venerdì 26 febbraio 2010

Due anni fa

Succedeva così.

Sono queste ore della notte, quando tutto è successo, e tutto deve ancora succedere, a regalarti questo stato di grazia, questo squarcio di tempo fatato.
Dove non riesci a distinguere il reale dal meraviglioso, perchè è un unica pasta.
Mi sembra quasi di non avere cuore sufficiente, per tutto l'amore che potrebbe starci. Così da non avere abbastanza meriti, per questi miracoli che accadono.
Miracoli che si accolgono, senza chiedere altro.

mercoledì 24 febbraio 2010

Teti, teti..

"Teti teti, kaja!" mi fa quello piccolo, e prendendomi la mano mi porta verso la dispensa (per kaja intende dire che mi devo alzare e andare a piedi con lui verso il luogo desiderato).
E poi di fronte alla dispensa, "Teti, teti, shucco!".
E ti guarda di sottecchi con quegli occhiucci furbi e azzurri.
E tu che fai, non glielo dai il succo di frutta?

martedì 23 febbraio 2010

Dissociazioni

Ho passato qualche giorno nei "Boschi eterni", e sono stati giorni belli, a dire il vero. Ho incontrato pure Racine, e un cervo Rosso dallo scalpo di dieci punte, e un gatto ciccione che insegue l'odore della padrona scomparsa.
Che poi lo so che seguire i consigli di Jacqueline è sempre una buona cosa.
Di Fred Vargas lascio che ne parli lei, molto meglio di me e con più cognizione di causa.
Intanto in questi giorni di passaggio, mentre si aspetta primavera, e a Riga ci raccontano di nevicate continue, mi è arrivato il nuovo CD di Ainars Mielavs, bellissimo regalo di mia sievasmate.
Poi la visita alla mia libreria preferita, che ha fruttato un po' di roba buona da tenere in serbo per i mesi prossimi, fra Citati che racconta Tolstoj, un altro Balzac da collezione, e poi una scorta di russini, come sempre. Nel frattempo mi attende il mio secondo Trollope.
E infine gli ometti che vanno a strappi, fra malanni e salti di corsa, fra parole nuove che si sperimentano e pensieri che restano sotto traccia. E sonni inquieti.
Stanotte, se il fantasma di suor Clarissa non pesta troppo i piedi, io in silenzio mi guardo Lettonia-Repubblica Ceca di Hockey alle Olimpiadi. Col cuore diviso a metà.
Ormai è così, si è abituato a battere lontano.

mercoledì 17 febbraio 2010

Whose side are you on?

Luca Sofri sulla musica che sentivamo, alla nostra giovane età.
Che poi quando, a quei tempi, ascoltavo su Radio 105 la prima Sade, gli Everything But the Girl, gli Aztec Camera, i Matt Bianco, gli UB40, mi sembrava che fosse un mondo bellissimo, quello dentro ai confini di quella musica lì.

"Eravamo giovani e un po’ fessi, come si è da giovani. E va bene. Ma con tutti gli sforzi che avete fatto e i sensi di colpa che ci avete fatto venire, non pensate davvero che abbiamo disconosciuto gli anni Ottanta. Gli anni Ottanta sono stati meravigliosi, per noi. Ci siamo divertiti. Siamo cresciuti. Abbiamo imparato un sacco di cose. E sentivamo pacchi di musica che poi avete preteso che fosse solo Gazebo e Howard Jones (ehi, giù le mani da Howard Jones! E da Gazebo). C’era la new wave, c’era il poppetto, c’erano i ciuffi, c’era David Sylvian, c’era di tutto. Tutto finto? Un accidente. C’era Costello, c’era Paul Simon prima che gli prendesse africana. C’erano Joe Jackson e Donald Fagen. C’erano gli Style Council, gli Everything but the girl, i Working Week: tutto quel giro che – eravamo giovani e un po’ fessi – ci sembrava molto elegante e raffinato. A volte lo era, altre volte no solo belle canzoni. Ci piaceva anche se avevamo conosciuto il rock degli anni Settanta, e ci piace ancora adesso che la musica migliore è diventata più semplice, acustica, vecchia maniera. Che fate, ridete? Beh, sapete chi è primo su iTunes in Italia, Inghilterra e America, a febbraio del 2010? Sade.
Sciocchi."

