martedì 28 luglio 2009

Una storia noiosa


Me ne sto in terrazza, in una sera che finalmente si rabbuia e rinfresca appena, e rileggo una ennesima volta "Una storia noiosa" di Cechov, mentre uno spicchio di luna si colora di un arancione morbido e lentamente scivola via dietro le colline nere della val d'Elsa, lontane.
C'è questa enorme distesa di luci delle città intorno a Firenze, che si accendono davanti alla mia terrazza ogni sera. E ogni tanto un aereo lampeggia mentre si prepara ad atterrare a Peretola.
E stanotte, una volta ancora, il vecchio luminare, l'illustre professor Nikolaj Stepanovic parla con Katja, sua figlioccia adottiva, e cerca di dirle che sta morendo. E lei che non ascolta, che non capisce, e che vorrebbe da lui un'ultima parola, sapere che fare della propria, inconcludente vita. Mentre l'unica cosa che il vecchio professore riesce ad offrirle è invitarla a fare colazione insieme. Non c'è nient'altro che lui possa fare, che chiunque altro possa fare. Non proprio una cosa da niente, accompagnare la desolazione altrui con la propria.
Quando i critici letterari si occupano di "Una storia noiosa" salta sempe fuori l'accostamento con "La morte di Ivan Il'ic" di Tolstoj, due uomini illustri e famosi, per quanto diversi fra loro, che affrontano gli ultimi mesi di vita. Quello di Tolstoj è un capolavoro, una miniatura perfetta, un'icona dorata. C'è lo smarrimento, l'angoscia, la solitudine, ma infine anche la soluzione salvifica, il ravvedimento, la speranza.
La penna algida di Cechov, invece, non consente perdono. Ognuno è solo con il proprio destino, ognuno deve fare i conti con il proprio fallimento, con quella intraducibile pošlost’ di cui parla Nabokov, la mediocrità, un'esistenza intrisa di false illusioni e grettezza. Solo l'infinita ironia, la leggerezza, il disincanto, leniscono l'amarezza dei personaggi cechoviani. E li rendono insuperabili.
Cechov è così, non offre consolazioni, né facili vie d'uscita. Racconta vite come luci che lampeggiano notte dopo notte, con sforzi che paiono assurdi. E notte dopo notte, impietosamente si spengono al sopraggiungere di una nuova, estranea alba. Inutili e miserevoli nella loro strenue debolezza.
Però che incanto quel suo saperle raccontare per come sono, quelle esistenze. Una fredda, impalpabile poesia.

lunedì 27 luglio 2009

New Wave 2009

Dunque, domani sera comincia il festival "New Wave" a Jurmala, il luogo di villeggiatura balneare più famoso della Lettonia, a pochi chilometri da Riga.
Il "New Wave" è un festival di canzoni per artisti emergenti, ci partecipano soprattutto cantanti dell'est europeo, ma ci sono anche francesi e italiani. Lo organizzano i russi, ma si svolge in Lettonia, probabilmente perché da sempre il mar Baltico, e in particolare Jurmala, è la spiaggia preferita dai russi. E' molto seguito e popolare da quelle parti.
Ma il piatto forte di tutta la settimana in cui dura "New Wave" è la partecipazione delle maggiori star della canzone melodica e pop russa, sostanzialmente delle cariatidi. Però fanno scena e sono buffe da vedere, da Alla Pugaceva (la vera star della canzone russa che si porta sempre dietro il suo sposino Maksim Galkin, che sembra sempre più giovane e spiumato) a Valerij Leontiev, da Nikolaj Baskov (una persecuzione quella sua acconciatura bionda fissata con lo stucco) a Filip Kirkhorov (che basta vederlo per capire, giuro). Il trionfo del kitsch in salsa russa.
L'anno scorso successe una specie di crisi diplomatica, perché il presentatore (russo) si mise a prendere in giro l'inno lèttone. Si arrivò quasi alla guerra. Quest'anno hanno promesso di stare più attenti.

venerdì 24 luglio 2009

Kristine

In questi giorni Kristine, una carissima amica di mia moglie, è venuta a trovarci. L'ometto si diverte un mondo con lei. Ma lui si ostina a non volerle parlare in lèttone. Pensa che siccome sua madre lo capisce anche se parla in italiano, tutti gli altri lèttoni possano fare altrettanto.
E poi si vergogna, anche se conosce ormai bene anche questa lingua e la potrebbe parlare senza problemi.
Noi in compenso abbiamo trovato una babysitter fantastica. Stasera, che è il suo onomastico (anche in Lettonia è il giorno di Kristine) la portiamo all'Aqaba, a mangiare un sacco di cose buone.

