mercoledì 30 aprile 2008

Riti serali

Eppure basta poco. L'abitudine del gioco di buttare le bottiglie di plastica nel contenitore sotto casa, la sera dopo cena. Strizzargli l'occhio e dirgli che ha fatto un buon lavoro.
Promettersi una corsa fino alla fine della strada.
E battere le mani prima di saltare sul letto a fare capriole. Battere sempre le mani prima di saltare.

martedì 29 aprile 2008

Lo scialle di lana

Sarebbe bello se gli ometti avessero una vecchia njanja, di quelle ancora capaci di fare il segno della croce sul capo del bambino per assegnargli un imperituro alone di protezione.
Sarebbe bello. Una vecchia balia, o una nonna, con le rughe profonde e le spalle cariche di anni e di fatiche. Quell'anello forte che teneva insieme le famiglie contadine di un tempo.
La mia balia veniva dalle Marche, aveva mani rugose e forti, ansimava dall'asma e nel finale del suo respiro teneva sempre dentro una raccomandazione da spendere. Mi nutriva ogni giorno a tagliatelle fatte in casa. Senza che io potessi mai soddisfare completamente la sua voglia di vedermi ingrassare.
Oggi nonne efficientissime e dalla pelle liscia, non conoscono rimedi naturali, se non quelli post moderni da erboristeria del centro. Hanno da tempo posato il vecchio scialle di lana ricevuto in eredità. Sprizzano giovinezza ad ogni passo e guidano la macchina. Corrono al ritmo di ogni prezioso minuto. Ci assomigliano, inesorabilmente.
Eppure una vecchia njanja, che tagli ancora il pane accostandolo al petto e riavvolga il filo del canto di qualche vecchia nenia d'infanzia. Che sappia schioccare con la lingua una sentenza proverbiale, di quelle che ti inchiodano alla saggezza degli anni. Che dono inestimabile per un bambino di oggi.
Che storia del mondo saprebbe raccontare. Solchi nel viso di perduta eloquenza.

Aspettando che spiova

Una pioggierella triste anche da queste parti.
Poi i fucili ancora caldi. Da chiedersi cosa vogliano ancora, di più.
Un'amara risata "all'armi son tassisti".
Un pensiero da salvare: un tè alla vaniglia oggi pomeriggio mentre sfoglio il libro sulle lingue baltiche, alla ricerca delle traccie che dal lettone e dal lituano portano fino su a questa unica famiglia che siamo. Indoeuropei. Senza permessi di soggiorno.
Mentre là fuori si erigono muri e ci si pensa estranei al prossimo.
Goccia a goccia, prendersi tutta questa pioggia.
E tenere al riparo i due ometti, aspettando che spiova.

lunedì 28 aprile 2008

Všechno nejlepší k narozeninám

Il tuo compleanno me lo ricordo sempre, anche se in tutti i nostri anni insieme, ormai passati da un bel po', fatti di continui viaggi, incontri, addii e ritorni, e nuove partenze, non lo abbiamo quasi mai festeggiato insieme. E le ricordo ancora, tutte le cartoline spedite, i biglietti d'auguri e le telefonate dalle cabine. Non era ancora un amore dei tempi di Skype.
Adesso c'è anche il tuo piccolo Jozifek, che in questi giorni spenge le sue due candeline. Chissà se siete andati a passeggiare nei boschi intorno a Opočno, in questi giorni di festa. Gli scoiattoli sugli alberi del bosco nel Castello li ricordo bene. La meraviglia nello sguardo di tuo figlio, mentre li osserva, la immagino come la mia.
Di quei giorni di un tempo.

Fuggevole e prezioso

Oggi pomeriggio mi riservo un'oretta di libertà, prima della riunione di direzione della mia Associazione. Se mi accoglie un po' di sole, faccio un giro in centro: piazza della Signoria, piazza Duomo, un gelato, libreria Edison o Martelli, secondo l'uzzolo del momento.
Si coglie un attimo di tempo libero.