Luca Sofri (Wittgenstein)

martedì 16 febbraio 2010

Fimuška e Fomuška

Si, d'accordo. Il Turgenev didascalico. Quello che spiega il fallimento dei narodniki, di quei giovani entusiasti studenti, cittadini, nobili o piccolo borghesi che correvano, cullando vane illusioni, nelle campagne a tentare di infiammare il cuore del popolo contadino, a suscitarne la rivolta.
E poi il Turgenev sottile e ironico che denuda impietosamente le ultime velleità assolutistiche della nobiltà decaduta.
E infine il Turgenev amaro e realista, che sa che il tempo deve ancora arrivare perché le cose cambino, in una fine Ottocento di lunga e lenta, tutta russa, agonia.
Ma nella "Terra Vergine", atto di congedo finale del grande scrittore russo, suo testamento politico e spirituale, la cosa che mi è rimasta negli occhi è quel cammeo con cui Turgenev descrive la vita della parte più arretrata e antica di quella piccola nobiltà delle campagne, in una esilarante coppia di vecchietti, Fomuška e Fimuška , che parevano uscire da una stampa del settecento.
"Né Fomuška né Fimuška si erano mai ammalati; ma se uno dei due era leggermente indisposto, bevevano entrambi una tisana di fiori di tiglio, si ungevano i lombi di olio tiepido o facevano gocciolare del grasso fuso sotto le piante dei piedi e presto passava tutto.
La giornata la trascorrevano sempre allo stesso modo. Si alzavano tardi, al mattino bevevano cioccolata calda in minuscole tazze a forma di piccolo calice; il tè, assicuravano, è venuto di moda molto più tardi; sedevano uno di fronte all'altra, conversavano (e trovavano sempre un argomento!) oppure leggevano qualche brano dagli almanacchi del secolo precedente... o sfogliavano un vecchio album rivestito di marocchino rosso coi bordi dorati."
Però leggere Turgenev è sempre un gran bel spendere il tempo.

lunedì 15 febbraio 2010

domenica 14 febbraio 2010

Una cosa romantica

.


PĀRI JUMTIEM LIDO KAIJAS (Ainars Mielavs)
Siltumu var redzēt.
Tālumu var celt.
Klusumu var dzirdēt,
Mīlestību dzert.
Dzīvību var dejot,
Tukšumu var skriet.
Ticību var klejot,
Patiesību iet.
Pāri jumtiem lido kaijas,
Jūra tālu prom.
Tavas domas mani aijā,
Maigi starojot..


Sopra i tetti volano i gabbiani
Il calore lo puoi vedere.
La lontananza può essere percorsa.
Il silenzio lo puoi sentire,
l’amore bere.
La vita puoi danzare,
nello spazio puoi correre.
Nella fede puoi vagare,
nella verità camminare.
Sopra i tetti volano i gabbiani,
con il mare lontano.
I tuoi pensieri mi cullano,
delicatamente brillano..

giovedì 11 febbraio 2010

Chi ha paura di Lupo Lucio


Qualche giorno fa Jacqueline ha scritto nel suo blog un post molto condivisibile, sulla lagna che noi italiani imbastiamo ogni volta nei riguardi del degrado della televisione del nostro Paese. Lei sostiene che anche negli altri paesi europei, compresa la Francia dove lei vive, il livello dei programmi televisivi sia molto basso e scadente. E che le eccezioni di programmi di qualità sono ugualmente presenti dappertutto, Italia compresa.
Vero. Epperò noi facciamo di tutto per distruggere anche quei pochi paradisi di qualità televisiva.
I miei ometti sono nati e cresciuti, quel poco che finora sono cresciuti, a pane e Albero Azzurro, e con i personaggi del Fantabosco. Adesso il servizio pubblico, di cui la Rai millanta la rappresentanza, ha deciso di abolire dalla programmazione di Rai Tre tutte le trasmissioni ideate per i bambini da quel fantastico centro di produzione della Rai di Torino, per consegnarle a quella riserva indiana del digitale terrestre (pure da Sky hanno tolto Raisat Yoyo..).
Ovviamente è già partito il gruppo di protesta su Facebook. Io che tendo a non frequentare Facebook, e specie a non iscrivermi a gruppi di qualsiasi sorta, la protesta me la coltivo qui nel mio orticello.
Poi mi toccherà spiegarlo ai miei ometti, che Lupo Lucio e Milo Cotogno non rispondevano alle esigenze di "infotaintment" della rete e ai criteri di raggiungimento dello share e del target. Una tristezza infinita.

mercoledì 10 febbraio 2010

I buoni maestri



Quello alla lavagna è Renārs Kaupers, il leader dei Prāta Vētra, la più famosa rock band lèttone. L'altro ieri faceva lezione, in una scuola media, invitato a discutere sulle "motivazioni dell'andare a scuola che rendono più facile progredire nella vita". Lui, fra l'altro laureato in giornalismo.