martedì 21 luglio 2009

How long to sing this song

Matteo Bordone ha scritto il post definitivo sugli U2.
Ci sono cose che finiscono, basta farsene una ragione.
Io, figuriamoci, sono rimasto al bootleg del concerto di Dublino, la notte di Capodanno del 1989, che mi feci registrando la diretta alla radio.
MLK, Bad, A sort of homecoming, Running to stand still, New year's day... Quella roba là, insomma.
Il muro di Berlino era appena crollato. E loro, quella notte, era come se ci cantassero sopra.

lunedì 20 luglio 2009

Meet me tonight in Atlantic City

Perché quando il Boss scende da queste parti, io e il mio amico, fratello di una vita, rispondiamo al richiamo. Da venticinque anni a questa parte.

giovedì 16 luglio 2009

mercoledì 15 luglio 2009

Estate profonda

E' troppo caldo persino per scrivere.
In una gelateria, oggi pomeriggio, in via Calzaiuoli la commessa mi parlava in inglese. Io le ho chiesto "vorrei un gelato" e lei "which tastes?". E poi "scusa, sai con tutti questi turisti, e con questo caldo che dà alla testa.."
In piazza Duomo una giovane coppia probabilmente inglese spingeva due passeggini. I due piccolini sopra, dormivano. Avevano le guance rosso fuoco, ed un espressione desolata sul viso.
Il centro di Firenze, durante i giorni di estate profonda, è una gabbia di fuoco. E uno si domanda sempre come possa comunque conservare la sua bellezza.
Io passo di fronte a Santa Maria del Fiore senza neppure avere la forza di alzare lo sguardo. Vedo la gente fare la fila per entrare in Duomo, e i capannelli di turisti di fronte alla porta del Ghiberti al Battistero.
Poi scappo via.
Stanotte in terrazza cerco di recuperare una qualche traccia di vento, mentre leggo le "Tre sorelle" di Cechov. Ci fosse almeno anche qui, un piccolo bosco di betulle, un fiume, un campo che sappia di rugiada la mattina presto.

domenica 12 luglio 2009

Cose d'estate

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Nelle campagne intorno a Bauskas in questi giorni sono fioriti i campi di papavero.

Foto da Diena.lv, Agentura AFI autore Valdas Kalniņas

giovedì 9 luglio 2009

Le torte di nonna Papera

Il tesoro si trovava in cantina.
In realtà era una specie di tavernetta che però i miei nonni usavano ormai come cantina per tenerci tutte le cose che facevano parte dell'arredamento del bar che possedevano un tempo. Una stanza grande e umida, piena fino all'inverosimile di cose passate. Al centro c'era un tavolo da ping pong, su cui erano ammonticchiate cianfrusaglie, sedie, vassoi, quadri con la pubblicità del Campari. Poi in un angolo un camino con una cucina a legna. Accanto una vetrinetta dove erano conservati i servizi di bicchieri, le tazze e diverse bottiglie: mi ricordo ancora il Vov, la Vecchia Romagna, l'amaro Petrus. Alle pareti numerosi scaffali, dove mio nonno teneva riviste, giornali, i gialli Mondadori e soprattutto fumetti: Zagor, Tex, Diabolik.
In un angolo però il vero tesoro. Quattro, cinque, grandi scatoloni con dentro innumerevoli giornalini di Topolino.
Era il mio tesoro. Letti, riletti, straletti, e con un sacco di macchie di nutella sopra. Alla fine mi appassionavo anche alle pagine con la pubblicità, tipo quella del fornetto per fare piccoli dolci. Uno ce l'aveva mia cugina, in certi pomeriggi lunghi e noiosi finivamo per sfornare orrende e sciapissime focaccette.
Ma i pomeriggi della mia infanzia valdarnese erano soprattutto pieni di loro, Paperino, la Banda Bassotti, Pluto, Paperoga, quei saccenti di Qui Quo Qua, l'immaginifico Eta Beta, il decino di zio Paperone, le torte di nonna Papera. Che paradiso doveva essere un posto dove si potevano magiare le torte di nonna Papera!
Da qualche giorno, complice un DVD di Walt Disney, l'ometto ha cominciato ad appassionarsi a questi personaggi. E ora non fa altro che chiedermi di guardare Paperino, Topolino, Pluto. Abbiamo persino cominciato a saccheggiare quella incredibile e ricchissima cantina che oggi si chiama Youtube.
Domenica comunque ho deciso. Quando vado in edicola a comprare il giornale gli prendo pure Topolino. Perchè esce ancora di domenica Topolino vero? Mica hanno chiuso pure quello?

martedì 7 luglio 2009

Midsummer

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E' tutto un susseguirsi di celebrazioni per l'inizio dell'estate nell'est europeo. Questa foto racconta quella che si è svolta ieri sera in Bielorussia, a Turau nella regione di Gomel, a 270 km da Minsk.
Gli ingredienti sono i soliti: acqua, fuoco, corone di fiori, canzoni tradizionali, un sole che al crepuscolo resta attaccato per un tempo infinito al filo dell'orizzonte.
E un bel po' di magia.

domenica 5 luglio 2009

Risvegli

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Stamattina alle 4 c'era un'alba così, in Lettonia.

