domenica 13 settembre 2009

Prata Vetra

La prima cassetta dei Prata Vetra mi arrivò per posta, un qualche giorno di primavera, o d'autunno magari, di nove anni fa. Chissà, forse era accompagnata da qualche parola d'amore.
Si "Maybe" l'avevo già ascoltata da qualche parte. Niente di più.
Nel mercato internazione li conoscono come Brainstorm, traduzione inglese di Prata Vetra.
Poi la prima volta che andai a Riga, eravamo a spasso per il centro, da un portone di una casa di fronte all'ambasciata italiana, proprio accanto al negozio di dischi più importante di Riga, uscì un ragazzo con una bicicletta. La inforcò e cominciò a pedalare veloce. Aveva una maglietta sportiva, jeans corti. La mia futura moglie mi disse: toh guarda, quello è Renars. Il cantante dei Prata Vetra.
Il gruppo più famoso e importante in Lettonia.
Detta così magari farà sorridere. Io avrei sorriso, una ventina d'anni fa, dal mio piedistallo occidentale. Poi mi sono accorto dell'est, dei suoi Nohavica, delle Iva Bittova, dei Karel Plihal, e quindi sconfinato nel Baltico, di Imants Kalnins, della profonda cultura e amore musicale che sta alla base del Dziesmu Svetki, il paese che canta.
E mi accorsi che i Prata Vetra non erano una semplice pop band, che sembra giovane ma suona insieme da quasi venti anni. Erano un qualcosa d'altro. Una scossa di felicità, una cosa che metteva insieme un paese intero, perdutamente innamorato di loro.
Che poi è facile innamorarsi di un gruppo di ragazzi che è passato dal pop giovanile, ai rifacimenti in musica del Soldato Sveik, e che oggi sono una band nel pieno della loro maturità.
Il concerto che hanno dato l'anno scorso, al Mezaparks in Riga, è uno scoppio di fragranze. C'è tutto quello che si può trovare in Lettonia. Forza, energia, ingenuità, freschezza, passione, sensibilità. Quel giorno al Mezaparks c'erano 50.000 persone, e loro fecero salire sul palco persino Vaira Vike-Freiberga, la donna presidente della Repubblica, per cantare insieme con lei una canzone popolare lèttone.
Daniele quando mettiamo il DVD comincia a ballare e non smette più. Dondola nelle sue gambette tenere, e applaude ad ogni finale di canzone. Lo avrei dovuto immaginare che sarebbe andata così, quando mi arrivò quella loro prima cassetta, un bel po' di anni fa ormai.

Questa è Lapsa (Volpe), dal concerto del Mezaparks in Riga, maggio 2008.


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