lunedì 29 dicembre 2008

Voglia di Riga

Sembrava un tempo sospeso, sotto un cielo ovattato.
I vialetti del parco di un colore ramato, un pavimento di foglie appassite. Alcuni bambini davano da mangiare alle oche sulla riva del canale.
Pochi turisti assistevano al cambio della guardia, sotto il monumento alla Libertà. Un'orchestrina jazz sul ponte sopra il canale intonava "When the Saints go marchin' in".
Attendevamo la neve.
Un'acqua lieve, si increspava appena nel tragitto fin sotto il teatro dell'Opera.
La Daugava ghiacciata, si intuiva appena, qualche centinaio di metri lontana.
La neve sarebbe venuta a sera, in grandi fiocchi. Eravamo già in Pardaugava, mentre le vecchie case di legno e le foreste di betulle ai margini della strada si imbiancavano.
Sul tardi uscimmo di nuovo, non ricordo per quale futile ragione. Ma non c'è mai una sola ragione per uscire, quando fuori nevica. Lo scopo, vero e nascosto, era fare un angelo, tuffandosi sulla neve ormai morbida e dolce.
Ci ritagliavamo un ultimo istante da bambini.

mercoledì 24 dicembre 2008

Pensiero di vigilia

Sotto l'albero stasera, mentre gli ometti dormono e i pacchetti già li aspettano al risveglio, voglio lasciare un solo pensiero, per Giuseppe e i suoi genitori. Che la speranza di trovare, sotto l'albero della ricerca, il dono tanto atteso si realizzi.
E poi per quelle persone, davvero di buona volontà, che lavorano al Centro Malattie Metaboliche dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

sabato 20 dicembre 2008

Preparativi


In lèttone si chiamano Piparkukas. Sono i biscotti alla cannella e zenzero tipici del nord europa. Una delle tradizioni del natale baltico.
Sono fatti con un impasto di burro, uova, farina, miele, cannella, cardamomo, zenzero, chiodi di garofano, noce moscata.
L'ometto quest'anno si è messo d'impegno ad aiutare la mamma, con risultati direi lusinghieri (anche se la mamma ad un certo punto stava per perdere la pazienza, in mezzo a tutta quella farina e agli stampini per ritagliare i biscotti).
Mentre il forno cuoce i biscotti, la casa si impregna degli odori di tutte queste spezie. Per noi questo è l'odore del natale.

giovedì 18 dicembre 2008

Come quando volavano le cicogne

Il ginecologo di mia moglie l'avresti potuto definire un tipo "alternativo". Intanto per il nome, Tony Andrès, a cui si accoppiava poi un cognome tipicamente fiorentino, Innocenti.
E poi per il lungo codino con cui teneva raccolti i capelli (ve lo figurate un ginecologo così?).
Ma anche per le eclatanti e grasse risate che si potevano sentire stando in sala d'attesa, dietro la porta del suo studio, mentre visitava qualche paziente.
In ambulatorio poi la radio era sempre accesa ad alto volume, e poteva capitare che mentre ti mostrava con l'ecografo i piedini e le braccine di tuo figlio dentro la pancia, sentivi dagli altoparlanti cantare Anastacia o i Beach Boys.
E' stato quello che ci ha presentato gli ometti, quando nuotavano ancora nella pancia della loro mamma. E che ci ha accompagnato in tutti quei mesi, che ci ha resi sicuri e lievi.
Un medico con le palle, in realtà questo era. Di quelli bravi davvero. Capace di sdrammatizzare in ogni momento, ma che si faceva serio e spaccava il capello quando necessario. Teneva uno studio a Firenze, ma aveva scelto di lavorare in un piccolo ospedale sulla costa tirrenica, dove poter far nascere i figli come sapeva far lui, non secondo le esigenze da catena di montaggio di una grande clinica.
Teneva nella massima considerazione i diritti delle donne, le loro esigenze, la difesa del loro corpo sempre ed in ogni caso. Aveva scritto anche diversi libri sull'argomento.
Sabato mattina all'alba lo hanno chiamato a casa, dal suo ospedale. C'era da fare un cesareo urgente ad una sua paziente.
Ci si potrebbe trovare anche una terribile logica, facendo uno sforzo sovrumano, in tutto quello che è successo. La mattinata piovosa, lui che corre in auto per arrivare il prima possibile in ospedale, l'asfalto scivoloso, l'auto che sbanda, va fuori strada, si capovolge tre volte.
In ospedale intanto i suoi colleghi eseguono il cesareo, salvano bambino e mamma. Non riusciranno a salvare lui, che arriva lì poco dopo, in fin di vita.
Aveva 49 anni, Tony Andrès. Una risata portentosa ed una generosità inarrestabile. E poi una umanità straripante.
Oggi ci sono un sacco di donne e di coppie che lo piangono. Noi fra queste, come uno di famiglia. Che in fondo, questo era.

