lunedì 31 gennaio 2011

In anticipo sui tempi

In lettone si chiamano pūpoli, sono i fiori che nascono sui salici acutifoglia. Per pasqua qui prendono il posto che in Italia appartiene ai ramoscelli di ulivo. Si portano a benedire il giorno della messa grande.
Quest'anno in Vidzeme hanno già visto spuntare le infiorescenze sui qualche ramo, sono piccoli ovetti biancastri, fatti di una peluria morbidissima al contatto. Il fatto è che sono in anticipo sui tempi, dovrebbero per l'appunto fiorire a pasqua, non a fine gennaio quando sono appena cessate le abbondanti nevicate che hanno accompagnato quasi ogni giorno degli ultimi due mesi.
A Salaspils, dove c'è l'Istituto Forestale più importante del paese, gli esperti dicono che è normale, un repentino e temporaneo aumento della temperatura ha ingannato i salici, che senza calendario alla mano hanno immaginato di aver già scavalcato l'inverno.
Si sono portati avanti col lavoro. Poi per i giorni di pasqua toccherà arrangiarsi.

domenica 30 gennaio 2011

Guerra fredda in salotto

Ieri l'ometto piccolo, in uno di quegli accessi di prepotenza che alterna agli sdilinquimenti di tenerezza un po' ruffiani, era in salotto e stava tirando dietro al fratello maggiore un pezzo del muro di Berlino, souvenir che teniamo in una mensola del soggiorno.
E l'ometto grande riparandosi dietro il divano gli diceva: "Dani, non si tirano le cose!".
Un teppistello, ecco cos'è.
Altro che SOS Tata, i Vopos ci vorrebbero...

venerdì 28 gennaio 2011

Lo strano caso del deputato che non conosce la lingua del suo paese

Valery Kravcov è un deputato lettone, siede fra i banchi dell'opposizione nelle fila del partito filorusso di Saskanas Centrs (Centro dell'Armonia). Di origine russa, siberiana, ha da alcuni anni la cittadinanza lettone, vive in Lettonia, i suoi figli sono nati in questo paese. Ma ha un difetto, per il ruolo istituzionale che ricopre: non capisce la lingua lettone.
Il fatto curioso è che per ottenere la cittadinanza lettone bisogna passare un esame di lingua, che Kravcov ha passato. Ha insospettivo i più la circostanza che nel distretto di Liepaja, dove si è svolto l'esame, il funzionario che presiede la commissione è stato poi destituito per fatti di corruzione.
Così da novembre, da quando è diventato deputato, siede sui banchi del parlamento con la cuffietta per ascoltare la traduzione simultanea, non è in grado di pronunciare interventi, sia in aula che nelle commissioni si limita ad ascoltare e a votare.
I nazionalisti di Visu Latvijai! (Tutto per la Lettonia) hanno presentato contro Kravcov una mozione di espulsione dal Parlamento per manifesta incapacità di assolvere ai compiti di deputato, non conoscendo la lingua con cui vi si parla, e con cui si scrivono le leggi.
Ieri in Parlamento si doveva pronunciare sul voto: per la prima volta Valery Kravcov si è alzato dal suo banco, e tenendo in mano un foglio ha pronunciato, o meglio letto, un breve discorso in un lettone stentato ma passabile, difendendo le sue prerogative di deputato, assicurando sulla sua fedeltà alla costituzione e sul suo amore per la Lettonia, e promettendo che il suo lettone migliorerà. Ma ha anche messo tutti in guardia in un sussulto di orgoglio russo: "Un siberiano non si inginocchia mai". Intanto una telecamera indiscreta sbirciava sul suo foglio scritto in lettone, dove Kravcov aveva scritto in cirillico la pronuncia di molte parole.
I partiti di governo, pur contrari a Kravcov, si sono detti preoccupati per le ripercussioni che l'espulsione potrebbe causare nei rapporti con la folta minoranza russa, e nel caso in cui la questione venisse impugnata dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo, in un giudizio che potrebbe mettere in forte difficoltà il governo Dombrovskis.

