non valeva niente. Ma siccome c'era il quorum (un referendum consultivo ha anche il quorum?) e il quorum non è stato superato, vale ancora meno. Sembra pertanto che il Consiglio Comunale di Firenze non sia neppure obbligato a discutere sul merito del referendum. Hanno vinto di misura i no, si parlava di tramvia. Ma tanto non vale (per la cronaca la tramvia è già in costruzione).
E' stata l'occasione per spendere un po' di soldi e dare un palcoscenico a Sgarbi e Cecchini (quello della fontana di Trevi rossa), che sabato scorso ha inscenato una cosa in centro con alcune modelle nude dipinte.
Il commento di alcuni è stato: noi a Firenze uno così si chiama grullo.
I fiorentini da parte loro si sono crogiolati un altro po' con la famosa storia dei guelfi e ghibellini, la città divisa, gl'è tutto sbagliato tutto da rifare. I soliti luoghi comuni. E' servito per fare un po' di informazione sulla tramvia, ma spesso è risultata esagerata, tirata per i capelli dalle due parti, elettorale insomma.
Io, residente a Sesto Fiorentino, dunque fuori confine, non potevo partecipare. Non mi date la colpa, qualsiasi sia.

domenica 17 febbraio 2008

Un pesciolino

Ha cacciato uno strillo non appena siamo entrati in acqua, ma giusto perchè era una sensazione mai provata, stare in acqua senza toccare il fondo. Poi, abituatosi all'idea, e sostenuto dal babbo, è stato un tourbillon di vasche, tuffi, salti, spruzzi, mulinelli con le gambe. E soprattutto un'infinità di risate.
Una bambina molto giudiziosa nuotava accanto, anche lei con il padre, munita di braccioli, tavoletta, e altri attrezzi. Ma l'ometto non ama sentirsi addosso corpi estranei, è stata una fatica persino mettergli il costume e la cuffia.
Dopo tre quarti d'ora in acqua, a malincuore, siamo usciti. Sembrava un pesciolino fuor d'acqua.

Risveglio aroma(n)tico

Stamattina mi ha svegliato il profumo di un caffè servito direttamente a letto. Anche le donne incinta a volte serbano delle attenzioni per i mariti. E poi saran le ultime oramai...

sabato 16 febbraio 2008

Le cose cambiano

Il primo circolo online del Partito Democratico, è intitolato a Obama. Più ottimisti di così ci volete?
Si può già aderire su www.pdobama.net .
E' un'iniziativa dei iMille .
E' tempo di andare.

Nina Berberova lascia Chodasevic

Lei gli preparò un borsch che doveva bastare per tre giorni, gli rammendò tutti i calzini e se ne andò.

venerdì 15 febbraio 2008

L'eterno presente

Perchè noi andiamo e la bellezza resta. Perchè noi siamo diretti verso il futuro mentre la bellezza è l'eterno presente. La lacrima è una regressione, un omaggio del futuro al passato. Ovvero è ciò che rimane sottraendo qualcosa di superiore a qualcosa di inferiore: la bellezza all'uomo. Lo stesso vale per l'amore, perchè anche l'amore è superiore, anch'esso è più grande di chi ama.
"Fondamenta degli incurabili" - Iosif Brodskij

giovedì 14 febbraio 2008

Bartleboom

Io non mi chiamo Bartleboom per caso.
Le lettere ci sono state per davvero. Erano già i tempi della rete, ma si andava piano. La velocità si misurava in kb. Allora sembrava un lampo.
Le lettere ci sono state. Ma c'era anche un indirizzo a cui spedirle, e da cui riceverne. Quindi meno poetico del Bartleboom originale.
La poesia era nel tempo. Durò un'anno e mezzo quella corrispondenza, una lettera al giorno, ogni giorno, prima che Bartleboom e la sua amata si incontrassero. Una settimana di un giugno fiorentino, assolato e caldo. Bastò per farsi una promessa, che mantenemmo un anno dopo.
E nel mezzo, ancora lettere. Ancora giorno per giorno. La mattina lei arrivava in ufficio e una lettera l'aspettava. La sera Bartleboom attendeva la risposta.
Immaginate ci sia qualcosa di più prezioso in casa nostra di quel pacco di fogli ora stampati, salvati e messi in ordine?
Perchè la donna amata da Bartleboom di mestiere archivia le parole.
Cos'altro poteva fare?

