domenica 28 marzo 2010

Sonja

Un incanto, lo spettacolo messo in scena da Alvis Hermanis, dall'omonimo racconto di Tatjana Tolstoja.
In un sala molto raccolta e intima del teatro di Pontedera, una ricostruzione staordinaria per accuratezza e realismo di una casa della Leningrado degli anni '30. A me sembrava davvero di trovarmi in una vecchia casa della campagna lèttone, con tutti gli oggetti così conosciuti e familiari. Persino le caramelle sulla tavola in scena venivano da Riga.
E le vecchie canzoni russe che gracchiavano dal giradischi, le luci, le scenografie, il contatto così ravvicinato con i due attori in scena, Gundars Abolins e Jevgenijs Isajevs, gli odori di cioccolato, del fumo del forno a legna, delle lampade a petrolio, tutto immergeva in quel periodo, in quel luogo preciso.
E poi la storia struggente e patetica, tragica eppure piena di ironia.
Alla fine gli applausi lunghissimi, e mia moglie che si asciugava le lacrime, e Gundars Abolins che a pochi metri da noi, salutava con gli occhi umidi, anche lui.
E le note di "Sonja lyubit Petyu" che accompagnavano l'uscita di scena, sempre dolcissime e piene d'incanto.

venerdì 26 marzo 2010

Booom!

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Il problema di tutta la neve che è scesa in Lettonia questo inverno, è che poi la neve si scioglie.
E in questi giorni è tutto un allagamento.
Qui fanno saltare il ghiaccio sulla Daugava per motivi di sicurezza in vista di prossime inondazioni da valle.

giovedì 25 marzo 2010

mercoledì 24 marzo 2010

Miss Staveley si rifiuta di mangiare il macinato di vitello

Il punto è che sono giorni densissimi.
Fra poco arriverà la nonna lettone e Daniele ogni volta che vede dalle nostre finestre la lucina di un aereo lampeggiare in cielo esclama: "Oma! Oma!" (che sarebbe nonna in lettone, lo avrete capito...)
E poi domenica abbiamo prenotato due posti a teatro per uno spettacolo messo in scena dal Teatro nuovo di Riga, in trasferta in Toscana per l'occasione. Si tratta di "Sonja", da un racconto di Tatiana Tolstoja con la regia di Alvis Hermanis. Sembra che gli attori (tutti lèttoni) reciteranno in russo con sovratitoli in italiano, e che la rappresentazione avverrà in una sala ridotta, in modo da ricreare un'atmosfera di intimità con gli spettatori. Mi mette i brividi solo il pensiero...
Intanto sto entrando nei momenti cruciali di Orley Farm. Il prossimo capitolo si intitola "Miss Staveley si rifiuta di mangiare il macinato di vitello". Fa un bel po' ridere lo so, e si può pensare che il lettore di Trollope sia uno sconsiderato, a perder tempo in queste scemenze. E invece il buon Trollope si diverte un mondo a giocare con i suoi lettori, deliziandoli con pagine piene di ironia ed altre in cui le coscienze dei protagonisti si dibattono in situazioni drammatiche e irrimediabili.
Io, per parte mia, ne sono conquistato.

martedì 23 marzo 2010

Orley farm

Quando uno legge un romanzo di Anthony Trollope, non ha molto tempo né voglia di fare altro.

domenica 21 marzo 2010

La prossima volta da Pinchiorri...

In pizzeria ieri sera noi quattro. Mentre la cameriera al tavolo attendeva che ordinassimo, l'ometto alza lo sguardo dal menu, come se sapesse già leggere, e dice in un solo fiato con fare interrogativo: "Cosa offre lo chef stasera?".
La ragazza lo guarda incredula. "Scusa....?"
Non lo sa mica lei che a casa nostra si guarda ogni giorno "Ratatouille"...

sabato 20 marzo 2010

Una vecchia canzone

Mentre poi andavi via da casa nostra ieri sera, e ti osservavo dalla terrazza senza che tu mi vedessi, quella terrazza che ospitava le nostre chiacchiere di tante primavere, avevo nelle orecchie una vecchia canzone che neanche conosci.
E ripensavo ai caffè in cucina da me, e alle infinite telefonate, alle lettere mattutine, alle storie che abbiamo condiviso, ai fallimenti come ai successi, e a tutte le parole che ci sono state e quelle che ancora ci attendono, da tener da conto come un buon vino da versare al momento giusto.
E mi risuonava nelle orecchie ancora quella vecchia canzone, che mi portavo addosso nei giorni dei miei vuoti. Quelli in cui eri tu che mi portavi fuori dalle paludi.