Vaniglia e mirtilli

E' stato un weekend di parole nuove (adesso ne abbiamo cinque in vocabolario). Mentre il ranocchietto comincia a spalancare gli occhi e a interessarsi appassionatamente del mondo.
La sera poi affacciato alla finestra, a scrutare i bordi del deserto del Negev.
Fatto scorta di tè alla vaniglia e di infuso di ciliegia e mirtillo.
Preso "Il testamento francese" (grazie Fiamma).
Come dire, pronti anche per il prossimo ponte lungo.

giovedì 24 aprile 2008

Fuga su ali ripelline

"Ma tutto questo è delirio, nebbia di un'inventiva malata, robaccia da untori. Perché, come il poeta Karel Toman afferma, "l'unica legge è germogliare e crescere, – crescere nella tempesta e nelle intemperie – a dispetto di tutto". E dunque: alla malora gli arúspici e le puttanesche sibille. Non avrà fine la fascinazione, la vita di Praga. Svaniranno in un bàratro i precursori, i monatti. Ed io forse vi ritornerò. Certo che vi ritornerò. In una bettola di Malá Strana, ombre della mia giovinezza, stappate una bottiglia di Mělník. Andrò a Praga, non ci daremo per vinti. Fatti forza, resisti. Non ci resta altro che percorrere insieme il lunghissimo, chapliniano cammino della speranza."

Ecco, oggi è il mio turno di tirar fuori un piccolo sorso di Ripellino, e berlo d'un fiato.

mercoledì 23 aprile 2008

Il treno della sera per Viareggio

Stasera io e l'ometto siamo usciti e abbiamo portato via la spazzatura. Avevamo bisogno di buttare via anche un po' di tristezza e di tensione. Di questi giorni complicati e affannati.
Lui si è divertito a gettare le bottiglie accartocciate dentro la campana della plastica. Poi abbiamo preso la stradina che porta alla stazione. Nella massicciata vicino ai binari c'erano tre gattini neri che ci guardavano incuriositi. Un elicottero volteggiava sulle nostre teste.
E poi alla stazione abbiamo visto passare i treni. Attenzione, allontanarsi dalla linea gialla. Questo avviso dall'altoparlante ci fa sempre ridere di gusto.
Si è fermato il treno diretto a Viareggio. Pochi vagoni, poche persone dentro. Una ragazza è scesa, il suo amore gli è corso incontro.
Poi i vagoni si sono mossi, portandosi dietro il nostro saluto. Aaoo, aaoo.
I tre gattini ci aspettavano. Ancora lì, sulla via del ritorno a casa.
Poi un abbraccio in ascensore. Senza sapere chi ne avesse più bisogno.

martedì 22 aprile 2008

I rumori, e il Negev

Sono qua a Tel Kedar, in questo piccolo insediamento ai bordi del deserto del Negev. E come Theo, provo questo sguardo lucido e distaccato. Intorno l'attività frenetica di tutti i giorni, ed io, questa capacità improvvisa di isolare i rumori, lo sgocciolio del rubinetto, il motore del frigo che cessa d'improvviso, la porta che cigola. Fare il giro delle stanze, controllare che le porte siano chiuse, mettere ordine nelle mensole della cucina, riporre gli oggetti dispersi per casa.
E la luce che filtra dalla finestra. Uscire in terrazza a respirare a pieni polmoni. Ci vorrebbe un uadi, per fermare lo sguardo. E una pioggia improvvisa, che serva a riempirlo. O il rumore di uno stambecco, dal deserto.

Tac!