Anche su "Il Post".

giovedì 27 gennaio 2011

Imprevedibili

"Allora Fabio, sei stato con la mamma a vedere la scuola dove andrai il prossimo anno?".
"Si".
"E come ti è sembrata?"
"Bellissima!"

mercoledì 26 gennaio 2011

Le traiettorie delle mongolfiere

Non è questione di questi giorni.
E' una lunga marcia dell'anima che si è dipanata in anni di miserie e sciocchezze, di meschini intrecci e stupidissimi giorni, e ignoranti, squallidi, che ci hanno avvolto, anno dopo anno, in questo derelitto paese.
Io non mi sento di appartenervi più da tempo, ancora prima di tutto questo immondezzaio. Sarà per questo che ho sempre guardato da un'altra parte, volato via, inesorabilmente, lasciando traccie impercettibili, come il volo delle mongolfiere. Se ha importanza una residenza degli affetti, io l'ho in un altro luogo.
Non che oltre le montagne la vita sia un paradiso, le dignità forti e indiscutibili, il prezzo da pagare al patire quotidiano lieve. Ma di un altro orizzonte sentivo il bisogno, dove almeno respirare. Un altra lingua da parlare, fuochi da accendere altrove, un'idea di posto dove rintanare gli affetti e fare ritorno. A casa nostra ormai si ascolta una radio che non parla italiano, si leggono giornali, si guardano programmi via web, telegiornali, eventi, che hanno un'altro sapore, un'altra lingua, un'altra cittadinanza. Difficile, ardua spesso, pane duro per denti forti, ma più fresca, più vera, non ancora così marcia.
Qui, ormai viviamo i giorni feriali, stranieri in un luogo che ci è estraneo.
Qui, in questa povera patria, dove non c'è più niente da salvare. Dove non ci sarà gioia neanche il giorno in cui ci libereremo di questa triste macchietta di tiranno. Macerie semmai.


lunedì 24 gennaio 2011

La questione dei risarcimenti agli ebrei in Lettonia

La società lèttone non è preparata ad affrontare la questione dei risarcimenti per i beni sottratti alla comunità ebraica durante l'Olocausto. Ad affermarlo è Nils Muižnieks, direttore dell'Istituto di Ricerca sociale e politica dell'Università di Riga.
Nel recente passato i tentativi per affrontare la questione, come ad esempio quello compiuto dal precedente governo di Ainars Kalvitis, sono falliti. Secondo Muižnieks la strada giusta dovrebbe essere quella di sviluppare il dialogo fra la comunità ebraica e le istituzioni di governo del paese.
E' giunto intanto in Lettonia l'inviato speciale Usa per le questioni legale all'Olocausto, Douglas Davidson, che incontrerà il ministro degli Esteri Kristovskis e i membri del Parlamento lèttone. Scopo della visita sarà proprio la questione della restituzione dei beni e dei risarcimenti alla comunità ebraica.

domenica 23 gennaio 2011

Matrimoni di convenienza

Chi passava ieri dall'aeroporto di Riga ha avuto la sorpresa di trovare alcune coppie di novelli sposi che si aggiravano fra i banchi del check in. Si trattava in realtà di una campagna di "pubblicità progresso" con lo scopo di scoraggiare la diffusione di matrimoni di convenienza fra lèttoni e cittadini stranieri in genere dei paesi asiatici e del continente indiano.
"Fiktīvas laulības - slazds!" (Matrimoni di convenienza - un agguato!", si chiama così la campagna e pare indirizzata in particolare ai cittadini lèttoni che vivono in Irlanda, dove l'emigrazione lèttone è particolarmente consistente e dove le donne lèttoni vengono spesso richieste in matrimonio da cittadini indiani, pakistani, asiatici, che in questo modo cercano di conquistare l'agognata cittadinanza europea.

giovedì 20 gennaio 2011

Il senso di quelle barricate

Ognuno in quei giorni trovò da sè il proprio posto. I giornalisti in televisione seppero informare la gente, dire cosa fare e come farlo. Le persone che scesero per strada, che eressero le barricate. Quelli che portarono dalle campagne la legna, quelli che portarono dai cantieri il materiale da costruzione per tirare su i muri. Quelli che accesero i fuochi.
Lo ha raccontato così Valdis Zatlers, di fronte ai fuochi di Doma Laukums, il giorno del dolore e della rivincita lèttone sulla dittatura sovietica, venti anni fa.

