martedì 30 novembre 2010

Un'altra voce che si è spenta

"Mi misi a vivere, e vivrò a lungo.
Da quel giorno chiamo tormento
terreno ciò che non ho cantato
il resto lo chiamo beatitudine".

Ieri è morta Bella Achmadulina, poetessa russa, voce potente e musicale e per lungo tempo clandestina, nell'età dell'assopimento brezhneviano, e poi musa ispiratrice delle giovani leve della letteratura russa, quell'underground formatosi sulla rivista samizdat Sintaksis e sull'almanacco Metropol di Aksenov e Erofeev.
E' stata pure una donna che ha affascinato molti cuori negli anni della sua ascesa, e un vero spirito russo.

domenica 28 novembre 2010

Silenzi di neve


C'è neve nelle campagne lèttoni, e nei boschi, nelle foreste di tutta Vidzeme, nelle pianure di Zemgale, sulle coste di Kurzeme. In Latgale i laghi cominciano a ghiacciarsi e sullo specchio d'acqua si posa lenta la neve, come cenere bianca.
L'ermellino ha mutato il colore della pelliccia ed ora si mimetizza nei boschi innevati, come il coniglio bianco. Più difficile per la donnola scappare e nascondersi dentro il panorama biancastro delle foreste di betulle e di pini.
L'acqua dei laghi e dei corsi d'acqua non è ancora del tutto ghiacciata, ed è un pericolo per il capriolo e per il camoscio avventurarsi a bere sulle rive di vetro. Ma più difficile del ghiaccio e del freddo intenso, è quando la neve è profonda e soffice, e fare lunghi tragitti per trovare qualcosa da mangiare e da bere significa spendere energie preziose e vitali.
Gli uccellini dormono raccolti in gruppo la notte, per non disperdere il calore, e di giorno volano in cerca di piccoli ramoscelli non ancora ghiacciati, o di sparuti fili di fumo che spuntano dai rari casolari di campagna, dove una qualche nonna lascia sul davanzale pezzi di pane. Ripenso ancora al davanzale della vecchia casa di campagna, davanti al ciliegio, quando si radunavano in frotte i pettirossi infreddoliti a becchettare le fette di pane bianco lasciate per loro.
Intanto nel bosco profondo le alci, i caprioli, i cervi vanno in cerca di erica, di bacche nere, di ginepro, di aghi di pino e di abete, scavando col muso dentro la neve fresca. Anche il gallo cedrone d'inverno si nutre foraggiandosi dagli alberi, di gemme e aghi di pino.
E in tutto questo, un silenzio di neve profondo, che è così che si sopravvive all'inverno del nord.

Foto da Tvnet.lv flickr.com / Jan So

venerdì 26 novembre 2010

"Lui ha capito i miei problemi"

Makkox è un vignettista fantastico. Pubblica sul Post. Questa su Silvio e la Carfagna poi, non ho proprio resistito....

giovedì 25 novembre 2010

Colori di passaggio


In Lettonia è quel tempo lì, quando il bianco inizia ad impossessarsi del paesaggio, e c'è quel momento di sospensione, in cui i colori si stemperano prima di andare in letargo.
Noi che ci andiamo per natale quest'anno, speriamo che il bianco sia bello e soffice per gli ometti che ci sguazzeranno. Ma quella nostalgia lì per i colori dell'autunno....


(Foto da Diena.lv di Andris Vētra)

domenica 21 novembre 2010

Essere pronti, sempre!