“Poi, un giorno, succede che si rompe qualcosa, nel cuore del gran marchingegno fantastico, tac, senza nessuna ragione, si rompe d'improvviso e tu rimani lì, senza capire come mai tutta quella favolosa storia non ce l'hai più addosso, ma davanti, come fosse la follia di un altro, e quell'altro sei tu. Tac.
Alle volte basta un niente. Anche solo una domanda che affiora.
Basta quello.” (A.B.)

venerdì 18 aprile 2008

Intagli

Oggi mi prende voglia di legno. C'è questo bel tronco di faggio odoroso, che aspetta da tempo di essere scolpito. Trucioli di parole che svolazzano nell'aria.
Servirebbe imparare l'intaglio a coltello, per definire i contorni come si deve. E descrivere le curve di questa storia che ogni tanto mi ritorna in testa. Di fronte agli occhi.
Magari Stella mi insegni, a tirar fuori questa noce tenera a forza di colpi di scalpello.

Shiny Happy People

Abbiamo tutti bisogno di una Regeneration.

giovedì 17 aprile 2008

Singer e il suono dei Kokles

Riga è una ben strana, sorprendente città. Ha angoli di Scandinavia, e scorci di villaggi russi.
C'è la vecchina che da anni, ogni giorno, d'estate e d'inverno, danza sulle note di musiche immaginarie, vestita di pizzi e merletti, all'angolo di Kaļķu iela, la via più modaiola e ormai semi italianizzata della città.
Ogni giorno, ma solo d'estate naturalmente, dei simil Briatore denoantri espongono occhiali scuri e sorrisi da squali, seduti ai tavolini del bar Capri, di fronte all'acquario dove scorrono le bellezze locali. Per me l'acquario invece sono loro, a volte mi metto a fissarli con interesse da etologo, fauna nostrana di rara imbecillità. Il peggior made in Italy che esportiamo.
Poi me ne vado nella parte "scandinava", il quadrilatero dei parchi cittadini, in pieno centro città. E lì mi confondo a guardare le enormi differenze sociali, le giovani donne in carriera, perfettamente occidentali nel loro vestire, sensualmente dell'est nel loro camminare. E le babushkas agli angoli dei parchi, che vendono fiori, cipolle, e gli altri rari frutti dei loro piccoli orti.
Intorno è tutto un verde smisurato, e stordente.
Mi ricordo le pagine dell'ultimo libro che ho letto, in una panchina dentro quel verde, la scorsa estate. Era "Il certificato", di Singer. Nello spiazzo accanto alla mia panchina c'era un concerto di sei musiciste lettoni, in vestiti tradizionali, che suonavano musiche popolari con il kokle.
Il vento e i suoni di quegli strumenti a corde. A occhi chiusi, li sento ancora.

Progressi

Ieri mattina per la prima volta l'ometto non ha pianto al momento del distacco, giunti all'asilo. E' entrato nella stanza grande, dove c'erano già molti bambini, che si sono voltati e vedendolo, per la prima volta senza lacrime, gli hanno fatto un applauso.
Lui li ha ripagati, a fine mattinata, salutando con un "ao". Il vocabolario si è arricchito di una terza parola..

mercoledì 16 aprile 2008

Cose semplici

Si, le cose semplici. Come dice Fiamma.
I libri innanzi tutto.
Adesso sono immerso nella ballata di Iza, questi personaggi descritti in punta di pennino, linee nette di inchiostro. Queste atmosfere della Szabo, algide e compresse, e sotto la lastra di ghiaccio vapori e passioni che premono per uscire.
E poi i primi sguardi del ranocchietto, che intuisce che intorno a lui c'è davvero un mondo. E lo saluta coi suoi primi muuughh.
Sbaciucchiare quelle gotine morbide di latte.
E le lotte sul lettone con l'ometto, la sera.
Questo tiepido e timido sole.
Un pomeriggio tutto da immaginare.
Tè alle foglie di menta.
Chiacchierare con mia moglie.

martedì 15 aprile 2008

Se mi rilasso..

