lunedì 31 marzo 2008

Incantesimi

C'erano margherite a perdita d'occhio, ai giardini della Zambra. E il castello delle meraviglie, per tuffi meravigliosi sopra morbida gommapiuma e palline colorate. Scivolate altissime da mancare il fiato. E profumo di vita.

venerdì 28 marzo 2008

Ripartenze

Domani altro viaggio a Roma, a riaccompagnare i nonni lèttoni. Con le valigie piene di salamini, parmigiano, limoncello. Per le mozzarelle abbiamo soprasseduto.
Se riesco a trovare "La danza di Natasha" in tempo, me lo porto dietro.

Attese

Non ci sono sconti per gesti che si attendono. Solo tempo che passa. Tempo che passa. Tempo.

mercoledì 26 marzo 2008

Farsi la pelle dura

E’ il distacco, la mattina all’ingresso dell’asilo, che ci fa scendere lacrimoni di disperazione. Ormai d'abitudine. Se mai ci si può abituare, alla disperazione.
Poi ci sono i giochi, le pitture con l’orzo, le forme di plastilina, le maracas coi chicchi di riso nei flaconcini di plastica. E la stanza morbida, coi materassi a farci le capriole e la vasca con le palline per i tuffi. Poi il primo si, il secondo no, il pane si, il contorno no. E mamma che torna, e le si può mostrare tutte le cose fatte prendendola per mano, gli angoli dei giochi, i libri da rimettere a posto, tutto il giallo, il rosso, l'azzurro che le lacrime della mattina avevano nascosto. Non si vorrebbe più andare via.

Gli usignoli di Mala Strana

Mala Strana è una città a se stante, nel grande e fantasioso corpo di Praga. E' un quartiere che sente di avere dignità di città per sé. E’ il quartiere che porta a Hradcany, al Castello, che ospita i giardini più belli, Petrin, Valdstein. E’ il luogo in cui si formano i racconti più coinvolgenti ambientati a Praga. Jan Neruda è il suo primo cantore, è lo scrittore da cui prende avvio la letteratura ceca moderna. E Mala Strana è il suo quartiere, la sua casa.
Sul Petrin cantano gli usignoli. Gli abitanti di Mala Strana affermano che gli usignoli cantano solo nel loro quartiere. Nella città vecchia, Stare Mesto, non conoscono canto di uccello. A Stare Mesto si scrive la storia, ma a Mala Strana si scrive poesia.
Si lascia il cuore a Mala Strana, perché è quello che ti chiede quando ci entri, quando varchi la soglia sinistra del Ponte Carlo e ti lasci alle spalle la Vltava.
“La Mala Strana ha in sé qualcosa di silenzioso, dignitoso, antiquato, diremmo quasi assonnato”. Così scrive Jan Neruda. Così si ama questa città.

martedì 25 marzo 2008

Un ombrello di fiori

Come va il negozio di fiori? Ieri pensavo di passare, e chiederti un consiglio, per vestire di colori questo giorno. Pensavo ad un mazzo di fiori con fiocchi di sorrisi a legarlo, di quelli che sai fare tu. Sarebbe un bellissimo mazzo, da portare per strada, tenerlo stretto e, combattendo la vergogna per un gesto così impudico, metterlo ben in mostra. Ripararsi dalla pioggia, volendo.

Ultimora

A Istanbul sembra sia bel tempo, e il cielo pieno di stelle e sorrisi. Quelli che ci mancano tanto.

L'ostentazione della conversione

Che è un fatto privato e personale, ci mancherebbe. Nessuno lo mette in dubbio, a San Pietro. A quell’ora di punta.

lunedì 24 marzo 2008

Tre sentieri per il lago

...soltanto che le cose vere non succedono mai, o succedono troppo tardi.
Ingeborg Bachmann

venerdì 21 marzo 2008

Dialogo

Ma questo bel segnalibro per la festa del papà l'hai fatto proprio tu, all'asilo? Grazie, è bellissimo!
Sorriso.
Hai visto quanto piange Daniele? Non gli va di essere cambiato, proprio come facevi tu.
Sorriso.
Allora, andiamo a fare le bolle di sapone?
Sorriso doppio.