Nella scuola materna di mio figlio ci sono 25 bambini. A quanto dicono le maestre solo sei di loro sono già pronti per cominciare l'anno prossimo la scuola elementare. Gli altri no, sia per motivi comportamentali che di capacità. Sono certo che anche il mio sia fra i venti bambini non ancora "pronti". Non credo per motivi comportamentali, dato che lui è sempre molto silenzioso e fin troppo timido, ma perché ancora manca di capacità di sintesi, di proiezione delle sue fantasie in termini concreti: quando disegna fa un solo tipo di disegno, una casa con un albero secco e altissimo, un bambino accanto, un sole. Il classico disegno da bambino, ma replicato all'infinito. Adesso che ha aggiunto un secondo tema, un castello con le torri e le bandierine sopra, ci sembra già un progresso entusiasmante. Così con le storie che gli leggiamo. Vuole sempre le stesse, ripetute fino ad impararle a memoria, perché questo è il vero gioco che ama, ripeterle. E poi non si esprime con quella capacità di linguaggio che sarebbe gradita a chi lo vorrebbe pronto per le elementari.
Immagino che un bambino "pronto" per le elementari debba essere un bambino già capace di una qualche sintesi, di riassumere le storie, di inventare rime alle filastrocche (il mio è negato, proprio un blocco), oltre che di comportarsi a modo, dire buongiorno alla maestra quando si entra in classe, fare la pipì solo durante l'intervallo, saper stare a sedere in silenzio mentre la maestra legge una storia
Intanto intendiamoci: le maestre di mio figlio sono bravissime, hanno saputo stimolare i bambini in mille modi, li hanno fatti divertire e imparare un sacco di cose, gli hanno messo a disposizione strumenti efficaci e preziosi per la loro crescita. Non vorrei altre maestre che loro, e sono felice del fatto che saranno anche le maestre dell'ometto piccolo che l'anno prossimo entra alla scuola materna.
Ma io mi chiedo: perché a questa età un bambino dovrebbe già essere pronto per qualcosa? Già al nido ti dicono che quando poi andrà alla scuola materna dovrà abituarsi a nuovi ritmi, nuove regole. E poi quando arrivi alle elementari ormai se non sai già scrivere e leggere sei quasi out.
Io certi pomeriggi vedo il mio ometto grande girare per la casa con il suo aeroplanino di carta a simulare un volo sulle ali di pensieri che sono dentro di lui, in una specie di ozioso gironzolare, di gambe e di testa. E mi dico che ne dovrei forse essere preoccupato.
Poi penso che nelle sua vita sono già rimasto l'unico che gli può concedere il tempo e lo spazio che vuole. Senza chiedergli ogni minuto della sua giornata di crescere ancora un po'.

venerdì 19 novembre 2010

Dare una mano di colore

A Riga in questo periodo, in concomitanza con le celebrazioni per l'anniversario della proclamazione di indipendenza, ridipingono la città vecchia con luci ed effetti visivi.

Il Teatro nazionale dell'Opera (foto da Diena.lv)

Il municipio di Riga, vestito della bandiera lèttone (foto da Delfi.lv)

giovedì 18 novembre 2010

Latvijas dzimšanas diena


18 novembre, 92° anniversario della proclamazione di indipendenza della Lettonia

(foto da Diena.lv)

martedì 16 novembre 2010

Jauns Mēness, luna nuova e nostalgie

A casa nostra in questi giorni novembrini si ascolta molto gli Jauns Mēness (Luna nuova). Mia moglie è in fase nostalgica anni '90.
Gli Jauns Mēness sono stati la rock band più popolare in Lettonia fin dal crollo dell'Urss.
Ainars Mielavs, lead vocal della band, è tuttora uno dei più apprezzati cantautori del paese, quello che io amo di più: sciolti gli Jauns Mēness ha fondato un altro gruppo, Mielavs un Pārcēlāji con altri due membri della vecchia band, passando dal genere folk-pop con venature celtiche degli Jauns Mēness ad una musica più cantautoriale e di particolare valore lirico.
Nel nostro iPod Mielavs è uno di casa.
Questo è un vecchio, nostalgico video clip degli Jauns Mēness, "Piekūns skrien debesīs" (Il falco corre per il cielo)

