domenica 16 agosto 2009

Il posto delle fragole


Il mio posto delle fragole si trova a circa un centinaio di chilometri da Riga, nella regione dello Zemgale, la zona delle grandi pianure lèttoni . Superate citta' grandi come Jelgava, piccole come Dobele, si giunge in mezzo a una vastissima campagna, e ad un piccolo villaggio, Auri. Dopo un chilometro, passato un vecchio kolchoz, ci si trova davanti una fattoria. Non c'è altra casa, fattoria, abitazione e strada che si raggiunga a vista d'occhio da qui. Ed è il mio posto delle fragole, il luogo che non vorrei mai lasciare ogni volta che ci torno.
Potrei parlare della natura che lo circonda, dei campi che si perdono fin oltre l'orizzonte, dei tigli, del frutteto coi meli ricolmi, delle due candide e sottili betulle in mezzo alla grande distesa di prato che termina sullo stagno con di fronte la sauna. Potrei parlare dei colori, di quel biondo cinereo delle stoppie nei campi dopo la mietitura del grano, o del nero grasso e profondo della terra da poco arata e messa a semina.
Ma tutto questo si trova in ogni campagna degna del suo nome. Qui però ti toglie il respiro il suono del vento, che percorre chilometri su chilometri, senza incontrare ostacoli, e infine arriva qua, e lo senti, mentre sfrigola in mezzo alle fronde delle querce e dei tigli, mentre avvolge il frutteto e scuote le betulle, mentre si intrufola fra i filari di rovi di lamponi. Riesci a percepire ogni folata, ed ogni pausa successiva, è un dialogo, un battere e levare. Basta stare in silenzio, in un luogo che è fatto di silenzi, dove solo il muggito di una mucca ogni tanto si intromette. Il resto lo fa il vento.
Una volta che poi si riaprono gli occhi, mentre continui ad ascoltare il vento, alzi lo sguardo e scopri cos'è il cielo a queste latitudini, e in questi spazi sterminati, dove non c'è una montagna, una collina, una costruzione, ad impedire la vista. E' un cielo altissimo, pare irreale. E le nuvole si fanno enormi, sembrano quasi volteggiare su se stesse, e in alto si illuminano di un bianco candido e abbagliante, mentre in basso indossano toni grigi di ogni sfumatura possibile.
I silenzi, il suono del vento, un cielo altissimo. E noi che siamo qui, mentre la luce della sera si smorza pianissimo, anche lei senza trovare ostacoli, si distente lentissima su un orizzonte che non ha fine. Poi quando arriva il buio, è il buio vero. Quello che ogni notte decide il cielo, e la luna, e le nuvole se hanno voglia di restare a sorvegliare questo incanto.

3 commenti:

gabrilu ha detto...

Quello che mi strabilia davvero, tutte le volte che vado in paesi del Grande Nord, è proprio il cielo.
E' vero che spesso c'è brutto tempo e piove un giorno su tre, però quando le giornate sono belle, sono belle per davvero, il cielo è ****veramente**** azzurro, le nuvole (se ci sono) si stagliano nitide e la sera si vedono persino le stelle.
Non so in Toscana, ma qui dalle mie parti un cielo così non lo si vede più da decenni.

Bartleboom ha detto...

E' verissimo, a queste latitudini il cielo è diverso, sembra tutto più nitido, più immenso, più chiaro. Le nuvole sembrano enormi, i colori sono netti. E in campagna quando di notte si fa scuro, senza illuminazioni artificiali, il buio è profondo, e le stelle brillano. Ma brillano sul serio. In Italia abbiamo bellezze infinite, ma le luci del cielo le abbiamo perse.

elena petulia ha detto...

Quanto è vero.