sabato 31 dicembre 2011

Finire in versi


Questo blog finisce l'anno come l'ha cominciato, e un po' come continuerà nel prossimo. E, buon anno eh!

Regalami
una sola dimenticata, cara parola,
qualcosa d'insignificante
come la voce di una foglia,
che in dicembre
si aggrappa al nudo ramo.
Māris Čaklais (trad. Paolo Pantaleo)

Uzdāvini man
vienu piemirstu, mīļu vārdu,
kaut ko tik nenozīmīgu
kā lapas balsi,
kas decembrī
turas pie plika zara.

lunedì 26 dicembre 2011

Il traduttore tradotto

Cos'è per me la traduzione.
Restare dietro le quinte è una cosa che mi è sempre piaciuta. Far girare una macchina, nascondendosi dentro gli ingranaggi. Far capolino dietro alla tenda del palcoscenico, e godersi da lì la bellezza dell'arte, della poesia. Ospitare un quadro prezioso nella propria piccola bottega giusto il tempo di costruirgli intorno una cornice dignitosa e appropriata. Ecco, tutto qui.


Insomma, non proprio tutto qui. Il resto lo racconto nel blog di Jacqueline, dedicato ai traduttori.

sabato 24 dicembre 2011

Ziemassvētki "la festa d'inverno"


La tradizione popolare lettone per le feste di natale è collegata principalmente alla festa pagana del solstizio d'inverno che celebra la fertilità, la speranza e la luce.

In passato il solstizio d'inverno per i lettoni era un momento di gioia e di divertimento, in cui si celebrava la vittoria della luce sulle tenebre, poiché la notte più lunga dell'anno lasciava il posto al lungo cammino verso la primavera.
Ziemassvētki, parola con cui oggi si indica il "natale" ma che letteralmente in lettone significa "festa d'inverno", veniva festeggiato dai contadini dal 20 dicembre per tre giorni e tre notti. Dal sole e dalla luce dipendeva la qualità del raccolto dell'anno successivo.
Insieme alla festa d'inverno, la prima sera e la prima notte dei festeggiamenti si celebrava il rito della "Bluķa", il ciocco d'albero che veniva rotolato per la strada secondo un rituale che intendeva imitare il corso del sole, e che terminava con un fuoco di prosperità e di buon augurio. Ancora oggi a Riga, nelle stradine della città vecchia, il 23 dicembre si celebra questa tradizione, che si conclude poi con la cerimonia del falò dei ceppi d'albero.

Oltre alla tradizione dell'albero addobbato con paglia, fiori secchi, fili di lana, il classico abete lettone, che leggenda vuole sia iniziata proprio a Riga cinquecento anni fa, altre tradizioni segnavano il giorno della festa d'inverno dei lettoni.
Sulla tavole delle case lettoni, sia in passato che ancora oggi per chi segue la tradizione, la sera della vigilia di Ziemassvētki si trovano i frutti dell'autunno appena trascorso. Innanzi tutto nella notte di natale si lasciava del pane sulla tavola perché non mancasse per l'anno successivo.
Piatti tradizionali della festa d'inverno sono da sempre "pupas un zirņi", fagioli e ceci (diversi da quelli che si trovano in Italia), ed un piatto di cereali cotto con la testa del maiale che veniva accompagnato dai ceci e fagioli.
Sulla tavola si trovavano poi altra carne di maiale, salsicce fatte col sangue, i tradizionali "piragi" (brioscine ripiene di carne e formaggio) e ovviamente birra.
Un'altra tradizione della festa d'inverno era la parata in maschera che alcuni compivano andando per le case dei vicini, mascherati da zingari, cantando ma anche facendo rumore assordante con utensili da cucina, piatti, pentole e tutto ciò che si trovava per casa.
Ricchissima anche la tradizione di canzoni popolari, dainas, racconti, storie e novelle della festa d'inverno, come pure gli stratagemmi per prevedere il futuro. Un modo per sapere cosa avrebbe riservato l'anno in arrivo era quello di scrutare il cielo e contare le stelle che si riuscivano a vedere.
Per avere un buon raccolto di miele si doveva andare, la notte della festa d'inverno, a tosare una pecora, per poi metterne la lana alla base dell'alveare.
Per fare tanti soldi, invece, si doveva prendere un gatto nero e portarlo intorno ad una chiesa.
Altri stratagemmi si usavano per avere un buon raccolto di mele, o per propiziarsi altre fortune.
Per evitare di avere mal di denti per l'anno successivo, la sera della vigilia di natale era consigliabile correre a piedi nudi percorrendo tutta la casa per tre volte.
La sera di natale le ragazze lanciavano una coroncina sull'abete. Se la coroncina restava appesa all'albero, si sarebbero sposate presto, se invece la corona cadeva, si sarebbe dovuto attendere per il matrimonio ancora un anno. Ogni tentativo fallito era un anno in più di attesa.