Buone notizie

Abbiamo comprato cuffietta e ciabattine da bordo vasca. Se il fratellino minore non si mette nel mezzo, domenica si va in piscina.

mercoledì 13 febbraio 2008

Distrarsi

Uno non riesce a pensarci fino in fondo. Voglio dire, in senso realistico. Ad una cosa come la gravidanza.
Io vedo questa pancia, in giro per casa, e non riesco ad immaginare come possa uscirne davvero una creatura. Eppure l'ho anche già visto, sono stato testimone diretto, ci potete credere. Ma non sono cose a cui puoi credere, neanche quando avvengono.
Una piccola creatura, avvolta dentro quel fagotto protettivo, che sente i rumori intorno, che percepisce le cose, che gusta i sapori. E non riesci a pensare a quel momento in cui la creatura farà il suo ingresso nel mondo di qua. Non riesci a pensarlo, perchè ti sembra impossibile che funzioni davvero, che sia tutto programmato perchè accada così. Che i software centrali siano tutti collegati, per coordinare ormoni, placenta, testa, braccine, muscoli pelvici, fiato, spinte, sangue, calore, ossigeno. Se c'è un programmatore, deve essere un genio.
Quante miliardi di volte sarà già successo? Eppure sembra incredibile accada di nuovo.
Va bene, adesso smetto per qualche ora di pensare alla sala parto. C'è qualche partita stasera in tv?

martedì 12 febbraio 2008

Sospesi

Vivo un tempo sospeso. Come se questi giorni fossero avvolti da ovatta. I rumori attutiti, le cose meno pesanti, i profili arrotondati, il tempo dilatato.
Anche i libri non scorrono come sempre, le preoccupazioni quotidiane sembrano più futili.
Quello che succede in questi giorni lo sento come un intermezzo. Si vive in quel lembo di terra fra il prima e il dopo. Sguardi addolciti, a preparare quello che verrà.
Una vigilia di natale.

lunedì 11 febbraio 2008

Palinsesti

Con tutto che hanno Putin, media e televisioni asserviti al potere, democrazia inesistente, corruzione: comunque ieri, in prima serata, il principale canale russo trasmetteva un programma dedicato alla poesia, condotto e recitato da una famosa attrice russa.
Per dire.

Nun se po fa'

Bonino no, Binetti si, Di Pietro anche. Ripetere e mandare a memoria (prendo in prestito da Elena).

Disillusioni

Siamo andati a prendere informazioni per portare l'ometto in piscina. Domenica mattina c'è la balneazione nella vasca piccola. Abbiamo portato anche lui, per fargli vedere com'è. Il problema è che si stava già spogliando per entrare in acqua. Urla e pianti per portarlo via. Non capiva che si deve fare la tessera, e non abbiamo ancora la cuffia. Dettagli insignificanti per un pesciolino.

domenica 10 febbraio 2008

Se po fa'

Più che l'inizio di una campagna elettorale, sembrava una delle sue lezioni sulla bella politica. Se vuoi vincere le elezioni mi sa che serve a poco, ma se basta perdere con classe, è perfetto.
La cosa che rimane in mente è lo sfondo del paesaggio umbro.