sabato 13 novembre 2010

Lo spazio culturale di un paese

"La Lettonia è uno stato-nazione. Questo è un termine di diritto, non è una dichiarazione emotiva. Lo stato nazione è chiamato a rafforzare la propria identità e nello stesso tempo aperto a chiunque voglia integrarsi.
Lo spazio culturale lettone è stato influenzato dai tedeschi baltici, dai polacchi, dagli svedesi, dai russi, dagli ebrei, per questo è uno spazio culturale così interessante e attraente. Ma è il contributo lèttone che lo ha reso unico e specifico per il luogo in cui si trova.
Una ricerca nelle scuole ha evidenziato che il 64% dei bambini russofoni che vivono in Lettonia considerano come loro madrepatria la Russia, e lo spazio pubblico da cui ricevono informazioni è la televisione russa. Dal 2000 ad oggi sono diminuiti i luoghi pubblici e di lavoro in cui si parla il lèttone, a favore invece della lingua russa.
Ma una nazione è fatta da una lingua comune, da una cultura comune, dalla sua natura e dal suo paesaggio, da una memoria e una storia condivisa.
Se si confronta con gli altri stati baltici i finanziamenti per la cultura della Lettonia sono più bassi, 13 lats pro capite contro i 66 dell'Estonia. Non si può rinunciare a finanziare la cultura.
Per costruire una comunità è necessario migliorare la qualità della vita delle persone che la compongono, e la cultura è uno dei mezzi indispensabili con cui costruirla."

Sarmīte Ēlerte, ministro della Cultura (tratto da un'intervista di stamani su Sestdiena)

Vignetta tratta da Karicatura.lv

venerdì 12 novembre 2010

giovedì 11 novembre 2010

Anobii sta male


Dopo mesi di mormorii, perplessità, e lamentazioni degli utenti, il Post lancia l'allarme sullo stato di salute di Anobii, invaso dai bugs e abbandonato da molti lettori.

N.d.R: Nella foto l'Anobium punctatum, il tarlo della carta da cui Anobii prende il nome.

Lāčplēša Diena


Nel giorno di San Martino, l'11 novembre del 1919, il giovanissimo stato lèttone che da solo un anno aveva conquistato per la prima volta la sua fragile indipendenza, vince la battaglia per la difesa di Riga, assediata dall'esercito bianco dei russi capeggiato da Pavel Bermont affiancato da reparti di tedeschi. I difensori di Riga (ne hanno fatto anche un film pochi anni fa, Rigas Sargi) riescono a respingere gli assedianti che si erano attestati sulla riva sinistra della Daugava e a liberare la città proprio l'11 novembre.
Da allora il giorno di san Martino viene festeggiato in Lettonia e ricordato per il valore dei volontari difensori di Riga che protessero la città dall'assedio e il giovane stato dal suo annientamento.
Il giorno viene celebrato come giorno di Lāčplēsis, l'epico eroe della mitologia lèttone, metà uomo e metà orso, raccontato da Andrejs Pumpurs.
Si accendono candele, si mette indosso qualcosa coi colori della bandiera lettone, e poi come ogni giorno di San Martino si mangia l'oca.

Nella foto, tratta dal Museo dell'Archivio di guerra, Riga subito dopo la liberazione dall'assedio dell'esercito russo di Bermot.
Nella foto in alto le candele accese al muro del Castello presidenziale, nel centro di Riga (foto da Riga.in)

mercoledì 10 novembre 2010

Il rito serale

Tenere la mano dei due ometti, mentre sono entrambi nei loro lettini, quando il silenzio comincia finalmente a spandersi nella cameretta e le luci si sono spente.
E ascoltare i loro mormori che si fanno flebili prima di arrendersi, uno schioccare di lingua, lo stringerti la mano per accertarsi che ci sei, e poi nella semi oscurità seguire il percorso dei loro respiri mentre piano si addormentano.
E' una cosa che amano fare con la loro mamma, che ha questo privilegio che si fa onere pesante quando si ripete ogni sera. Ieri l'hanno fatto con me, con la benevolenza dei generosi mi hanno ammesso al loro rito serale.

martedì 9 novembre 2010

Vostro Onore, abbia coraggio!

Le parole con cui Khodorkovsky ha pronunciato la sua difesa sono piene di dignità e di coraggio, in una Russia dove pochi hanno il coraggio della testimonianza civile, e quei pochi sono uccisi, o ridotti al silenzio e in catene.