martedì 20 dicembre 2011

"Quello è mio fratello!"

Gridava così l'ometto piccolo, mentre io e sua madre cercavamo di tenere fermo l'ometto grande per mettergli un collirio nell'occhio infiammato.
La scena era questa: lei lo teneva fermo sul letto, io cercavo di mettergli la medicina cercando di aprirgli l'occhio che lui serrava stretto mentre berciava che non voleva.
E l'ometto piccolo, lì accanto a noi, che ci ringhiava contro, esclamando: "Fermi, lui è mio fratello! Lui è mio fratello!"

lunedì 19 dicembre 2011

Dobrý cestovní pan Havel

All'inizio di tutto è la parola. 
E' un miracolo al quale dobbiamo il fatto di essere uomini. Ma è nello stesso tempo un'insidia, un esame, uno stratagemma e un test. Piu' grande, forse, di quanto può sembrare a voi che vivete in una situazione di grande libertà di parola, quindi in una situazione nella quale le parole non hanno poi tanta importanza.
Invece hanno importanza.
Hanno importanza dappertutto.
Vaclav Havel

Dobrý cestovní, pan Havel...

domenica 18 dicembre 2011

Quella voce lì..

Kārlis Kazāks ha quella voce lì. Non c'è molto altro da dire.
Quando canta "Es tevi pamīlētu tā", una delle poesie d'amore piu' intense e potenti di Ziedonis, è uno sconquasso, un terremoto d'emozione.
E qui, nella canzone che oggi mi rimbomba in testa, "Nāc, nāc, saule" (Vieni, vieni, sole), uno lo ascolta, e non importa, capire, non capire, il suo testo (che peraltro è bellissimo), basta sentirla, quella voce, e la tromba che ci si infila in mezzo. Come un miracolo.


man jābūt aklam, lai nomirtu tik skaistās rokās.
man jābūt mēmam, lai aizietu visu nepasakot.
man jābūt kurlam, lai nomirtu, kad balss Tava vēl skan.
man jābūt Dievam, lai vēlreiz varētu te atgriezties.
nāc, nāc, saule, sadedzini, ja zini,
ka man nav vairs kam kust.
nāc, nāc, nakts ņem mani tikai,
ja zini, ka man nav vairs kam just.
es neaizeju, es tikai par ūdeni Tevī pārvēršos.
es neaizeju, es par zvaigzni dienā pārvēršos.

domenica 11 dicembre 2011

ll nuovo libro di Andra Manfelde

Una volta, molto molto tempo fa, quando non ero ancora una poetessa, nè una prosatrice, ma una semplice studentessa, Māris Salējs mi regalò una pietra bianca, quasi cristallina: "Viene da Visby" (nelle isole Gottland l'isola svedese di fronte alla costa occidentale della Lettonia).
Una volta, molto, molto tempo fa, sentivo Grāvers cantare "nuotavo da Ventspils a Visby..." e non potevo credere che quella Visby esistesse per davvero. Anche adesso nella fretta quotidiana, nelle difficoltà, nelle tristezze, le passeggiate verso il mare di Visby e di Venstpils sembrano immaginarie. Così irreali nella loro bellezza.
E' questa bellezza che mi ha insegnato a guardare più in profondità, a scrivere in modo diverso. La natura anche come un'icona. D'eternità. Se solo noi vogliamo credervi. E come non credere, a ciò che vediamo nella realtà. Forse - "Ceļojumā uz mēnesi". (Viaggio sulla luna)
Andra Manfelde (dal suo blog)