In tutta sincerità. Io dopo i risultati delle elezioni ho cercato di provare una sana, profonda, netta indignazione. Ho cercato di provare la voglia di uscire in piazza, di vedere se c'era già in programma qualche girotondo, qualche manifestazione. Ho pensato, vado a Roma per il 25 aprile, o al concerto del I maggio, tutti a cantare Bella ciao. Ancora una volta.
Eppure, sono desolato, sento che tutta questa indignazione non mi viene. Mi hanno sfiancato tutti questi anni. E poi ormai come fai ad indignarti per uno che governa quasi ininterrottamente da 14 anni (però il successo della Lega fa sempre paura).
E poi Ivan dice che siamo diventati un paese moderno, che c'è da esserne contenti. E io un po' sarei tentato di credergli anche.
Sarà che ho letto troppo il Foglio nei tempi addietro. Sarà che frequento troppo i blog terzisti e snob di Sofri e Bordone. Sarà che invecchio.
Stasera Bandabardò appalla nell'iPod. Vediamo se mi smuove qualcosa.

Nella disgrazia

Se non altro c'è un effetto-fratellanza. Siamo tutti qui che saltiamo da un blog ad un altro, che ci confortiamo coi commenti, che scegliamo mete esotiche dove fuggire, che sfoghiamo la rabbia, che ci spieghiamo il perchè senza capire il perchè.
Ci sentiamo tutti un po' più vicini, ci vogliamo tutti un po' più bene.
E poi qui in Toscana, c'è posto, se volete... La Scandinavia d'Italia, come dice Michele Serra.

Non lasciarsi andare

I primi sondaggi del dopo elezioni ci danno già in recupero...
E poi volete mettere quante elezioni amministrative vinceremo, e i girotondi, e i comici, la satira, i giudici, le gaffes, le corna, Flores d'Arcais e Micromega, il Consiglio dei Ministri il lunedi sera a cena ad Arcore, e Guzzanti che imita Tremonti.
Ecco, fosse solo per Guzzanti che imita Tremonti!

L'Italia spiegata a mia moglie

Mia moglie mi guarda incredula da ieri pomeriggio. Continua a ripetermi: ma come fate?
Da quando è in Italia ha già visto Berlusconi vincere due elezioni politiche. Io le ho detto che è fortunata, si è almeno risparmiata la prima. E lei continua a spalancare gli occhi, a scuotere la testa e sospira: com'è possibile?
Ho farfugliato qualche spiegazione, l'eredità del governo Prodi, la disaffezione, la nascita del Pd, il poco tempo a disposizione, l'elettorato italiano da sempre di centrodestra.
Poi le ho detto la verità. Questo Paese vota Berlusconi perchè nella sua maggioranza assomiglia a lui. E vorrebbe essere lui. E lo vota proprio perchè lo conosce benissimo.

lunedì 14 aprile 2008

La migliore

Il 2013 sarà un anno formidabile.
(Wittgenstein)

Un cerchio alla testa

Lo dicevo prima, al caffè Petulia. Sarà una giornata lunghissima, e io ho già un cerchio alla testa.... Se ci fosse il sole oggi pomeriggio si potrebbe andare ai giardini con gli ometti. Ma poi lo so, come dice Damiano, si cerca ogni volta di stare alla larga da televisioni e programmi elettorali e poi si finisce per...

domenica 13 aprile 2008

Mattinata elettorale

A Sesto Fiorentino si vota la mattina presto. E' una consuetudine, in questo Comune fra i più di sinistra della rossa Toscana. L'elettore di sinistra si sa in genere è appassionato, generoso, in certi casi, sempre più rari in effetti, addirittura entusiasta.
Per arrivare al seggio percorro la via degli alberi, una passeggiata di pochi minuti. Devo passare infatti da un vialetto circondato da prati e siepi, che poi immette in un piccolo giardino, e attraversata una strada, si apre il parco della Villa di San Lorenzo, dove è situato il mio seggio. In questa domenica mattina di rugiada e pioggierella impalpabile, passeggiare in tutto questo verde, appena brillante, mi ha messo di buon umore. Neppure i sondaggi a scalfirlo.
Domani sarà un altro giorno, intanto mi godo quest'ultimo squarcio di aria fresca.

