giovedì 24 settembre 2009

Il sole russo

Com'era potuto accadere che anche Gogol' si fosse lasciato intrappolare dalle nebbie e i toni grigi della Pietroburgo di Akakij Akakievic, Babel' proprio non se lo sapeva spiegare. E sì che anche lui era un figlio d'Ucraina.
Babel' cercava uno scrittore che sapesse descrivere il sole. Non si capacitava del fatto che tutti volessero descrivere le notti bianche, i fiocchi candidi che si disperdevano sulla Nevà, mentre virginali principessine soffiavano aria gelida dalle gote rosse, montando sulle carrozze dirette a teatro. Dov'era il sole, nelle pagine di Dostoevskij, dove in quelle di Turgenev? Mattini rugiadosi, il selciato grigio e freddo che calpesta Karamazov, ecco cosa trovava.
In Russia ne trovò solo uno, il suo contemporaneo Gor'kij, che però cantava il sole per contrapporlo al marciume della vecchia società zarista. Insomma, di politica si trattava.
Lui cercava qualcos'altro, un Maupassant russo insomma, qualcuno che venisse dalle steppe assolate e soffocanti, che avesse negli occhi i riflessi del mar Nero, le signore bionde, morbide e generose, il dolce opprimente delle sere primaverili, il profumo acre delle acacie sotto la luna piena. Che poi raccontasse degli uomini d'aria, quei fannulloni che girano nei caffè a mendicare un rublo, e che vivono di niente, mentre nelle villette ridicoli borghesucci con i calzini bianchi se ne stavano stesi sui canapè.
Ecco, cercava uno scrittore così, cioè in fondo se stesso. E ne era ben consapevole, mentre ammiccava dalle pagine dei suoi racconti su Odessa. Un furfante bello e buono, come non se ne trovavano che nel giro di Benja Krik e della Moldovanka.

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