La scrittice lettone di cui sono traduttore, Andra Manfelde, ha appena pubblicato un nuovo libro " "Ceļojums uz mēnesi" (e un altro lo sta scrivendo...) La cosa ovviamente mi rende felicissimo, anche perché non vedo l'ora di averne una copia autografa quando ci incontreremo in Lettonia il prossimo mese.
"Ceļojums uz mēnesi" (Viaggio sulla luna, ma è un gioco di parole perché mēnesi in lettone è sia luna che mese) è il racconto del viaggio di un mese a Visby, nell'isola svedese di Gottland, di fronte alla costa occidentale della Lettonia, dove la Manfelde vive.
E' un libro che come dice la stessa scrittrice, mette insieme vari generi, la documentazione di viaggio, la prosa e la poesia.
"... perché nelle sere d'inverno spesso mi perdo nei ricordi di cose straordinarie, dei giorni vissuti a Visby e Ventspils. Spero che non solo per me, ma anche per i lettori, questo libro sia una finestra che apre lo sguardo sulle cattedrali, sulle scogliere, sul mare.."

lunedì 5 dicembre 2011

Russia Unita


Che poi fa pensare il fatto che a Daugavpils, nel Latgale la regione della Lettonia a maggioranza russofona, i cittadini russi che hanno votato per il rinnovo della Duma presso il consolato russo, abbiano fatto registrare una percentuale di voti enorme per il partito di Putin, l'85%. A San Pietroburgo Putin ha avuto solo il 33% per dire...

sabato 3 dicembre 2011

Spēlēju, dancoju.. I 30 anni degli Iļģi

Sono trent'anni che suonano, cantano e ballano, gli Iļģi una delle folk band piu' famose e tradizionali in Lettonia.
Oggi celebrano i loro trent'anni di carriera con un concerto al Palladium di Riga.
Io qui metto la loro canzone che mi piace di piu' (testo di Rainis, per dire...).






Acis veras - aizveras
Saules nav un nav ko redzēt
                                
Mute veras - aizveras
Saules nav un nav ko sacīt

Saule, saule, saule nāc
Saule kaunā neved bērnus

Miroņ svece te nu dziesti
Tumsu tavi stari griezti

Saule ņemi mani atkal
Es pie tevis atkal nāku

Manu dzīslu vārti vērās
Asins staigā locekļos

Mazas asins lāses
Ceļu sīku pilieniem



domenica 27 novembre 2011

Gustavo chi?

La si può pensare come si vuole, ma per me Gustavo è una delle cose più interessanti e fascinose nate nella musica lettone degli ultimi anni, specie quando si cimenta in produzioni di altri.

Per dire, un po' di tempo fa lo vedo scendere dalle scale mobili in un centro commerciale a Riga. E allora dico alle persone (tutte lettoni) con cui ero, "ehi quello era Gustavo!". "Ah, si?!" Mi fanno loro...
Ecco, insomma voi pensatela come volete, ma per me.... Citu variantu nav...

Ma pensa te...

Hanno fatto un'intervista a Bartleboom...
Grazie a Selene.


domenica 20 novembre 2011

Almeno un cuore ardente..

Una stella bianca da sola,
per la notte intera!
Una sola viva parola,
che riecheggi in un'eco lontana!
Che sia pure tutto perso, tutto si inabissi,
che sia depredato tutto il resto.
Ah, almeno un unico cuore ardente
che ancora creda nel futuro!
Aspazija (trad. Paolo Pantaleo)

Vienu pašu
Vienu pašu baltu zvaigzni,
Visai naktij būtu gan!
Vienu pašu dzīvu vārdu,
Kas kā tāla atbalss skan!