sabato 12 aprile 2008

Ora d'aria

Diluviava ieri sera, nella mia ora d'aria. Una cena fuori con una piccolissima cerchia di amici, quelli di un tempo, e quelli di sempre.
A scherzare sui difetti, a prendersi in giro. A instistere con S., perchè apra un bel blog, pieno di filosofia e delle sue esperienze di insegnante. Non potreste vedere il suo sorriso buono e timido, ma leggere cose belle e profonde.
A lasciare per una volta tranquilla la ragazza ricciolina che mi sedeva accanto (non ho fatto troppi sarcarsmi vero? Divento più vecchio e più buono, con l'età).
Tanti sarcasmi invece avete fatto voi parlando del mio blog, "e te lo immagini lui mentre scrive questo, e quest'altro, e mentre commenta quest'altro ancora, e che piacione..".
E poi due chiacchiere in macchina con la mia amica del cuore, per finire la serata. Due chiacchiere lunghe un'ora e un tempo che ci mancava. Ci mancava moltissimo. E le parole che tornavano a ricucire ricordi e ad assemblare i giorni di oggi. Dove tu ci sei sempre, e sei sempre la sola con cui certe parole vengono fuori.
Poi un sms di Stella, perchè ci si preoccupa sempre un po', ma con misura che sappiamo ne basta un po'. E poi salgo in casa, e quel fagottino di quattro chili a letto dormicchia e ciuccia accanto a sua mamma. Un sonno felice mi prende.

venerdì 11 aprile 2008

Immaginario

Stamani la fioraia dispensa sorrisi a chili. Sarà per contrastare questo cielo plumbeo e incombente. Le ho proposto di volare via fino a toccare i tetti di Mala Strana. E poi raggiungere il vicolo d'oro, entrare di soppiatto nella casa che fu di Kafka. E poi alchimie di petali di rosa e gocce di arancio, a ricucire cuori infranti. Il suo mestiere, d'altra parte.

giovedì 10 aprile 2008

Zakuski e kvas, prego

L'ha saputo scrivere molto bene Gabrilu, come sempre. Che bella però questa "Danza di Natasha", dico anch'io. Solo la "Storia della Russia" del Gitermann mi aveva dato le stesse sensazioni, di viverci dentro, in qualche modo.
A Mosca, a Mosca, davai! Stasera mentre cullo il piccolino..

Categorie

Si imparano sempre cose nuove. Sembra che i neonati si dividano in tre categorie. Quelli a bassa richiesta, che fanno 6 poppate al giorno e dormono per il resto del tempo. Poi ci sono quelli a media richiesta, che appunto stanno nel mezzo, e infine quelli ad alta richiesta, che mangiano fino a dodici poppate al giorno e dormono molto poco (dei rompiballe insomma).
Bene, a noi ci sono venuti per due volte di fila neonati rompiballe.
Saperlo non è propriamente una consolazione, ma aiuta ad affrontare il proprio destino.

mercoledì 9 aprile 2008

Blunotte

Sarà il non dormire abbastanza, sarà la primavera che arriva e non arriva. Sarà Dell'Utri e la resistenza, saranno i fucili, sarà che il bonus bebè, sarà la Bce che non si capisce cosa fa. Sarà la torcia spenta. Le allodole che aspettiamo che cantino.
Sarà che i mendicanti devono stare in piedi, in questa città. Sarà che con tutti questi cambiamenti, mi ritrovo lo stesso candidato PD al senato che c'era quindici anni fa (e lo stesso futuro premier se è per questo). Sarà che mi sento stanco.
Ma non mi sembra un mondo per ometti.