"Voglio che un sistema giudiziario indipendente diventi la realtà e la norma, voglio che la frase sovietica “il tribunale più giusto del mondo” smetta di suonare ironica e torni a essere ciò che era. Non voglio che il nostro paese lasci i simboli pericolosi di un sistema totalitario come eredità ai nostri figli e nipoti. Tutti sanno che il vostro verdetto — qualsiasi esso sarà — entrerà a far parte della storia della Russia. Formerà le generazioni future. I nomi di tutti gli avvocati, e dei procuratori rimarranno nella storia, come lo sono rimasti quelli degli infelici processi sovietici. Vostro Onore, immagino perfettamente che tutto questo non debba essere troppo facile per lei, forse addirittura spaventoso, ma abbia coraggio!"

Il primo guaio per il governo Dombrovskis

E' appena nato ma il governo Dombrovskis si trova già ad affrontare una grande crisi interna.
Il neo ministro degli esteri Girts Valdis Kristovskis e leader di PS, uno dei partiti di governo, è finito dentro uno scandalo di carattere razziale. Appena dopo la fiducia al governo, sono uscite su un organo di stampa lèttone stralci di corrispondenza elettronica fra Kristovskis e un medico, anch'esso esponente di PS, in cui si fanno accenni discriminatori nei confronti della minoranza russa del paese. In realtà è il medico, Aivars Slucis, in questa corrispondenza, a lasciarsi andare a pesanti considerazioni, come il fatto che non si dovrebbe riconoscere ai russi che vivono in Lettonia la stessa assistenza medica riconosciuta ai lettoni, oppure come la possibilità di negare la cittadinanza a russofoni che l'hanno acquisita nel 1991 al momento del crollo dell'Urss, fino all'eventualità di richiedere indietro la cittadina di Abrenes, città contesa fra Russia e Lettonia.
La parte di Kristovskis nella corrispondenza sembra più sfumata, ma dimostra di approvare le posizioni di Slucis. Una volta divenuta pubblica, questa corrispondenza rappresenta indubbiamente un grave scandalo per Kristovskis, accusato di razzismo e di indegnità a ricoprire un ruolo così importante come quello di ministro degli esteri. Ma l'imbarazzo si estende ovviamente a tutto il governo Dombrovskis, che si troverebbe esposto a forti tensioni sui rapporti con il grande vicino russo. Ma Kristovkis non ha alcuna intenzione al momento di dimettersi ed ha trovato il sostegno di Vienotiba, la coalizione di cui fa parte ed è leader.
Saskanas Centrs, il partito filorusso di opposizione a Dombrovskis, ha già presentato la mozione di sfiducia nei confronti di Kristovskis, che per il momento trova il sostegno di SC e di PLL.
Decisivi saranno i voti del partito dei verdi e dei contadini, che per il momento non ha ancora preso una posizione chiara, ma uno dei suoi compomenti interni, la corrente del potente sindaco di Ventspils Aivars Lembergs ha già dichiarato che voterà per la sfiducia al ministro degli esteri.
Il cammino del governo Dombrovskis, che già si preannunciava irto di difficoltà per la situazione economica, inizia nel peggiore dei modi.

Update:
La sfiducia a Kristovskis non è passata. I verdi hanno votato a favore del ministro degli esteri, che dunque resta al suo posto. E' comunque una brutta pagina, che acuisce i dissidi etnici interni al paese e lascia al governo un ministro degli esteri che ha perso molta credibilità.

Nella foto il neo ministro degli esteri lèttone, Girts Valdis Kristovkis

domenica 7 novembre 2010

Un weekend in streaming

Era una domenica mattina umida di foglie sparse, intiepidita da un timido sole, e gli ometti avevano voglia di sguazzare in un giardino terroso dall'odore autunnale.
Intanto alla Leopolda, poco lontano da noi, facce nuove e fresche discutevano delle cose di cui dovrebbe discutere un partito, se ancora ha un senso questa parola.
Me le sono guardate in streaming durante tutto il weekend quelle belle facce nuove e appassionate messe insieme da Renzi e Civati, come se volessi cedere di nuovo ad un'illusione, come se quell'idea di partito davvero esistesse.
Poi nel pomeriggio la domenica ha ceduto alla pioggia. E io pure, con Napo acciambellato sulle gambe a ronfare beato.