Lai viss zudis, lai viss grimis,
Lai vēl atņemts tiek viss cits!
-Ak, tik vienu karstu sirdi,
Kura nākotnei vēl tic!





Omaggio a blueaspazija...

venerdì 18 novembre 2011

La festa di indipendenza della Lettonia

Oggi in Lettonia si festeggia il 93° anniversario della proclamazione di indipendenza, il 18 novembre 1918.
Qui sotto un cartone animato che rimette insieme la storia di questo pezzo di terra baltica, dal 1200 quando l'arcivescovo Alberto venne a convertire i pagani che abitavano quelle terre fino ai giorni nostri.


martedì 15 novembre 2011

domenica 13 novembre 2011

Il precipitare degli eventi


Intanto nell'altro paese che amiamo, è scesa la prima neve della stagione...

giovedì 10 novembre 2011

Santità, le presento Gigi Vesigna...

Gramellini sulla stampa ha scritto il pezzo definitivo su B.
Poi mettiamoci una pietra sopra.

B. si era trascinato al seguito un esercito di milanisti, giornalisti e inserzionisti - il Gruppo, come lo chiamava lui - e li presentò al Papa uno alla volta, alla sua maniera: «Questo è Ruud Gullit, Santità. Già 12 gol quest’anno, di cui tre in Coppa dei Campioni». Wojtyla abbozzò un sorriso di cortesia. «E questo è Gigi Vesigna, direttore di Sorrisi e Canzoni: un milione di copie, molte più di Panorama!». Il Papa si illuminò: «Panorama! Io leggo sempre Panorama!». B ci rimase così male che forse in quel momento decise di comprare la Mondadori.

mercoledì 9 novembre 2011

Sail on silver girl, sail on by....

Dopo così tanto tempo...



My beard is slightly fluorescent


Mi sono iscritto da qualche giorno a Twitter (@paolo_pantaleo). Che mi piace di gran lunga più di FB.
Ci scrivo più che altro in lettone (scusa Elena...), perché quei pochi che mi seguono lì, son quasi tutti lettoni...
Ma la grande sorpresa, fra quelli che invece seguo io, è l'allenatore della Dinamo Riga. Si chiama Pekka Rautakallio, è un finlandese che da un paio di mesi è arrivato a Riga per allenare la squadra di hockey più importante della Lettonia.
I suoi tweet sono esilaranti:
- My beard is slightly fluorescent
- Sprukts (un suo giocatore) is comin with me to Suomi for a couple of days. He'll repair my wine cellar floor.
- Bunga-bunga is not only what you think. Its also when The Gas Man knocks on my office door..
- Axidentally I cooked 4 eggs instead of the usual 3 this morning. This is a good sign.
- In one antiques shop in Old Riga I found a vintage photo of Mr.Gagarin. I'll hang it up in our locker room, as a reminder to some people..
- Hey you seriously elected doctor as president?! Woooow! That's fun, I'm lovin it, Latvia rocks! Its great u got such cool sense of humor!

Fino a quella di stamani: "Had a nice relaxing morning coffee talk with my beard. The beard says it prefers Riga, its nicer than Suomi. So we'll be back soon."
 

martedì 8 novembre 2011

Sana competizione

Mani sauc Daniele un man ir trīs gadi.
Siccome quello grande sta imparando a leggere, quello piccolo, per non essere da meno e prendersi la sua dose di complimenti, ha deciso di cominciare a parlare lettone.

martedì 1 novembre 2011

Troppo medio...