Oggi in Lettonia, nel corso delle celebrazioni per i venti anni delle barricate di Riga, si ricorda il giorno più importante, cruento, luttuoso e in fondo decisivo, di quella settimana in cui la gente scese in strada ed eresse barricate nei punti più sensibili e importanti della città, per reclamare l'indipendenza dall'Urss.
Per tutto il giorno la televisione lèttone ha trasmesso in diretta le celebrazioni dai luoghi che venti anni fa videro i cittadini costruire muri di fortuna, accatastare legna, sbarrare strade con gli autocarri, accendere fuochi per riscaldarsi. E porsi a mani nude di fronte ai reparti speciali della polizia sovietica. Fu un gesto simbolico, un gesto coraggioso e vano, fu come se un paese pronunciasse il proprio nome e la propria esistenza di fronte ai carri armati. Un gesto bellissimo a pensarci.
E' difficile raccontare cosa sia oggi l'idea di patriottismo, di libertà, di indipendenza che percorre la Lettonia. Le disillusioni di anni di cattivi governi, di corruzione, di difficoltà economiche sempre crescenti, hanno minato gli entusiasmi di molti, hanno corroso la fiducia. Non poche volte in questi giorni ho sentito ripetere la stessa, ossessiva domanda: "A cosa sono servite in fondo le barricate del '91? Cosa ci hanno portato di buono?"
Una domanda che i disillusi si pongono, senza aver il coraggio di aggiungere fino in fondo la risposta che suggerirebbe.
Perché poi in tanti rispondono che le barricate servirono per dare un nome, una data, un'inizio al proprio paese, alla propria libertà. Zatlers, un presidente della Repubblica che all'inizio del suo mandato era quasi deriso (grande e pesantissima era l'eredità che lasciava una presidente amatissima come Vaira Vīķe-Freiberga) e nel corso degli anni si è conquistato lentamente e tenacemente la fiducia e la stima di gran parte del paese, lo ha detto meglio di tutti: "E' un privilegio, ed una cosa non scontata, vivere nel proprio paese libero e indipendente".
Mio suocero era un nazionalista, nel senso buono, un patriota sentimentale. Lo era nel cuore, glielo vedevi negli occhi l'amore per il proprio paese, per le proprie origini, per le tradizioni della sua terra, per le canzoni, per le poesie, per quei passi danzanti che accompagnano le feste, i fuochi, i tempi delle stagioni e della storia. Sognerei oggi, nel mio povero lèttone, scambiarci ancora una parola e sentirgli raccontare quelle passioni, quei giorni persi e ritrovati sotto il ferro e il fuoco della storia, vedergli ancora gli occhi brillare.
Uno di quei tanti figli di questo paese, magari disillusi, ma che tenaci, orgogliosi, innamorati, cantano "Dievs, svētī Latviju" come una conquista preziosa, con il senso di una tesoro da difendere, come un gesto che fino a pochi anni fa ti avrebbe portato dritto in Siberia. A noi ormai non è più dato di cantare così l'inno di Mameli. A noi, affogati nel marciume dei nostri ultimi anni, non è dato neanche vivere una rinascita, una liberazione, facendo fuochi di fronte a barricate di fortuna. Suonerebbe ridicolo. Per quello il mio cuore ormai sta là.

mercoledì 19 gennaio 2011

Le signorine di Wilko

L'estate era finita, benché sembrasse ancora lì.
Matura.
Odorosa di fieno e di bacche.

Assistere ad uno spettacolo con la regia di Alvis Hermanis è sempre un'esperienza di coinvolgimento totale, con gli odori, gli oggetti, i gesti, le forme delle cose e delle persone in continuo movimento. Come se sul palco ogni cosa, ogni suono, ogni percezione sensoriale, ogni oggetto, si animasse di vita propria e prendesse il posto che nella realtà gli compete.
Le musiche poi in sottofondo, quel gracchiare di canzone polacche degli anni cinquanta, che ricorda così tanto e così profondamente l'atmosfera di "Sonja", l'altra rappresentazione che il regista lèttone ha portato in Italia in questi ultimi anni, sono di una bellezza struggente.
Si capisce poi, ripensando alle scenografie di "Sonja" e a quelle delle "Signorine di Wilko" il motivo per cui nel 2010 Andris Freibergs, lo scenografo che accompagna Hermanis nelle sue magie, abbia vinto il premio UBU per la miglior scenografia teatrale allestita l'anno scorso in Italia.
C'è una cura per il dettaglio, per l'ambientazione, per la riproduzione reale della vita quotidiana del tempo, delle cose, degli oggetti, che è una cifra fondamentale del teatro di Hermanis.

domenica 16 gennaio 2011

Ziemeļmeita

Gāju meklēt ziemeļmeitu, garu, tālu ceļu veicu...
Daudz laimes, mana mīļa.


