sabato 27 giugno 2009

Profumo di zucchero

A Gabicce mi ci portavano in vacanza i miei, che avevo sei, sette anni. Erano i tempi dei mondiali del '74, quelli di Beckenbauer e Gerd Muller. Di Chinaglia che mandava a quel paese Ferruccio Valcareggi. Io me li ricordo, c'era la televisione nella sala dell'albergo. Più tedeschi che italiani, a quei tempi, i turisti.
E adesso mi piace l'idea di portarci i miei figli, nello stesso albergo, oggi più moderno, rifatto, ma sempre con la sensazione di stare in un posto familiare.
Gabicce è un piccolo paese sull'adriatico, dove finisce la Romagna e iniziano le Marche. Della costa romagnola ha tutto, la parlata, le piadine ovunque, la professionalità e il senso degli affari. Delle Marche ha la generosità e la dolcezza, quel senso di accoglienza calda che non si paga in moneta.
Ci sono state nuvole sparse, e lampi di sole da abbracciare. Ci sono stati i bagni nel mare, e onde da saltare, e balli serali al ritmo di canzoncine per bambini. Castelli di sabbia da costruire nei pomeriggi di sole, e gite in bicicletta fino a Cattolica, passando per il porto con le barche dei pescatori e il profumo di zucchero del banchino che cuoce i croccanti alle mandorle e alle nocciole, che attirava tanto l'ometto.
Per Fabio è stata forse la prima vacanza di cui serberà davvero un ricordo. Per Daniele il primo assaggio della sabbia, con quei piedini timorosi che affondano i primi passi su quel suolo insolito. Noi due a rincorrerli per ogni dove, a mangiare strozzati per stargli dietro mentre scappavano dalla sala pranzo, ad abbracciarli con gli occhi per ogni tuffo in acqua, per ogni meraviglia carpìta nel loro sguardo, per ogni gelato che si disfaceva fra il mento e la maglietta.
Nelle sere esauste, dalla camera che guardava il mare, leggevo "Il capo delle tempeste" di Nina Berberova. E poi qualche racconto di Cechov, come un vino dolce che chiude una cena in famiglia.

Men at work

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mercoledì 24 giugno 2009

Stanotte

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Si accendono fuochi intorno ai boschi di Valka. E anche lungo la strada provinciale per Bauska.
E' un orizzonte di caldo arancione, appena ambrato di fumo e betulle, quello che si vede dalle fattorie di Auri, di fronte alle immense distese pianeggianti. Tutta Zemgale profuma di gelsomino e fiori di tiglio.
E quella sabbia finissima di Jurmala si illumina di pire fiammeggianti, mentre il mar Baltico ondeggia di un grigio intenso, spezzato qua e là da tenui pennellate di sole serale.
In spiaggia si taglia il pane a fette con il formaggio al cumino preparato per l'occasione, e i boccali di birra già schiumanti. E donne con corone di fiori sul capo cantano canzoni di Ligo.
E lo stesso succede in ogni fattoria nella campagna lettone, in ogni piccolo giardino di Riga, fra le torri medievali di Sigulda, sulle rive dei piccoli specchi d'acqua di Latglale.
Un intero Paese fa festa e celebra il solstizio d'estate stanotte, notte di San Giovanni.

venerdì 19 giugno 2009

Vacanza

La famiglia Bartleboom parte per il mare. Giusto una settimana.
Gli ometti zompettano per la felicità.
Noi, bè, insomma, in fondo, anche..

giovedì 18 giugno 2009

C'è proprio crisi


In Lettonia, alla chiusura dei lavori primaverili del Parlamento, per la prima volta dopo 18 anni, i deputati per risparmiare denaro pubblico non hanno celebrato la festa di Ligo (il rituale festeggiamento per il solstizio d'estate).
Dunque niente birra e niente formaggio al cumino per gli onorevoli parlamentari.

martedì 16 giugno 2009

Contare i giorni

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Mancano quattro giorni prima di andare al mare. L'ometto attende con trepidazione.

lunedì 15 giugno 2009

Vette inesplorate

Non so se avete presenti quegli enormi scivoli gonfiabili, alti come una casa di tre piani, che si trovano in genere nelle fiere e nelle feste dell'Unità. Alla festa dell'Unità (pardon, del PD) di Sesto in questi giorni c'è una di queste grandi strutture gonfiabili. Una scaletta a corde, tipo ascensione in montagna, permette di raggiungere la vetta dello scivolo gigante. Mi sono reso conto che era così gigante e alto quando ci ho visto in cima l'ometto.
Io e mia moglie ci siamo guardati titubanti, non siamo abituati a vedere nostro figlio a venti metri d'altezza lontano da noi. Poi lui si è messo a sedere in cima a quell'altissimo scivolo, ha accennato un sorriso e si è lanciato. In quel breve secondo ci si è mozzato il fiato.
Finchè lui è rispuntato alla fine della discesa, con gli occhi scintillanti di gioia: "Questo è un bellissimo gioco!!"