mercoledì 19 marzo 2008

In treno

Non si dovrebbe ascoltare Ginevra Di Marco in treno. Perchè poi il viaggio inevitabilmente si dilata, si prende i suoi spazi, allunga i respiri, cambia gli orizzonti.
E poi questa campagna fra Toscana e Lazio, questo verde brillante quasi irreale dei campi, questo bruno profondo dei terreni arati, queste distese pronte ad un imminente, prepotente risveglio.
Non si finisce di ringraziare per le parole che vengono in soccorso. E non si finisce di implorare parole che si nascondono, per descrivere questi momenti di mezzo, questo viaggiare per rincontrarsi, queste attese fatte per essere riempite, e per rinnovarsi poco dopo. Stagioni di vita, baci e ferite, sorrisi caldi e poi grani di sale a bruciare gli occhi di nuova nostalgia.
Ma questa è ancora vigilia, è ancora attesa di abbracci. Stasera porto a casa due nuovi nonni per un cucciolo appena nato, un padre e una madre per una donna coraggiosa e che sa fare i conti con le distanze e le assenze.
Bello che nell'ultima parte del loro lungo viaggio li accompagni questa campagna, questi orizzonti di luce e terra, questo preludio di colori prima degli abbracci a casa, questo rincorrersi meraviglioso di onde di prati e boschi, questo cielo generoso di sfumature.
E me, che assisto a questi ritorni e a questi nuovi addii, io che ne ho vissuti così tanti sulla mia pelle, quella bruciante sensazione di vivere in un paradiso che sai ti verrà strappato dalle mani pochi giorni dopo, la soffocante certezza di non poter vivere senza. Le braccia, che così tanto avevano stretto, ora inesorabilmente inerti.
Anche il giorno degli addii questa campagna sarà qui ad accompagnarci, profili smussati e morbidi ad accogliere spigoli di dolore, a lenire malinconie conosciute, ad offrire colori di speranza, a preparare, in fondo, a nuovi viaggi. Ad altre stagioni.

martedì 18 marzo 2008

Un viaggio per pensare

Domani a Roma in treno, a prendere i nonni che arrivano dalla Lettonia. Stasera faccio cartella: ipod, qualcosa di dolce da mangiare, "La casa del felice ritorno" di Leena Lander da finire di leggere.
Sarà il primo momento di intervallo da pannolini e ninne nanne, corse a fare la spesa, ufficio, faccende. Il primo momento in cui potrò prendermi il lusso di riflettere, di ripensare, di rifare il punto, di chiudere gli occhi e pensare da una media distanza, di tempo e di spazio, a quello che sta succedendo a casa mia. E prendere appunti, che un momento così chissà quando mi ricapita.

Schiacciatine

Dovevate vederci, ieri pomeriggio, io e l'ometto. Di ritorno dalla panetteria, a piedi verso casa, impettiti e fieri, con le nostre schiacciatine in mano. Un morso e un sorriso, un morso e un sorriso, un morso e un sorriso. E poi a boccaperta a guardare passare i treni.

domenica 16 marzo 2008

Le cose importanti

Sono in arretrato di un sacco di lettere. Di telefonate. Di polvere posata sui mobili. Sono in arretrato di numerose parole non dette. Pensieri spesi male. Verbi non coniugati.
Si perde il senso del tempo, da queste parti. Quando la vita prende il sopravvento, quando gli eventi materiali si riducono al mangiare e al dormire, al piangere e al consolare. Si ritorna uomini nelle grotte, alle prese con gli istinti naturali, con le semplici necessità. Stupende, elementari regole di vita.
Mi faccio accompagnare da scarsa musica, e qualche pagina, nei ritagli del tempo sopravvissuto. Ho tenuto per mano Marina, mentre mi raccontava l'amore per Sonecka. E ogni tanto qualcosa di Jan Neruda, per far lampeggiare ancora Praga dentro i miei occhi.
Sussurri e grida, filastrocche e ghirigori sensa senso, il suono quotidiano. E acqua a scaldare.
Ho fatto perdere molte tracce di me, cosa di cui ho particolare abilità e inconfessabile piacere. Resto appeso alle poche persone del cui calore mi avvolgo, delle cui parole sono debitore e appassionato cultore. In rete e senza rete. Le persone amiche che passano di qui, e quelle che fluttuano intorno a casa mia, in numero anche minore.
Tutto mi è indispensabile e amabile, ogni parola che arriva da lontano, che percorre un tragitto per raggiungermi. Metto l'acqua per il tè Gabriella, e poi ti aspetto, un altro nipotino da presentarti.
Pasticcini per voi, Elena, Stella, Fiamma, Maria Angela? E tu Irene, che preferisci? Fai un salto anche tu Claudia? Oggi offro io.