martedì 8 aprile 2008

Ricorrenza

Io e l'ometto stasera, seduti davanti al pc, a mangiarci una panna cotta al cioccolato. Per festeggiare il fratellino piccolo che ha raggiunto i 4 kg. Tutte le occasioni sono buone. Buonissime

lunedì 7 aprile 2008

Il tuo abbraccio

Io lo so che ci sono cose che vorresti dire. E tante che non sai nemmeno pensare. Parole ancora da imparare. Sensazioni da tradurre.
Emozioni che ti agitano dentro, insicurezze che non sapevi. Novità che non immaginavi. Tutto così grande, tutto così veloce, da sembrare imprendibile a volte.
Io lo so che a volte non rispondo come vorresti, come avresti bisogno. Che c'è un grande rumore di fondo, e attenzioni a scalare. Momenti vuoti, eppure densi di cose da fare.
Io lo so che non tutto è facile, e il difficile è spiegartelo.
E il tuo abbraccio, silenzioso, stanchi e ancora mezzi bagnati dopo la piscina, mi ha sorpreso impreparato. L'ho accolto come si accoglie la neve. Anche io per una volta senza parole.
Imperfetto, si. E senza parole.

Insensibili

Ieri in macchina i due omettini strillavano e piangevano così forte, la loro prima alleanza. Noi due ci siamo guardati e poi ci siamo messi a ridere. Tecniche di sopravvivenza.

domenica 6 aprile 2008

Ancora così piccolo

In piscina oggi c'erano un pallone e tavolette a forma di animali. Ovviamente la tartaruga era quella preferita. Siamo arrivati presto, ancora non avevano aperto i cancelli. E mi faceva tenerezza vederlo corricchiare e saltare dal muretto. Non capivo se era per il già grande, o per l'ancora così piccolo. Fieri di noi due però, e così complici stamattina.
Oggi era già attratto dalla vasca grande, dove gli adulti nuotavano nelle corsie. Gliel'ho detto che c'è un tempo per tutto. Ora i tuffi, con le braccia del babbo ad aspettarlo. Domani senza, ad occhi aperti però.

sabato 5 aprile 2008

Risate color arancio

Questo parco pieno di bambini e circondato da siepi sempreverdi. Quel giorno che ti dissi addio non aveva gli stessi colori. Mi ricordo il verde scuro bottiglia di questo vialetto ombroso accanto, una panchina fredda anche in pieno luglio. Le parole di pietra, sassi freddi che scendono nello stomaco.
Oggi questo luogo risuona di giallo sole e arancio risate. Seguo il mio ometto che si arrampica sullo scivolo grande, e fa il percorso di guerra, poi si butta per niente timoroso sulle onde lunghe che planano a terra.
Quel giorno di luglio non ricordo bambini. Ricordo a malapena quell'afa dopo la pioggia, e un sole che riseccava tutto, come le nostre gole.
Oggi qui c'è un ometto che corre a perdifiato, e quel suo piccolo fratellino che dorme nella carrozzina sotto il vialetto alberato. Monte Morello ancora là, dritto sopra le nostre teste, a sorvegliarci dovessimo perdere la strada, l'umore, la palla colorata.
Fatti prendere, e scivola via e ridi ancora forte, ometto. Una vita ancora piena, questo non lo immaginavo in quel luglio di pioggie calde e lacrime amare.
E queste risate color arancio a risuonare intorno.