sabato 6 novembre 2010

La nuova sfida di Sarmīte

Il vero volto nuovo delle politica lèttone è quello di una donna.
Si chiama Sarmīte Ēlerte, ed è appena diventata ministro della Cultura nel governo guidato da Valdis Dombrovskis.
Fino due anni fa la Ēlerte era la giornalista lèttone forse più stimata e importante. Ha diretto per 16 anni il quotidiano Diena, facendolo diventare uno dei più influenti giornali del paese, ed ha condotto molte battaglie contro la corruzione, uno dei mali endemici della politica lèttone. Si è scagliata spesso contro i grandi imprenditori e business man del paese impegnati in politica, come Andris Šķēle e Aivars Lembergs (il potente sindaco di Ventspils e uomo più ricco della Lettonia) colpiti da accuse e processi per corruzione. Una delle sue campagne anti corruzione ha persino portato alle dimissioni del governo di Kalvitis. Ha messo in piedi un movimento chiamato Lietussargu revolucija (La rivoluzione dell'ombrello), che ha cercato di sensibilizzare l'opinione pubblica e la classe politica sui temi della legalità e della lotta alla corruzione. Due anni fa, mentre il giornale Diena era oggetto di tentativi di cambio di proprietà oscuri e poco identificabili (si è parlato di proprietà nelle mani di prestanome di Šķēle o di imprenditori russi vicini a Saskanas Centrs) la Ēlerte si decide al grande passo. Vende le sue quote di Diena e lascia la direzione del giornale che guidava dal 1992 e dopo un periodo di vacanza, decide di scendere direttamente in politica, portando il suo movimento Lietussargs a confluire in Vienotiba, la grande alleanza di centro moderato che sosteneva Dombrovskis. Vienotiba vince le elezioni e la Ēlerte viene nominata Ministro della Cultura, superando la grande opposizione all'interno della coalizione di maggioranza del suo grande nemico Aivars Lembergs. "Pensi ai processi a suo carico, che lo occuperanno per gran parte del tempo nei prossimi anni" gli dice la Ēlerte, quando Lembergs prova a contrastare la sua nomina.
Nelle sue prime dichiarazioni da ministro Sarmīte Ēlerte ha messo al primo posto delle sue priorità l'identità nazionale, la difesa dello spazio culturale lettone, in ogni sua espressione, dalla letteratura all'arte alla musica, a partire dal Dziesmu Svetki, il festival della canzone popolare lettone. Anche perché, secondo la stessa Costituzione lettone, la Lettonia è l'unico posto al mondo dove i propri cittadini possono difendere la loro lingua e la loro cultura.
La Ēlerte per presentare le sue intenzioni da neo ministro ha usato le parole di uno dei grandi scrittori lèttoni, Jānis Akuraters: cīņa par kultūru ir cīņa par valsti (lottare per la cultura è lottare per il proprio paese). E Sarmīte "la dura" sa bene come si fa a lottare.

venerdì 5 novembre 2010

Prossima fermata Italia

Oggi parte la rivoluzione di Renzi e Civati. Da stasera a domenica a Firenze parleranno del paese e del suo futuro. Se già riuscissero a vincere la battaglia dei tre mandati parlamentari e poi a casa, farebbero fuori tre quarti della nomenklatura del PD. Auguri.
Quelli del Post fanno le cose in grande e da stasera seguiranno l'evento in diretta video e liveblogging.