L'ometto piccolo odia sentirsi dire che è piccolo. E l'ometto grande da parte sua cerca di evitare in ogni modo di urtare la suscettibilità del piccolo, pena urla e botte che il grande riceve con ghandiana rassegnazione.
Così ora quello grande ha imparato. Mai urtare la suscettibilità del piccolo, specie dicendogli che è piccolo.
Stamani quello piccolo voleva da bere. E quello grande si è offerto di aiutarlo.
"Dani, ti verso io da bere nel bicchiere".
"No, faccio da solo!"
"Ma non ce la fai, è troppo grande la caraffa".
"Ma si che ce la faccio!!!"
"No, non ce la puoi fare! Tu sei troppo p..., troppo... medio!"

domenica 30 ottobre 2011

Confessione



"Miglā asaro logs. Ko tur liegties, nav vērts", sono le parole con cui inizia una delle più celebri canzoni d'amore lettoni.
Sono i versi di una poesia di Aleksandrs Čaks, la più splendente voce poetica della Riga degli anni '30, del primo novecento lettone. La poesia "Confessione" (Atzīšanās) Čaks la dedicò ad un grande amore della sua vita, di cui però tenne nascosto il nome. Alcuni, forse sbagliando, individuarono la donna descritta nella poesia da Čaks in Angelika Blaua, una bellissima donna su cui mise gli occhi anche un altro famoso scrittore dell'epoca, Edmunds Virza, ma che alla fine scelse di sposare un amico di Čaks, il medico Arvīds Kļaviņs.
Resta così questa struggente poesia, che poi inserita nel tappeto musicale di un autore rimasto anonimo, divenne una delle canzoni d'amore più celebri e amate dai lettoni.
Quest'anno ricorrono i 110 anni dalla nascita di Čaks e questo blog lo vuole celebrare così. Nella clip con la canzone, interpretata da Ainars Mielavs (in questo blog sempre molto amato), si intravede anche il volto di Angelika.

Confessione Finestra lacrimante di nebbia. Non ha senso negarlo,
solo te ho amato
In quale strana pozione immergi le labbra,
che brillano in un così rosso respiro?

Da quanto ti incontrai, là dove sale il viale,
non conosco più tempo né pace.
In un angolo, ricurvo come un mendicante che chiede denaro,
la nostalgia mi calpesta come lo zoccolo di un cavallo.

Sia giorno o notte, vago solitario per strada,
strappo le foglie dagli alberi, sperando
di trovarci un tuo bacio, un tuo capello.

Ma quelle vuote, le getto nelle fogne.

Adesso osservo dentro le finestre, forse
per vedervi i tuoi occhi splendere,
Ma gli uccelli della speranza cantano solo nella mia fantasia.
Sento in un attimo svanire la nostra vita.

Dove sei mio amico? Forse in quella luce che scende
su di me una solitaria nuvola mi oscura il viso?

O di te sento così la nostalgia, da frantumarsi nella mia acuminata e inquieta poesia?

Finestra di nebbia lacrimante. Non ha senso negarlo,
solo te ho amato.
Forse nel mio sangue immergi le tue labbra,
che bruciano in un così rosso respiro.

Aleksandrs Čaks (trad. Paolo Pantaleo)

Atzīšanās

Miglā asaro logs. Ko tur liegties, nav vērts
Tikai tevi es mīlējis esmu
Kādā dīvainā sulā savas lūpas tu mērc.
Ka tās kvēl ar tik sarkanu dvesmu?

Tur kur bulvāri kūp, tevi satiku reiz
Un vairs nezinu miera ne mirkli.
Uz tā stūra kur lūdz naudu ubags sev greizs
Mani samīs drīz ilgas kā zirgi.

Vai tā diena, vai nakts, ielās klīstu viens pats,
Rauju lapas no kokiem un ceru,
Ka uz kādas no tām būs tavs skūpsts vai tavs mats,
Bet tās tukšas es notekās beru.

Tad es veros tāpat visos logos, varbūt
Tavas acis tur redzēšu spīdam,
Bet man cerību putni tikai smadzenēs dzied,
Jūtu mirkļus tik mūžībā zūdam.

Kur tu esi mans draugs? Vai tai blāzmā kas krīt
Man no vientuļa mākoņa sejā?
Jeb no tevis man tik, kā šīs ilgas, kas lūst
Manā asā un satrauktā dzejā?