venerdì 8 febbraio 2008

Panoramica

Elena stasera certamente si risparmia il salotto politico in tv, il film al cinema magari è già iniziato. Stella si è goduta la sua tribù di famiglia, e ha in bocca ancora gli ultimi sapori di Napoli. Fiamma a Roma, ha fatto pace con la città. La immagino, uno sguardo sereno e pieno.
Mio fratello fa esperimenti di convivenza, ma domenica ci troviamo tutti dai miei. E' diventato l'idolo di mio figlio. Ed io mi chiedo perchè non sono mai riuscito ad essere il suo.
Francesco invece continuerà a chiedersi perchè non gli telefono mai.
Jituska probabilmente si godrà una delle sue prime notti tranquille, dopo due anni a consolare le insonnie del suo piccolino.
Renate forse è di turno di notte in ospedale, anestetizzerà pazienti e dolori. Penserà a Venezia, magari.
L'ometto dopo una giornata faticosa, senza sonno, ha ceduto alla stanchezza prima di cena. Ora dorme stropicciando l'orecchio di sua mamma. Chissà cosa fa quel ranocchietto dentro la pancia, chissà se immagina com'è qui fuori.
Silvia, chissà se legge, auguri per il tuo compleanno.
Gabriella certo che legge, e ascolta. Ascolta da dio, lei. E accoglie. I miei dubbi e i miei errori.
Ed io sono qui. Inadeguato a tutto questo. Felice e stupefatto.

Permettersi una vita

Nell'edizione fiorentina della Repubblica oggi c'è un lungo articolo scritto dalla madre di una bambina di 12 anni nata prematura, e oggi disabile. Si inserisce nel dibattito sulla rianimazione dei bambini prematuri, con l'autorevolezza e la semplicità di chi vive questa situazione sulla propria pelle da anni. I dibattiti in Italia si nutrono sempre di astrazioni, chi parla di diritto alla vita, di origine della vita, si può permettere quasi sempre di non dover affrontare le conseguenze pratiche derivate dalla propria dottrina e dalle convinzioni della propria coscienza. Quanto è facile così!
"Chiunque voglia intervenire nel dibattito deve chiedersi se questo paese si può permettere un tale argomento. Siamo preparati a far crescere i nostri bambini nati prematuri o a termine, sani o disabili, senza barriere non architettoniche ma culturali? Ci sono nel nostro paese oggi le condizioni culturali e sociali perchè si possa insegnare a "potersi permettere" di avere dei disabili, o questo avviene com'è stato per noi nella sofferenza?
Oggi le cose stanno in modo tale che decidere se è giusto rianimare o no è in fondo un problema di altri. E' solo di coloro che ne subiranno direttamente o indirettamente le conseguenze, non è un problema della società, è un problema dei singoli.
Chiunque voglia interventire su questi argomenti si ricordi prima di aprire bocca di pensare a quanto è fortunato per non aver mai provato fino in fondo la sofferenza fantastica, profonda, continua, irripetibile di aver un figlio disabile."

giovedì 7 febbraio 2008

Sensibile alle doglie

Siamo ormai nella fase in cui il marito sobbalza ad ogni sospiro appena più pesante percepito nell'altra metà del letto. Ad ogni sbuffo d'affanno, ad ogni accenno di lamento.
Siamo nel periodo in cui si drizzano le orecchie per captare ogni segnale. "Ci sarebbe da prendere la camicia da notte aperta, nell'armadio in alto. E poi scegliere quale valigetta". Oddio, che vuol dire, senti qualcosa?
E poi ripassi mentalmente. C'è abbastanza benzina nella macchina? La ricarica del cellulare? La macchina fotografica, meglio di no.
Non è che sono nervoso. In fondo ci sono già passato.
In fondo.

Non scherziamo

Ieri sera tutti e tre nel lettone, a giocherellare con la scelta del nome. Quale ti piace di più? E lui ti guarda, fra lo scettico e l'ironico. Sembra dire: "Mica farete sul serio?"

martedì 5 febbraio 2008

Di stelle io ne vedo

Non sapevo di incontrarvi. Pensavo fosse un cammino in solitaria.
Non avevo fatto i conti con questa compagnia viaggiante, con questi incontri stupefacenti.
Con voi, che vivete eppure lontano. Che viaggiate anche tanto. E che scrivete di voi, come io scrivo di me.
E' il noi, quello di cui non sapevo l'esistenza, qui. E che si forma giorno per giorno, incontro per incontro. Parola per parola. Pensiero per pensiero.
E Milano, Roma, Napoli, New York, Udine, chissà che altro. Vi incontro dove andate, dove siete.
Qui a Sesto Fiorentino, vedete un po' che piccolo posto in confronto, vedo luci sparse dall'alto della terrazza di casa mia. Qualcuna anche vostra, mi sorprendo a immaginare.