mercoledì 3 novembre 2010

Tanti voti e tanti problemi per Dombrovskis

Il nuovo governo di Dombrovskis ha ottenuto oggi la fiducia parlamentare, con 63 voti a favore e 35 contrari. Dunque una maggioranza più ampia di quella prevista. Oltre al voto favorevole di Vienotiba e di ZZS (il partito dei verdi e dei contadini), anche i nazionalisti di Visu Latviaji! e di Tevzemei un Brivibai hanno votato la fiducia a Dombrovskis, assicurando di fatto un appoggio esterno al governo.
All'opposizione restano il partito filorusso di Saskanas Centrs e Par Labu Latviju, il partito degli imprenditori.
Dombrovskis nella formazione del nuovo governo si è attirato alcune critiche dai politologi sulle scelte dei ministri. Vienotiba, il suo partito, è sembrato eccessivamente avido di poltrone importanti, lasciando a ZZS dicasteri meno rilevanti e soprattutto con scarse risorse in settori come sanità, istruzione, welfare che rappresentano il nodo più delicato su cui si sono incentrate le politiche di risanamento e di tagli dell'ultimo anno.
Dombrovskis potrà tenere a galla la propria maggioranza solo se Vienotiba riuscirà a diventare davvero un partito stabile e appianerà i contrasti interni delle sue numerose correnti, e se i verdi di ZZS non alzeranno le pretese nel corso della legislatura per ottenere posti più importanti.
Intanto Zatlers, il Presidente della Repubblica, ha chiesto ai singoli ministri di fare gioco di squadra e di non correre come "cavalieri solitari", ed ha fissato in tre punti le priorità della politica lettone dei prossimi anni: lotta alla disoccupazione, aumento demografico e risorse energetiche.
A 39 anni Dombrovskis si appresta a guidare il secondo governo della sua carriera politica. Ha preso la guida del paese un anno fa sull'orlo della bancarotta, lo ha tenuto in vita con politiche drastiche di risanamento, ha vinto elezioni contro ogni pronostico. Ma deve ancora affrontare la sfida più difficile: guidare il paese nei prossimi quattro anni fuori dalla crisi e farlo entrare nell'Euro.

Nella foto Valdis Dombrovskis

Chiamare le cose con loro nome

"Fabio, in tv c'è quel cartone animato che ti piace, di quell'animale... si, insomma... quell'animale strano col muso lungo che mangia le formiche."
"Oritteropo, babbo!"
Ah, ecco..

martedì 2 novembre 2010

Il nuovo governo della Lettonia

Il mio articolo uscito oggi sul Il Post.

Si è riunito oggi il nuovo Parlamento della Lettonia, uscito dalle elezioni dello scorso 2 ottobre, e Valdis Dombrovskis, premier uscente e vincitore delle elezioni ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Zatlers l'incarico di formare il nuovo governo, che sarà composto da Vienotiba (Unità) il partito di Dombrovskis e ZZS (Partito dei verdi e dei contadini). La maggioranza di centro moderato che sostiene il governo può contare sul voto di 55 dei 100 deputati che compongono il Parlamento lettone e già domani Dombrovskis si presenterà in Parlamento con il nuovo governo per ottenere la fiducia.
Dombrovskis, al termine di lunghe trattative, ha alla fine deciso di limitare la sua maggioranza ai due partiti di centro moderato che sin dalla vigilia delle elezioni avevano stretto un accordo di governo. Restano fuori i nazionalisti di Visu Latviaji! (Tutto per la Lettonia) e di Tevzemei un Brivibai (Per la patria e la libertà), le cui posizioni sono apparse troppo estremistiche. Il rischio era di scontentare eccessivamente la minoranza russofona che in Lettonia conta circa il 30% della popolazione ed esporre il nuovo governo alle critiche che, anche a livello internazionale, spesso colpiscono le posizioni fortemente nazionalistiche di alcuni esponenti di Visu Latviaji.