Ecco, che ci posso fare, ho le mie debolezze. Una di queste è Renārs Kaupers.

Foto dal sito dei Prāta Vētra

lunedì 8 febbraio 2010

Una famiglia decaduta

E poi cosa rimane della famiglia decaduta?
Cosa rimane, quando finito di leggere il romanzo "non romanzo" di Leskov, ci si congeda da Varvara Nikanorovna, una delle figure femminile della letteratura russa più originali e affascinanti? Cosa rimane, letto l'epitaffio sulla tomba di Mefodij Cervjov, il monaco professore esiliato nel Mar Bianco per le sue idee rivoluzionarie?
Rimane dentro il lettore vagheggiante e poco analista che sono, la sensazione di una marea, un continuo andare e tornare verso storie che hanno il sapore della Russia profonda. Un unico filo, la vita di una famiglia decaduta, ai margini dell'aristocrazia pietroburghese, che risorge nella campagna, nella vita contadina, nel ritorno ad una Rus' immaginifica e forse pure irreale, nei personaggi così simbolici di Patrikej, il servo liberato rimasto fedele alla principessa Varvara, e di Ol'ga, la cameriera che la principessa considerava alla stregua di un'amica. Quanto attraente questo squarcio di Russia decadente e fiera, quanto odorosa di fieno e kvas.
Il Leskov di "Una famiglia decaduta" mi ha persino più affascinato di quello del "Viaggiatore incantato".

domenica 7 febbraio 2010

Sulle punte arrotondate dei tigli

Ci sarebbero poi momenti così, come ieri nel tardo pomeriggio quando all'orizzonte, sopra il profilo delle ultime colline, quel filo di cielo si è imporporato d'improvviso, lasciando un alone vermiglio sulle nuvole di piombo.
E poi, dopo, nella sera profonda, nell'ora dei silenzi attesi, spuntava fra le pagine del libro che avevo davanti, un altro tramonto. Ed io mi accorgevo che mancavano i tigli e gli usignoli, nel mio.
E le parole, quelle sempre.

"Nezdanov trovò la sua stanza completamente pervasa da una profumata freschezza: i vetri erano rimasti aperti tutto il giorno e, proprio davanti ad una delle sue finestre, breve e sonoro, si udiva nel parco il canto di un usignolo; il cielo notturno, avvolto di tiepida foschia, sulle punte arrotondate dei tigli si tingeva di rosso: stava per spuntare la luna".

Ivan Sergeevic Turgenev "Terre vergini".

venerdì 5 febbraio 2010

"Perché mi hai arrabbiato?"

Poi succede che sento l'ometto grande che in salotto dice a quello piccolo: "Dani, vai di là da babbo e digli "Perché mi hai arrabbiato?".
E vedo quello piccolino arrivare fin da me in cucina e gesticolare volenteroso, mugolando "Teti, ehmm mhmmm..." e indicando il salotto dov'è rimasto il fratello grande, in un silenzio orgoglioso, come Achille sotto la tenda.

martedì 2 febbraio 2010

Passami la pala...

.

E intanto Riga oggi si presentava così, dopo la nevicata di stanotte.
50 centimetri di neve, quanti non se ne erano visti negli ultimi 15 anni. Tanto che hanno rinunciato a spalarli dalle strade per metterli sui marciapiedi, che non avrebbero consentito più il passaggio ai pedoni.
Dicono che in tre giorni contano di portar via tutta la neve dalle strade principali, aiutandosi un po' con ditte private. E poi ogni palazzo ha il proprio spalatore condominiale, che è incaricato di curare la strada e i cortili davanti all'edificio.
Insomma, lì la vita continua anche sotto mezzo metro di neve.

Il fantastico video è di Diena.lv.

lunedì 1 febbraio 2010

Cose che ci siamo riportati a casa

Il solito pacco di riviste e giornali.
Un liquore estone di uno stupendo color rubino, regalo del suocero.
Una raccolta di opere di Aleksandrs Čaks, trafugata dalla libreria dei nonni.
I saponi al pompelmo, alla rosa della neve, e alla vaniglia di Stenders.
Un po' di cioccolata di Laima, e i panetti dolci di pasta di mandorle e latte.
L'ometto piccolo coi capelli corti, che comincia a sfornare parole su parole. Lui sì poliglotta.
Un po' di musica.
Qualche foto.
Un buono sconto per un pasto sull'Air Baltic.
Qualche manciata di neve.
L'ometto grande con i residui della varicella.
Una voglia di tornare là che ci illanguidisce in queste serate a guardare le colline di fronte a casa nostra, così improvvisamente spoglie, prive di quel bianco che ci riempiva gli occhi.