Ještě mi scházíš
ještě jsem nepřivykl
že nepřicházíš
že nepřijdeš
že zvonek nezazvoní
dveře se neotevřou
že prostě jinde s jiným seš
ještě mi scházíš
ještě stále mi scházíš

Ancora mi manchi
ancora non sono abituato
al fatto che non vieni,
che non verrai,
che il campanello non suonerà,
la porta non si aprirà,
che sei ormai da un'altra parte.
Ancora mi manchi,
ancora e sempre mi manchi.

giovedì 18 marzo 2010

Io la vita l'ho goduta...

Io la vita l’ho goduta tutta, a dispetto di quello che vanno dicendo sul manicomio. Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno…. per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara”.

Le figlie di Alda Merini hanno messo i ricordi della madre poetessa, alcune sue poesie, le foto, il racconto della sua vita, in un sito qui.
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martedì 16 marzo 2010

Dalla parte dei giusti

Ci sono luoghi e momenti della vita di un Paese in cui sembra impossibile riuscire a raggiungere una pacificazione, una storia condivisa.
In Lettonia gli anni della seconda guerra mondiale e l'immediato dopoguerra, la doppia invasione prima nazista e poi sovietica, la definitiva occupazione e annessione all'Urss, hanno lacerato in maniera così profonda il tessuto sociale di questo paese da rendere, ancora oggi, traumatico e conflittuale ogni anniversario, ogni celebrazione.
Il 16 marzo in Lettonia alcuni nostalgici veterani di guerra celebrano la giornata del legionario. Si chiamavano legionari quei soldati, in larga parte mobilitati con la forza e in parte minore volontari, che si unirono all'esercito tedesco per difendere il territorio lèttone dalle mire di occupazione da parte dell'Unione Sovietica. La giustificazione portata dai legionari era che il loro obiettivo era uno stato lèttone indipendente, e che unirsi alla Wermacht appariva più utile per raggiungere tale obiettivo che favorire le mire russe sul paese.
Sarebbe troppo lungo e difficile qui trattare sull'argomento e sulle mille diverse analisi che ne sono scaturite. Per i nazisti le truppe di presunti volontari nei territori di occupazione, erano la prova di una formazione in nuce di un esercito europeo che si voleva contrapporre all'avanzata dell'Armata Rossa nell'Europa orientale. Per i russi le legioni lèttoni rappresentano l'elemento nazista e antisemita che era necessario schiacciare invadendo il suolo lèttone.
E' fin troppo facile capire che in quegli anni lo schierarsi da una parte o dall'altra, per un lèttone, doveva essere una scelta lacerante e in ogni caso tragica e vana. Troppo grandi e terribili erano le forze straniere che si fronteggiavano su quel terreno, e viene così facile pensare al Grossmann di "Tutto scorre".
Questo 16 marzo a Riga c'era nell'aria una forte preoccupazione che le celebrazioni dei legionari finissero per scatenare un pericoloso vortice di violenze, che per fortuna non ci sono state. Contrapposti ai legionari sono scesi in piazza, di fronte al monumento alla Libertà, le organizzazioni antifasciste, che però in quelle zone finiscono per assumere connotati diversi dal concetto di antifascismo che abbiamo noi. Il margine fra l'antifascismo e il giustificazionismo dei russofoni dell'invasione e dell'occupazione sovietica della Lettonia per i successivi 50 anni è sempre molto labile e incerto.
Nel mezzo ai due fronti contrapposti anche in questo 16 marzo, come in tutti quelli passati, stava Efraim Zurofs, il rappresentante del Centro Wiesenthal a Riga. E' lui che ogni anno si incarica di portare sulle spalle e di mostrare a quella piazza i 27.000 ebrei lèttoni uccisi a sangue freddo dalle SS nelle foreste di Rumbula vicino a Riga, insieme poi alle migliaia di lèttoni innocenti deportati in Siberia negli anni successivi all'occupazione sovietica.
Solo stando dalla parte di quegli indifesi e di quelle vittime, per non abbandonarne la memoria, si può osare di immaginare di essere dalla parte dei giusti.

Segnali di primavera

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Sui cieli di Jelgava è comparsa la prima cicogna.

domenica 14 marzo 2010

Tas ir viss!

Stasera è festa grande in Lettonia. La Dinamo Riga vince la terza partita contro il San Pietroburgo e passa ai quarti di finale, eliminando la squadra favorita per il titolo.
Noi davanti alla tv sul web abbiamo tifato come se fossimo in Doma Laukums, ci mancava solo un buon boccale di Uzavas.
E nonno Sigurds alla fine ci ha telefonato, entusiasta.
Stasera sarebbe proprio bello scendere nelle strade di Riga.