Miglā asaro logs. Ko tur liegties, nav vērts,
Tikai tevi es mīlējis esmu.
Laikam asinīs manās savas lūpas tu mērc,
Ka tās deg ar tik sarkanu dvesmu.

giovedì 27 ottobre 2011

venerdì 21 ottobre 2011

La voce del poeta



Ascoltare la voce del poeta. Quella voce inconfondibile.
ar tevi es lasīju kastaņus...
E sentire quel silenzio trascinarsi, klusss....
E l'improvviso destarsi di quel sentimento, sospeso come un ponte infinito
ka es... tevi mazliet........ mīlu
Ecco, neanche c'è bisogno di una povera traduzione. Basta sentire il suono delle parole, nella voce del poeta.
un varbūt pat ļoti....


Con te raccoglievo castagne,
fra le grandi foglie marce d’autunno, un autunno freddo e quieto come arrivasse dalla Papua del sud.


Era bagnato e un poco umido e freddo,
con grandi nuvole cerulee,
d’improvviso mi sembrò che tu mi fossi complice
e che io... un po’ ti amassi.

Avevi le mani congelate,
mentre raccontavi amenità,
il cielo era azzurro, basso e ventoso,
il castagno, sopra di noi.

Non dissi niente, nella bellezza dei castagni
fin da bambini cadevamo, come irretiti,
e poi dire o non dire, che io ti... ecco

forse già abbastanza.
Imants Ziedonis (trad. Paolo Pantaleo)

ar tevi es lasīju kastaņus
rudens trūdošās milzīgās lapās
un rudens bij nosalis un kluss
kā atvests no dienvidiem papuass

bij slapjš un mazliet drēgns un auksts
ar mākoni lielu un zilu
un pēkšņi man likās: tu esi mans draugs
un ka es... tevi mazliet mīlu

tev bij tādas rokas nosalušas
un tu runāji visādus jokus
un debesis bij zilas, zemas un pušas
pār mums abiem kastaņkoks

es neteicu nekā, bij kastaņi skaistumā
jau no bērnības apbrīnoti
teikt vai neteikt, ka es tevi... nu jā
un varbūt pat ļoti

domenica 9 ottobre 2011

Vado per parole



Per i giorni della poesia lettone un'altra brano di Māra Zālīte.


Di prima mattina vado per parole
come un partigiano fra i boschi.
All’orizzonte un piccolo sole dorato,
distante, talmente distante.
Nella fitta abetaia di pensieri
scavo una trincea fonda e buia.
Non so, caro, quanti giorni.
Non so, caro, quando tornerò.
Di fronte al fuoco di una candela
canto una vecchia canzone
sugli amici caduti in battaglia
portando una penna in spalla.
Vado per parole, prima che mi diano via
come una bottiglia vuota.
Insieme a me - una sigaretta
e, in un vaso di fiori, la terra patria.



Māra Zālīte (trad. Paolo Pantaleo)


Jau rīt es aiziešu vārdos
kā mežā iet mežabrāļi.
Vīd pamalē saulīte zeltīta,
bet tāļi, tik tāļi.
Starp domu damakšņām biezām
es tumsu kā bunkuru rakšu.
Nezinu, mīļais, cik dienu.
Nezinu, mīļais, cik nakšu.
Pie sveces kā ugunskura
es dziedāšu dziesmiņu vecu
par draugiem, kas krituši kaujā
ar lodīšu pildspalvu plecā.
Es aiziešu vārdos, pirms mani
kā tukšu pudeli nodod.
Man līdzi — vien cigaretes
un tēvzeme puķu podā.

venerdì 7 ottobre 2011

I laghi che cadono dal cielo


Si dice che i mille laghi del Latgale siano caduti dal cielo.
Le prime genti che abitavano quella regione, nella parte sud-orientale della Lettonia, quando una nuvola scorreva in cielo, provavano ad indovinarne il nome. Se il nome pronunciato era giusto, la nuvola cadeva giù e nasceva il lago.