martedì 16 dicembre 2008

Sere così

Ieri sera dopo le nove uscivo di casa per andare a comprare, alla farmacia notturna, per i miei ometti malati l'antibiotico appena prescritto dal pediatra venuto a casa.
Sotto una pioggia fitta e scura e le strade lucide d'acqua, il mio paese assomigliava ad una pagina di Simenon. Poi gli addobbi di natale nella piazza centrale hanno trasformato un po' tutto in un'atmosfera alla Dickens. Con il mio cuore piccino, ogni volta che si ammalano.

giovedì 11 dicembre 2008

Una resina calda

Nella Riga vecchia, di fronte alla Casa delle Teste Nere, si può vedere questo simbolo, inscritto sulla piazza dove si affaccia anche il nuovo palazzo municipale. E' il segno che vuol ricordare il primo albero di natale, o per meglio dire il primo albero decorato, che secondo varie fonti sembra sia stato eretto proprio a Riga, in quel punto, nell'anno 1510. L'ottagono riporta alla base di ogni lato una iscrizione, in otto lingue diverse, che testimonia l'origine baltica di questa tradizione.
Una tradizione di origine pagana quindi, come tutte le tradizioni e le feste lèttoni. Questa dell'albero voleva, in particolare, che si terminasse con un grande rogo, per festeggiare il solstizio d'inverno.
Si dice che il primo albero nel 1510 fosse stato decorato con fiori di carta e bruciato dopo una cerimonia.
L'albero più bello che ricordo è proprio quello che ho visto a Riga, il primo natale che ho passato lì. Un piccolo abete, nel salotto di una casa di campagna, decorato solo con tante candeline di cera accese, che facevano un fuoco dolce e vivissimo. Mentre la resina si scaldava e il suo odore riempiva la stanza. Della neve fuori non serve che ne parli, riempiva gli occhi come panna montata.
Come il ricordo di quella casa, che non c'è più, ci riempie ancora il cuore.

martedì 9 dicembre 2008

"Ak eglite, ak eglite.."

Ma babbo, ora è dicembre?
La risposta affermativa sottintende, per l'ometto, il fatto che è giunto il tempo di fare l'albero di natale.
E così ieri sera, mentre dalla finestra calava un'ombra lattiginosa, di nebbia e brina, ci siamo messi all'opera. La musica era appropriata all'evento, canzoni di natale soprattutto lèttoni, ché ci danno l'impressione di sentire il passo soffice della neve sui tappeti del salotto. Imperversava "Ak eglite" (Oh, albero), la versione lèttone di Oh Tannembaum.
Fabio aiutava con grande impegno. Prima abbiamo messo le luci, quindi abbiamo cominciato ad appendere gli addobbi sui rami. C'erano i 24 libriccini con le storie di natale, e poi le renne di panno, gli orsetti, i sacchettini. I filamenti rossi e luccicanti non li abbiamo messi quest'anno: una questione di sobrietà, ma soprattutto un senso più genuino e semplice.
L'ometto era molto soddisfatto dell'opera svolta, tanto che continuava a cambiare posto ai libriccini e alle renne per prolungare quel senso di euforia artistica.
Intanto Daniele impazziva di gioia a gattonare e arrampicarsi in mezzo alle scatole di cartone.
Insomma, qui da noi è proprio impossibile passarci sopra quest'anno alle tradizioni di natale. E' il tempo degli ometti, giusto così.

sabato 6 dicembre 2008

Il pane di ieri

In mezzo a una confusione frustrante, in una libreria che si riempie solo vicino a Natale, ho incrociato la lunga barba candida di Enzo Bianchi, posata su uno scaffale.
E nella quarta di copertina il ricordo di sua madre che ogni mattina poggiava sulla tavola il pane del giorno precedente, insieme al sale e all'olio. Per testimoniare cos'era stata la grazia dei giorni passati, ché in famiglia la tenessero bene a mente.
A me è bastato quel titolo, stampato sotto la faccia buona del priore di Bose, per sentirne il sapore. E poi che consolazione scappare via da quel resto di giostra.

venerdì 5 dicembre 2008

Hypnotique

Sì, ecco. Son qui a fare i conti con le consuete debolezze.
Passasse almeno nell'aria quel profumo di gocce di fragola, mescolato con il buon caldo che fa la cucina mentre il forno è acceso. Un rosso sulla tavola, insieme a noci da schiacciare, e miele d'acacia che cola sopra.
Sguardi da incontrare, e silenzi di piccole cose. Quelli di sempre.
Mentre fuori non fa altro che scuro. Che ci si potrebbe perdere dentro.

giovedì 4 dicembre 2008

No comment

L'altro giorno all'asilo i quaranta chili di Steve sono piombati, con irruente affetto, sull'ometto.
Ne siamo venuti fuori con un bernoccolo in fronte e un pianto sommesso, da nascondere agli altri.
E poi quando gli si chiedeva com'era andata, lui si rifugiava in un silenzio pieno di riservatezza.
Non son cose che si raccontano.