Da Diena, autore Vilis Bleikss

Quell'inverno del '53

Quell'inverno del '53 si nascose nella dacia di campagna del suo amico Semën Lipkin.
Avevano da poco pubblicato il suo ultimo lavoro, ma già Bubennov sulla Pravda aveva dato il via ad una serie di articoli di fuoco contro il suo romanzo. L'aria si faceva minacciosa. I primi segnali di una nuova ondata antisemita si delineavano già all'orizzonte. Cominciarono prendendo di mira i medici ebrei, i soliti untori come dicevano.
Quell'inverno scese come un incubo freddo e profondo, su un paese già stremato dal terrore. Si sopravviveva fra fuochi incerti e patate cotte nella cenere.
A Vasilij piaceva, nei brevi pomeriggi di quel febbraio, di quel marzo, scendere fino al lago e aspirare quell'aria mista a neve fine, quegli spilli di vita che si insinuavano dentro i polmoni, come a voler dire che si doveva continuare.
Deve essere stato così.
Uno di quei sfuggenti pomeriggi chiari di marzo, con un pallidissimo sole che cricchiava sotto le suole nei riflessi del ghiaccio, tornando alla dacia trovò Semën sulla soglia. L'amico lo fissava, con quelle sopracciglia folte, il naso enorme e rosso per il freddo, e i denti che stringevano le labbra. Un morso che nascondeva una profonda emozione.
Entrarono in casa, e Semën gli raccontò che un vicino, incontrato per caso lungo la strada, gli aveva dato la notizia. Il tiranno era morto.
Vasilij allora girò lo sguardo, per cercare di attaccarsi ad una cosa, ad un oggetto qualsiasi che fosse visibile, concreto, che gli desse un motivo per credersi vivo. Per credere che quella fosse la realtà.
Deve essere stato così.
E Berdičev, il volto di sua madre, le fosse comuni sulla strada per l'aeroporto, Stalingrado, le folle di mendicanti che si stringevano intorno ai treni nelle stazioni dell'Ucraina devastata dalle carestie, l'ežovščina, l'arresto e l'esilio di Nadja, e quel giorno del febbraio del 1938, quando varcò la porta della Lubjanka in piazza Dzeržinskij per essere interrogato dalla NKDV, i rimorsi per tutte le volte che si era dimostrato pavido e irresoluto, per non aver fatto abbastanza. Tutto questo e chissà quanto altro ancora doveva passargli davanti agli occhi in quei momenti irreali e sospesi in una bolla d'aria finissima.
Romperla fu un attimo. Come se ci fosse sceso sopra un ultimo fiocco di neve, per poi cadere senza un dove.

Ho scritto questo post traendo spunto da una pagina del libro "Le ossa di Berdičev" di John e Carol Garrard, sulla vita di Vasilij Grossman. Di questo libro ha scritto una bellissima recensione Gabriella Alù nel suo blog.


giovedì 2 luglio 2009

Soprattutto mi piace l'inverno

Anche mia moglie preferisce l'inverno. Da quando è arrivata in Italia, l'approssimarsi dell'estate è l'inizio delle sofferenze per lei. Un caldo che non riesce proprio a sopportare. Tanto che non capisce come mai nelle previsioni meteo si parli di bel tempo quando il sole è a picco e si prevedono 34 gradi all'ombra.
Ma bel tempo di che?
E tutto sommato anche per me, come dicono i Pratā Vetrā nella canzone qui sotto, visvairāk man patīk būt ziemā (soprattutto mi piace vivere d'inverno).
Ma ancora di più mi piacciono le ragazze del GG Choir che si esibiscono sul finale della canzone. Sono ufficialmente, da sempre, un loro fan.


"Ziema" (Inverno), dal concerto dei Pratā Vetrā (Brainstorm) al Mežaparks in Riga dello scorso anno.

Ultima chiamata

No, è che in questi giorni sono molto preso dalle discussioni sul terzo uomo da candidare alla segreteria del PD. Uomo perché Debora ha mollato gli ormeggi, deludendo assai assai.
E poi si è senza parole, affascinati da quell'idea di mausoleo di partito che vuole ricreare Bersani. La struttura, le tessere di Bassolino, Michele Ventura (che non gli son bastati gli schiaffi presi da Renzi alle primarie fiorentine per ritirarsi in una dacia sul mar Nero), e poi la piattaforma, sììì la piattaforma!
Io intanto metto lì, fra i link amici, quello di Pippo Civati. E resto in attesa. Ultima chiamata, poi liberitutti.