Irena ha sei anni. Nella steppa siberiana, il primo giorno di una nuova primavera d'esilio e deportazione, si lascia cullare dai suoi sogni di bambina. Guarda il cielo. E gli manca tanto quel lago vicino alla sua casa abbandonata in Lettonia.


"Mamma raccontava che i laghi un tempo volavano per il cielo, finché le persone non gli davano un nome. Se solo lei potesse indovinare quel nome. Quello giusto. Sì, ma con quale lingua dare il nome al lago – russo o lettone? Se sulla testa ci passa sopra un lago russo, chiamarlo in lettone sarebbe peggio che mai... E se poi il lago fosse lettone? Potrebbe mai volare da così lontano?
Ma qui nella steppa laghi non se ne vedono, in compenso è pieno di nuvole. Basterebbe indovinare quel nome. E allora cadrebbe giù, proprio il nostro lago..."

Tratto da "Zemnīcas bērni", di Andra Manfelde (trad. Paolo Pantaleo)


lunedì 3 ottobre 2011

Semplicemente Vizma


Vienkarši Vizma. Tikai Vizma.
Semplicemente Vizma. Solo Vizma.
I lettoni da sempre la chiamano semplicemente Vizma, anche senza il cognome. Non serve per sapere di chi stanno parlando.
Vizma Belševica è stata la voce poetica femminile più potente e drammatica del secondo novecento lettone.
Nata nel 1931 a Riga da una famiglia molto povera, ha cominciato a scrivere molto presto, diventando negli anni sessanta uno dei principali punti di riferimento della poesia lettone. Ma è stata anche una delle voci più contrastate e censurate dell'epoca post stalinista nel paese baltico. Nelle sue poesie c'è tutto il senso della coercizione, della parola che si fa sofferente grido di emancipazione, la potenza della necessità espressiva che si fa verso, a dispetto di tutto e nonostante tutto.
Vizma dopo i durissimi anni delle lotte per far sopravvivere le sue parole, i suoi versi, quando il regime che soffocava le sue poesie stava per scomparire, nel 1987 perse suo figlio Klāvs Elsbergs, anch'egli giovane poeta, morto in circostanze sospette, probabilmente per mano dei servizi segreti sovietici.
Quella di Vizma è stata una voce che gli ascari del Cremlino non hanno mai sopportato. Una voce libera e potente. Una poetessa straordinaria, che è scomparsa sei anni fa. Ma ancora vivissima nelle case di ogni famiglia lettone.
Per loro Vizma. Semplicemente Vizma.

Per i giorni della poesia lettone che questo blog celebra, queste due poesie di Vizma.

La nostra casa non rimane vuota.
Ci svernano le farfalle.
E in fragili sogni di tempeste di neve
i fiori vengono a visitarle.
Nemmeno le mura e le travi
gli serrano le ali -
Fra le onde blu di campanule
navigano vele bianche e nere.
Navigano attraverso l’inverno
in caldi raggi di margherite,
nuvole di polline maturo
fanno da nutrimento al loro sonno.
Quando in aprile apriremo le finestre
e lasceremo volar via le farfalle,
ancora a lungo per casa
vagheranno orfane
le anime dei fiori.

Mūsu māja nepaliek tukša.
Tur tauriņi ziemo.
Un trauslos puteņa sapņos
pie viņiem puķes nak ciemos.
Ne tad pie sienām un sijām
sakļautie spārni turas -
pa zilu zvaniņu viļņiem
peld melnas un baltas buras.
Peld visu ziemu cauri
siltos pīpeņu staros,
un briedīgu putekšņu miglas
tauriņu miegu baro.
Kad aprīlī atversim logus
un laidīsim tauriņus ārā,
vēl ilgi pa māju staigas
puķu dveseles bārās.


Finché le cicogne stendono
le bianche ali sopra lo Svēte*,
finché il riflesso di ali bianche
si tuffa nella corrente azzurra,
finché la corrente azzurra
inonda d’acqua lo Zemgale**.
Stai tranquillo.
Abbi fede.
Sappi.
La tua terra sopravviverà,
come le tue radici nella tua terra.
I tuoi passi sui campi di tuo padre,
finché sui campi di tuo padre si stenderà
la sacra ombra di bianche ali.