venerdì 14 marzo 2008

Radio Free Europe

Un pomeriggio di sole buono, che filtra dalla terrazza. Il più piccolo che ciuccia al seno e dorme, l'ometto che sgranocchia biscotti e gira per il salotto. Noi due che ci godiamo questo squarcio di tranquillità guardando vecchi videoclip degli anni '80. Riannodiamo i fili della nostra gioventù, vissuta a migliaia di chilometri di distanza, oltre una cortina di ferro, ma con quella musica di plastica, innocente e leggera, a farci da colonna sonora. Anche nella vecchia URSS si portavano i jeans stretti e si ascoltavano i Curiosity Killed the Cat. Non so, ma è un pensiero che mi conforta.

giovedì 13 marzo 2008

Cedimenti

Lo so che non dovrei prenderti in braccio ogni volta che piangi. Ma quel profumo di latte e di vaniglia che emana dalla tua pelle...

martedì 11 marzo 2008

Esperimenti di fratellanza

Quando il piccolo cucciolo piange, l'ometto gli si avvicina perplesso, gli carezza la testa, qualche volta gli tocca l'orecchio, o gli prende la mano. Ieri che piangeva in modo inconsolabile, gli ha posato nella culla un suo giocattolo. Quando si dice che conta il gesto. Conta tanto.

domenica 9 marzo 2008

Il mio Terzani

Come si suol dire, io Terzani lo leggevo quando ancora non era "Terzani". Forse perchè era fiorentino, perchè era in qualche modo un fiorentino tipico, andato a cercare fortuna lontano, lui dipendente della Olivetti che un giorno decide di diventare un giornalista e scrivere dall'Asia per un settimanale tedesco, cos'altro di più universale, di più pazzo?
Leggevo Terzani quando era un giornalista che calpestava con i suoi piedi umani, molto umani, i paesi che visitava e raccontava. Quando era un giornalista che esprimeva le proprie idee, e le sapeva poi cambiare, quando si accorgeva che le cose che credeva erano in realtà diverse.
Questo ultimo libro uscito, una raccolta di vecchi reportage dalla Cambogia, forse il paese che ha più amato, lo restituisce al suo vero ruolo, di esploratore di eventi e di narratore di persone. E' bello rivedere una copertina di un suo libro, con la sua foto da "giovane" giornalista, con quello sguardo avido di cose, e i baffi scuri a nascondere quel sorriso ferocemente ironico. Da fiorentino del mondo.

sabato 8 marzo 2008

Notti

Stanotte è stata la prima notte in bianco della tua vita. Questa volta è stato per il mal di pancia, fra un po' di anni saranno altri motivi, magari un male d'amore, o un esame da superare. Neppure allora forse ti renderai bene conto che non sei solo, che c'è chi queste notti ti ha tenuto in braccio, e in quelle future ti stringerà nel pensiero, e nelle parole che vorrai ascoltare.

venerdì 7 marzo 2008

Tutta questa vita

Io guardo tutta questa vita che mi gira intorno. E trovo difficile spiegarmi come è accaduta. So che c'è, e che uno fa i conti, giorno per giorno, con le proprie capacità. Di assecondarla questa vita, che giusto questo puoi fare. Mettersi lì ad ascoltare i respiri, a guardare questi corpi che si muovono, questi occhi che parlano, a tradurre tutti questi versi d'amore. Se mai c'è una traduzione.
E provare a camminarci intorno, a questa montagna di emozioni.

giovedì 6 marzo 2008

Cose che si imparano

Solo quando arriva il secondo, capisci quanto era facile quando ne avevi solo uno, di figlio.

mercoledì 5 marzo 2008

lunedì 3 marzo 2008

Pausa da attore

Prima allunga quel collettino rugoso da tartaruga, e poi comincia a fare le facce. Stupore, broncio, rabbia, perplessità, sorpresa, naso arricciato, soddisfazione. Una sequela di espressioni nell'arco di un minuto, quante neppure Robert De Niro all'Actor's Studio.
Poi ritrae il collo da tartaruga e si rimette a mangiare. Si riparte.