domenica 14 giugno 2009

Tevzemei un brivibai*

X
Il 14 giugno del 1941 15400 cittadini lèttoni, di cui 3750 bambini, venivano deportati in Siberia dagli agenti della NKDV e dall'esercito russo, che appena un anno prima aveva occupato la Lettonia. Nel corso del 1941 sarebbero stati oltre 30.000 i lèttoni deportati.
Oggi, sotto un cielo gonfio di pioggia, i lèttoni hanno ricordato, come di consueto, il giorno più nero della loro storia posando mazzi di fiori sotto il monumento alla libertà in pieno centro di Riga.
A Riga il prossimo Sindaco sarà con tutta probabilità un esponente del partito filorusso. I lèttoni si dividono sempre in una infinità di piccoli partiti, mentre la comunità russa locale, che a Riga è praticamente la metà della popolazione, vota pressochè compatta. E alle elezioni amministrative che si sono svolte la scorsa settimana, il risultato è stato chiaro. Il prossimo sindaco sarà un filorusso e già si sentono propositi di riportare l'uso della lingua russa negli uffici pubblici alla pari del lèttone, per non discriminare quella parte di popolazione russofona che si ostina a rifiutare di parlare lèttone in un Paese oggi libero e membro della Comunità Europea, e che dai russi ha sofferto un'occupazione durata cinquanta anni.
Ecco, il fatto è che io provo infinita tenerezza per questi lèttoni, cosi tenaci eppure così ingenui. Anche solo per questo, me ne sono innamorato.


* Per la patria e la libertà

martedì 9 giugno 2009

Incastri

L'ometto oggi ha festeggiato il suo compleanno portando all'asilo pizzette e succo di frutta per i piccoli compagni di classe. 
Sembra che gli amichetti gli abbiano cantato la canzoncina di auguri, ma l'ometto è troppo riservato per raccontare la cronaca della giornata. A casa lo aspettava per regalo un puzzle gigante di quelli da distendere sul pavimento, la sua passione del momento.
Io intanto penso a che Paese si troverà di fronte fra qualche anno. Guardo il sorriso semplice e sincero di Debora, qui sotto, il suo modo di dire le cose, diretto e preciso, e non riesco ad essere abbastanza cinico da non lasciarmene conquistare.
Intanto, mentre i nonni lèttoni telefonano per fare gli auguri, oggi a Riga si è riunito il governo per trovare al più presto 500 milioni di lats (circa 750 milioni di euro) per non far cadere la Lettonia in bancarotta, ammesso che già non lo sia. Anche lì l'unica cosa che pensano di fare è ridurre i salari minini e le pensioni, che sono già da fame. Insomma, neppure emigrare nell'altra patria sarebbe una grande idea. 
Allora si ritorna lì, alla faccia pulita e alle idee, semplicemente democratiche, di Debora. Sembra lo stesso sorriso entusiasta che ha mio figlio, di fronte ad un puzzle più grande di lui.

domenica 7 giugno 2009

Donne lèttoni in Europa

Intanto dalle prime proiezioni in Lettonia hanno vinto due donne, Sandra Kalniete e Inese Vaidere, che dovrebbero aver conquistato due seggi nel Parlamento Europeo per il partito dell'Unione Civica. Di Sandra Kalniete, che è una scrittrice, avevo scritto qui un po' di tempo fa. Inese Vaidere era già deputata al Parlamento europeo.
La brutta notizia è che il secondo partito è diventato quello dei "filorussi", il che mette un po' di angoscia. Comunque Giulietto Chiesa, a quanto sembra, non dovrebbe aver conquistato il seggio.
Non sapevate che Giulietto Chiesa era candidato in Lettonia per il partito filorusso, nostalgico dei tempi sovietici? Bè, ora lo sapete.

giovedì 4 giugno 2009

Junijs

XX

In Lettonia già si stanno preparando per la notte più breve dell'anno.
XX

lunedì 1 giugno 2009

Alla scoperta del cocomero

Sono già arrivate tracce di estate. Almeno sulla faccia di Daniele, che ieri aveva tutto il viso impiastricciato di cocomero, e un'espressione di beatitudine, come chi ha appena scoperto una gioia della vita. La stessa espressione che aveva la sera prima, in terrazza, mentre  si sgranocchiava con i suoi sette dentini un cetriolo fresco.
Intanto la mamma preparava i barattoli di zemeņu zapte (confettura di fragole). In cucina si sentiva un profumo intenso di fragole, mentre l'ometto grande si gustava la schiuma rosea uscita appena dalla pentola.