Kamēr svēteļi par Svēti
baltos spārnos slīd
Kamēr baltu spārnu blāzmas
zilās straumēs krīt
Kamer zilam straumēm
Zemgalē plūst pali,
esi mierīgs.
Tici.
Zini.
Tava zeme paliks,
tavas saknes tavā zemē.
Tavas pēdas tēva sētā,
kamēr tēva sētas jumti
balto spārnu ēnā svētā.

Vizma Belševica (trad. Paolo Pantaleo)

*Fiume lettone
** Regione della Lettonia centrale

venerdì 30 settembre 2011

Vagabondo di destini e amori

Mi è presa una di quelle nostalgie boeme, che come febbri malariche mi assalgono ad intervalli regolari. E io mi ci distendo sopra inerme, come sempre, lasciando che mi porti via con sé. La strada la conosce da sé, son sedici anni ormai.

E sedici anni fa, questa fu la prima canzone con cui il buon Jarek mi si presentò davanti. Ancora mi trovo a vagabondargli intorno.

Můj Darmoděj
vagabund osudů a lásek
jenž prochází všemi sny
ale dnům vyhýbá se
můj Darmoděj krásné zlo
jed má pod jazykem
když prodává po domech
jehly se slovníkem

Mio Darmoděj
vagabondo di destini e amori
che attraversa ogni sogno
ma si lascia dietro i giorni
mio Darmoděj, un bel male,
col veleno sotto la lingua,
quando vende per le case
aghi col dizionario



giovedì 29 settembre 2011

I giorni della poesia

In Lettonia li chiamano dzejas dienas, i giorni della poesia. Sono giorni in cui le persone si mettono a recitare poesie nei luoghi di lavoro, nei posti dove ci si ritrova la sera, nelle case, nelle scuole. Nei parchi. Nei boschi. Anche questo blog vuole partecipare alle dzejas dienas. E comincia oggi con i versi di Māra Zālīte, forse la poetessa contemporanea più celebre in Lettonia.

Lingua
Lingua, tu sei un fiume quieto,
dove nuda e calda mi immergo,
serbando compassione di quell'attimo
e senza comprenderne l’eternità.
Lingua, sei sangue e carne,
per i miei liquidi pensieri vagabondi.
Amo te e ognuno,
che per tuo tramite
raggiunge le mie orecchie,
quieto fiume.
Solo in te io sento l’eternità,
mentre guado in quello stesso punto, dove sempre,
dove sempre tutti, tutti e sempre.
Bagnami i piedi di parole,
parla la voce del sangue, sussurra e
riempi le volte celesti.
Quieto fiume.
Ecco, io sono.
Tu solo puoi
essermi testimone.

Māra Zālīte (trad. Paolo Pantaleo)


Valoda, tu esi mirguļojoša upe,
kurā kailu un siltu es gremdēju sevi,
žēlojot mirkli
un mūžību neizprotot.
Valoda, tu esi asins un miesa
manām nezinnokurienes plūstošām domām.
Es mīlu tevi un katru,
kas pieskaras manai dzirdei
caur tevi,
mirguļojošā upe.
Tikai tevī es izjūtu mūžību,
iebrienot tajā pat vietā, kur vienmēr,
kur visi vienmēr, visi un vienmēr.
Skalojas man ap kājām vārdi,
asinsbalss runā, čukst un
piepilda velves.
Mirguļojoša upe.
Lūk, es esmu.
Vienīgi tu to vari
apliecināt.

mercoledì 28 settembre 2011

La piccola Arcadia

La piccola Arcadia resterà verde. Dovevano costruirci non so quali parcheggi e uffici, e forse anche abitazioni. Invece in Pardaugava resterà quel gioiello verde di Arkādijas Parks insieme alla piccola Arkādija.
E adesso ci tocca pure ringraziare quel russo del sindaco di Riga...