Domenica mattina

"Oggi è una bellissima giornata" diceva l'ometto stamattina quando, appena usciti di casa, stavamo andando tutti quanti in piscina. Ed erano già lontane le paure della sera, la malavoglia di andare all'asilo, le titubanze, i piccoli malanimi del crescere quotidiano. C'era un cielo terso, un'aria frizzante e la piscina che aspettava. Quello piccolino seguiva, con la mamma, a breve distanza, già felice per il fatto di essere fuori all'aria a camminare per strada.
Poi quasi un'ora in acqua, piacevolmente calda, mentre il sole entrava prepotente dalle finestrone della piscina. Daniele, con il suo solito approccio attento e riflessivo, studiava bene l'acqua, le onde e gli schizzi, e finiva per divertirsi un sacco ben stretto al collo di sua madre. Fabio intanto conquistava la sua prima nuotata in libertà, tutto solo con braccioli e salvagente. "Lasciami pure babbo, faccio da solo".
Una bellissima giornata, davvero.

giovedì 11 marzo 2010

Vēl viena perfekta spēle!

Dunque nel primo turno dei playoff della Kontinentala Liga di hockey su ghiaccio, la Dinamo Riga ha battuto per la seconda volta di seguito i favoritissimi del San Pietroburgo.
Ed io che seguivo la partita su internet, quasi immaginavo quello che stava succedendo in Lettonia in quegli attimi. Andris con una bottiglia di birra in mano che esulta sul divano, nonno Sigurds nella sua casa di fronte al lago che lancia grida di giubilo, Janis beato di fronte al megaschermo nella sua fattoria in mezzo alla pianura innevata di Dobele, e tutti i ragazzi e le ragazze a Riga con le maglie bianche e bordeaux a festeggiare nei locali e per le strade. "Vēl viena perfekta spēle!" (un'altra partita perfetta) urlava il telecronista.
Mentre Masalskis parava tutto quello che c'era da parare, e Ozolins stava alle calcagna di ogni attaccante russo, sembrava di sentire il fiato sospeso di un Paese. Ché battere i russi è sempre una soddisfazione indicibile.

Ancora tutta questa neve?


A Ciruli, una specie di filiale di campagna dello zoo di Riga nella regione di Kurzeme, l'orso Tom si è svegliato dopo tre mesi di letargo.

lunedì 8 marzo 2010

Due

Quello grande lancia l'aeroplanino e grida a quello piccolo: "Vai Dani, vai a acchiappallo!"
E quello piccolo, che pende dalle labbra e dalle attenzioni del fratello maggiore, gli risponde un "Shiiii!" pieno di entusiasmo e di gioia, mentre la lingua gli sibila fra il buchino in mezzo ai due denti.
E quante volte chiama ogni giorno "Aio, aio!", per sapere dov'è questo fratellino maggiore, per chiamarlo a sè e combinare i suoi giochi con lui, per le corse e le rincorse, per quell'attrazione fra amore e ammirazione che riempie il suo cuoricino di due anni, quando vede il fratellino grande.
E tu ti accorgi che davvero adesso sono in due, e cominciano a capirlo anche loro.
Saranno in due, fratelli per il resto della loro vita. E quasi si fa strada il pensiero che abbiamo fatto bene così.
Che sarebbe stato un peccato dover lanciare l'aeroplanino nel vuoto.

giovedì 4 marzo 2010

Germogli di parole

Fra tutte le magie che porta con sè la nascita di un figlio, la scoperta delle parole è forse quella più affascinante.
Nell'arco temporale, fin troppo breve per quanto è bello e divertente, in cui un bambino comincia a pronunciare le sue prime parole fino poi ad avere una base minima di linguaggio per comunicare, è tutto uno scoppiettare di vocaboli, suoni nuovi, parole storpiate e riplasmate con una dolcezza e una fantasia che nessun linguista potrebbe possedere. E che noi genitori ci vediamo passare davanti, spesso senza la prontezza di annotarli in tempo prima che sfuggano via, per poi ricordarsene negli anni futuri quando ce ne andremo in cerca delle tenerezze di questi attimi perduti.
Quello piccolino sta vivendo proprio questo periodo in cui germoglia la parola. Ed è uno spettacolo ambulante, un fuoco d'artificio di espressioni e idiomi fantastici, in un miscuglio di italiano e lèttone.
Come frutti colorati e succosi che piano piano spuntano sui rami di un piccolo alberello. Che poi cadano per far posto a parole e pensieri compiuti, oggi ci sembra quasi un peccato.

lunedì 1 marzo 2010

Il volo del cigno

In Lettonia in queste settimane erano tutti concentrati sulle Olimpiadi invernali, con i loro bobleisti, la squadra di hockey, lo skeleton, il biathlon, lo short track.
E invece l'eroe del giorno gioca a tennis. Gulbis è il primo lèttone ad aver vinto, ieri, un torneo ATP.
In lèttone gulbis significa cigno. Che sennò mica si capisce il titolo.