A pensarci bene, anche gli ometti sono figli di quel muro che cadeva venti anni fa.
Di quei calcinacci, dei pezzi di graffiti, della polvere sparsa per terra. Di quell'orizzonte incantevole e velato che si squarciava ad oriente.
La loro madre aveva sedici anni allora. Già abbastanza grande per stare sulle strade di Riga il giorno del Baltijas ceļš (la Via baltica), nell'agosto di quel 1989, quando i popoli baltici si presero per mano e formarono una catena umana che attraversava i tre Paesi e rivendicarono il diritto all'indipendenza.
E chissà cosa pensava quando vide il muro cadere, questo stesso giorno venti anni fa. Non era ancora tempo per loro, i lèttoni sarebbero rimasti cittadini sovietici fino al 1991. La loro libertà se la conquistarono con maggior sudore e difficoltà degli altri popoli orientali, e con qualche morto nelle strade di Riga sotto il fuoco dei cecchini russi.
Però quel muro a pezzi due anni prima significava il primo vero squarcio di luce. Tutto in fondo cominciava da quel momento.
Uno spiraglio dentro il quale si sono infilate tante storie. Pure quella mia e di mia moglie, anni dopo. E di questi due ometti, che sembrano spuntati per meraviglia dalle pieghe infinite della Storia. Da quello squarcio nel muro, senza che noi a quel tempo neppure lo immaginassimo.
lunedì 9 novembre 2009
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8 commenti:
Senza parole. Come sempre...
Un abbraccio
Barbara
quanto ti somiglia il piccino! Ha il tuo stesso sguardo. Ma i capelli sono della mamma.
Beh, anche il grande ha i tuoi occhi. Ma il piccino ha anche il tuo sguardo.
E comunque GRAZIE ALLA MAMMA sono bellissimi (sviolinata sincera).
Ecco si, meno male che grazie alla mamma... :-)
Grazie mille a entrambe!
Che belli bellissimi.
Il più bel testo che ho letto sulla caduta dei vari Muri.
(Io però le foto dei bambini non le metterei, nel blog).
Si, in effetti è la prima volta che lo faccio. Ma fra un po' la foto la levo... :-)
Bravo.
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