Noi siamo piccoli, ma cresceremo...

Quando uno affronta la seconda gravidanza in famiglia in meno di tre anni, una qualche cultura in materia se la fa. Ad esempio si viene a sapere che per calcolare le curve di crescita dei nostri bambini si sono finora utilizzate le medie di crescita dei bambini rilevate negli Stati Uniti negli anni '70. Avete presente quel paese pieno di bambini obesi e iperproteinici?
In pratica per valutare se il vostro bambino cresce in modo sufficiente, il parametro usato è Michael Moore da piccolo.
Dunque se vi dicono che vostro figlio è piccolo, non dategli retta.

Anche qui si fa endorsement

lunedì 4 febbraio 2008

L'urgenza della lettura

Nella piazza centrale della nostra piccola città ci sono da tempo le giostre. Ma oggi l’ometto ha deviato il suo consueto percorso fino al trenino, ha scartato di lato e si è diretto, con la perentoria camminata che solo gli ometti sanno avere, verso la strada adiacente. Esattamente verso la libreria, dove da poco ha scoperto il luogo in cui sono esposti gli scaffali coi libri per bambini. Siamo usciti con tre libriccini di tutto rispetto: “Pingu resta a casa”, “Il coniglio Giulio impara a nuotare” e “La Pimpa e Totò il pesce volante”. La mamma è bravissima la sera a leggere queste storie.L’unico guaio sono state le porte di vetro all’ingresso della libreria. L’ometto, nel suo slancio letterario ci ha cozzato prima che il babbo riuscisse a fermarlo. Ne è venuto fuori un bernoccolo. Ma ci hanno pensato Pingu, il coniglio Giulio e il pesce Totò a tirargli su il morale.

domenica 3 febbraio 2008

Domenica di pioggia

Armati di stivalini di gomma e ombrello, tutte le pozzanghere erano nostre. Casa, edicola in piazza del Comune, casa. Uno spasso.

sabato 2 febbraio 2008

Le case di Novy Svet

Io non ti ho riconosciuta subito. Avevi capelli lunghi e riccioli indomabili, all’inizio. Firenze era solo nostra.
Il tempo di strapparci la pelle di dosso, di morderci affannati. Il tempo di diventare esperti di amarezze e precipitose incomprensioni.
E poi lacrime inconsolate e sorrisi inadeguati. Sguardi bassi, alla ricerca di un niente da salvare, di un conto da saldare. Ingenui rimorsi d’amore perso.
Il prezzo lo pagammo tutto, a sangue.
Ora guardarsi da lontano restituisce decoro a giorni orfani e dimenticati.

Io non conosco strade del ritorno. Qui l’acciottolato di questa via maestra, che sale al Castello, sembra possedere l’unica verità del mondo. L’unica casa che sento mia.
Non m’importa di Kafka che vive nel vicolo d’oro. Non penso neanche a Hrabal che si ubriaca da U Pinkasu, e scrive a Aprilina. La sento mia, questa città madre che sfodera gli artigli.
Salgo al Castello, il fiato si ingrassa di nebbia.
Voglio Novy Svet, cerco la quiete degli intonaci pastello delle case del quartiere degli artisti. Le vie silenziose, aperte, che osservano Praga dall’alto.
Ora sono qui, in questa città che assopisce i miei rancori, che cura le ferite. Sono qui a costruire parole su ricordi incerti, a posare mattoni per una dimora nuova.
Sono le cinque di mattina. La nebbia copre la Vltava.
Solo quassù, le guglie di San Vito sembrano aver aperto uno squarcio nel cielo. Un azzurro impalpabile. E rosa tenue, le case di Novy Svet.

venerdì 1 febbraio 2008

I rimedi della nonna (quella lèttone)

Miele messo a macerare su una cipolla per una giornata intera. L'ometto, con grande coraggio e sprezzo del pericolo, ne ha preso un cucchiaino colmo. Si dichiara guerra aperta alla tosse.