Un cerbiatto nel monte degli aromi

E' vigilia di Pesakh nello shetl di Voronkov quando nasce l'amore fra Shimek e la bella Buzi. Una vigilia di Pesakh di rara bellezza.
Lekhah dodi, ani ledodi vedodi li - Vieni mio caro, io sono tua e tu sei mio. Shimek si immagina le parole del Cantico dei Cantici fra le labbra di Buzi, che lo chiama a sè.
E il loro amore, il loro infelice amore, si colora delle parole e dei suoni del Cantico dei Cantici biblico, il cantico meraviglioso per gli ebrei, il cantico dell'amore terreno finito nel Libro chissà come e perchè. Buzi incarna la bellissima Shulamit del Cantico biblico, e Shimek, come nel Cantico, fuggirà dalla sua amata, secondo il suo destino. Fuggi mio amato, e sii come un capriolo, o come un cerbiatto nel monte degli aromi.
Ecco, un cerbiatto nel monte degli aromi. Se uno deve rinunciare al proprio amore, che almeno il suo destino sia quello di un cerbiatto nel monte degli aromi.

giovedì 3 aprile 2008

Rientri

Babbooo, babboooo, babboooo!!!!!
Parcheggio la vespa sotto casa, alzo gli occhi, lassù in cima in terrazza, l'ometto che grida. Cinque piani sopra.
Arrivo, arrivo. Di corsa arrivo!

mercoledì 2 aprile 2008

Il giorno che finisce

L'oro si è fatto sangue.
Sholem Aleykhem

Piazza della Signoria, la mattina presto

Diversi anni fa mi è capitato di lavorare al Comune di Firenze. Facevo carte d'identità e cose del genere, mi ero specializzato nei certificati storici. Facevo bellissimi estratti di nascita.
Ci trovai anche una fidanzata, in quel tempo. Ci baciavamo di nascosto salendo sui soppalchi che custodivano i libroni con gli atti di nascita dei fiorentini di fine '800 e dei primi del '900. Libroni affascinanti, atti di nascita scritti con grafie antiche e bellissime, svolazzanti. Belli anche i baci, peraltro.
Come molti altri dipendenti del Comune di Firenze, avevo il privilegio di lavorare in un posto che si chiama Palazzo Vecchio, indirizzo piazza della Signoria.
E il ricordo più bello di quell'anno (baci a parte) era quando arrivavo la mattina prima delle 8 in una piazza della Signoria ancora deserta, tranne qualche sparuta comitiva di giapponesi, già in disciplinata fila e al passo veloce.
Quando uscivo dall'angolo di via Calzaiuoli e si apriva la piazza, vedevo in fondo la Loggia dei Lanzi, il Perseo, e accanto alla porta principale di Palazzo Vecchio, il David che sembrava solo aspettarti.
Poi dopo arriva gente di ogni sorta, la piazza diventa il solito luogo sovraffollato, e Palazzo Vecchio si riempie. La vita di tutti i giorni insomma.
Eppure c'era il ricordo di quella piazza mattutina, spoglia e imbarazzante nella sua nuda, muta bellezza. Da lasciare a bocca aperta anche noi inaciditi fiorentini. E tu Gabriella, che la vedi ancora così ogni mattina, ti fa sempre lo stesso effetto?

martedì 1 aprile 2008

A teatro

A quest'ora l'ometto si starà vestendo. La mamma oggi gli mette i pantaloni di velluto. Bisogna essere eleganti, perchè stamani con l'asilo si va a teatro. Si va a vedere Pinocchio. Il gatto e la volpe, la fata turchina, la balena, mangiafuoco e tutto il resto.
Il suo primo spettacolo a teatro, le prime maschere, le prime scene. E io qui, a pensarlo. Emozionato.

Un pomeriggio con la mia amica

Ieri pomeriggio un salto in centro, a trovare la mia amica del cuore, a curiosare insieme in libreria. Piazza della Signoria piena di gente, polizia, telecamere, Napolitano in visita a Palazzo Vecchio. Il solito grullo che chiede informazioni per entrare dentro alla lettura della Costituzione. Ma è per inviti, allora che cosa scrivono "lettura pubblica"? Dovrebbero scrivere lettura pubblica ad inviti!
In bocca resta il sapore buono delle nostre chiacchiere, e la piazza, il cielo di Firenze, sgombro dalle Freccie tricolori, finalmente.
Freccie di sole, per noi e basta. Bello.