Saskanas Centrs, il partito filorussofono, con i suoi 29 deputati, guiderà l'opposizione al governo di Dombrovskis, anche se in Lettonia alcuni credono non sarà per molto tempo. Dombrovskis già nel corso delle trattative per la formazione della nuova maggioranza di governo, aveva aperto alla collaborazione con Saskanas Centrs, che però aveva posto condizioni, sulla questione della nazionalità e dei diritti della minoranza russa, ritenute da una parte delle forze che sostengono Dombrovskis non accettabili.
Dunque, almeno per il momento, non si è assistito alla storica novità di una forza russofona che entra nella maggioranza di governo lèttone dalla fine dell'Urss (a Riga invece dal 2009 Nils Ušakovs è il primo sindaco filorussofono dall'indipendenza del paese).
Sembra però aperta la possibilità, nel corso della legislatura, di un riavvicinamento fra Saskanas Centrs e Vienotiba, che potrebbe portare ad un governo di larga coalizione nel caso in cui la maggioranza attuale non riesca ad attuare e a far digerire al paese le dure politiche di riforma economica e di risanamento imposte dall'Unione Europea. La Lettonia deve restituire al FMI un maxi prestito di 7.5 miliardi di euro e deve raggiungere entro il 2014 un rapporto fra deficit di bilancio e pil sotto al 3% per entrare nell'Euro (nel 2009 il rapporto deficit-pil è stato del 9%). Nel programma di governo Dombrovskis si è posto l'obiettivo di raggiungere il 6% di deficit/pil nel 2011 e di recuperare risorse da investire sulla sanità, il comparto più colpito dai tagli drastici effettuati nell'ultimo anno. Altri punti del programma sono il progressivo innalzamento dell'età pensionabile, aiuti alle famiglie e investimenti sulla formazione degli insegnanti e sull'istruzione, contenimento dei costi delle medicine.

Al di là dei temi nazionalistici, che in Lettonia occupano da sempre un posto rilevante nel dibattito politico e nell'opinione pubblica, in questo momento è il tema del risanamento dell'economia, in una nazione che è stata ad un passo dal fallimento, in cima alle preoccupazioni della popolazione ed è su questo tema che Dombrovskis, che nell'ultimo anno ha ottenuto buoni risultati nel risanamento del bilancio, ha conquistato la fiducia dell'elettorato, dopo che i sondaggi pre elettorali prevedevano una vittoria del partito russofono.
In queste ore Dombrovskis sta ultimando la definizione dei suoi ministeri: Vienotiba, il partito del premier, occuperà sette ministeri, i più importanti: il ministero delle finanze e quello dell'economia, il ministero della giustizia, e quello dell'interno. Il nuovo ministro degli esteri sarà con molta probabilità Valdis Kristovskis (leader di Vienotiba), mentre alla Cultura dovrebbe andare Sarmite Elerte, una delle tre donne della prevista compagine governativa, ex redattrice di Diena e volto nuovo della politica lettone. Le altre donna ministro dovrebbe essere Linda Murniece, confermata ministro dell'interno, e Ilona Jurševska dei Verdi, al Welfare.
All'altro partito che sostiene Dombrovskis, quello dei verdi e dei contadini, oltre che il Welfare vanno altri cinque ministeri, fra cui quello dell'ambiente, della sanità, e dell'istruzione.
La prossima scadenza elettorale importante del paese è prevista per il prossimo anno con l'elezione del Presidente della Repubblica. Sarà un nuovo banco di prova nella contrapposizione fra l'elettorato lèttone e quello russofono, o magari la prima occasione delle prove generali per un'intesa fra le due componenti del paese verso il superamento delle tensioni nazionalistiche.

lunedì 1 novembre 2010

L'autunno del 1915

Mai dal cielo d'autunno
era piovuta una tristezza tanto buia.
Mai il vento sotto il cielo
era stato tanto crudele e impetuoso.
Mai una freccia disperata
era stata così rapida a trafiggere un cuore.
Mai una strada in Lettonia
aveva bevuto lacrime tanto amare.
Mai così tanti sospiri
si erano alzati fra le stelle silenziose a mezzanotte.
Mai sorriso fu tanto doloroso.
Mai, mai il futuro,
che l'eternità porta in grembo,
mai tanto sperato, atteso, desiderato.
Fricis Bārda

Fricis Bārda è un poeta lettone dei primi del novecento. Morto giovanissimo, è stato uno degli autori lirici più interessanti e importanti della sua epoca in Lettonia. Cantore della natura e dei paesaggi del suo paese, nel 1915 si è trovato ad affrontare, come tutti i suoi compatrioti, i duri tempi della guerra e della fame.
Ha scritto nella sua breve vita poesie di grande intensità e profondità. Mi affascina per questo provarmi a tradurlo.
Quiete e cariche di senso le sue parole, kafkiane la sua figura e la sua malinconia.
E poi oggi piove, ed è autunno.