Jumprava, band elettropop degli anni '80 lèttoni. Ziemeļmeita (Figlia del nord) fu il loro successo più grande, ancora adesso trasmesso spessissimo nelle radio lèttoni.
Oggi dedicato alla mamma degli ometti.

venerdì 14 gennaio 2011

La famiglia Sensibili

Dunque oggi è capitato che l'ometto grande con la sua classe di scuola materna sia andato in visita alla biblioteca cittadina, dove lavora la mamma.
Verrebbe da dire, ah che bello!
Poi, arrivata la classe in biblioteca, non appena l'ometto ha visto la mamma mi si è emozionato. C'è tutto un processo fisiologico che si innesca ogni volta, e succede spesso, che l'ometto si emoziona. Prima di tutto ammutolisce, lo sguardo che si abbassa e poi vaga in cerca di un appiglio qualunque che lo distolga dall'oggetto dell'emozione, gli occhi gli si appannano, e il respiro si fa lungo e ansimante, un progressivo sbuffare che lotta strenuamente con le lacrime che gli salgono dalla gola.
E' andata così anche questa volta, e tutto il percorso istruttivo in giro per la biblioteca, mentre la mamma restava al banco dei prestiti a lavorare, lo avrà fatto con quel magone lì, chiuso fra la gola e il cuore.
Ah, anche la mamma dell'ometto sembra si sia emozionata un bel po', e poi abbia continuato a dare libri in prestito agli utenti, triste come una foglia persa.
Ho una famiglia così, ormai senza più speranze, inesorabilmente persa in latitudini di sensibilità senza mappe di ritorno.

giovedì 13 gennaio 2011

Barikādes 1991. Venti anni fa a Riga iniziava la rivolta

Alle 4.45 della mattina del 13 gennaio 1991 un annuncio alla radio lèttone da parte del Fronte Popolare chiamava la popolazione a riunirsi in Doma Laukums. Da Vilnius giungevano le prime notizie degli scontri fra la popolazione lituana e le forze di polizia sovietiche. Alle 14 circa 700 mila lèttoni erano scese in strada. Cominciava la lotta finale dei paesi baltici per l'indipendenza dall'Urss.
Erano venti anni fa. Dal 13 al 20 gennaio si formarono barricate ovunque, a presidiare i luoghi nevralgici del paese, a Riga, a Kuldiga, a Liepaja. Lo stesso avveniva in Lituania.
Anche la madre dei miei ometti, allora diciassettenne, scese per strada, e andò a presidiare insieme a tanti altri ragazzi Zaķusala, l'isola sulla Daugava nel cuore di Riga, dove sono situati gli edifici della televisione di stato.
Sulle barricate si ritrovarono gli studenti, i lavoratori, intere famiglie, persino i bambini. La radio trasmetteva continuamente, per dare informazioni, tenere sveglia la gente, sostenere il morale. Artisti, cantanti, musicisti si esibivano in strada. Camionisti arrivavano coi loro automezzi a sbarrare le vie di accesso a Riga, i forestali procuravano la legna da accatastare e da ardere per scaldarsi nelle sere gelide. Si usavano le scuole per dormire.
Gli Omon, i reparti speciali antisommossa sovietici, non stettero a guardare. Gorbaciov dal Cremlino diede ordine di reprimere la rivolta. A Vilnius i reparti speciali attaccarono in forze.
A Riga gli Omon all'inizio si limitarono ad azioni di sabotaggio, a far esplodere bombe. Poi la prima vittima, il 16 gennaio, un cameramen, Roberts Murnieks. Il 20 gennaio se ne conteranno altre cinque. Il Cremlino riuscì a riportare l'ordine sulle strade solo alcuni giorni dopo, quando molti di coloro che difendevano le barricate tornarono a casa. Ma il culmine della "singing revolution" iniziata nell'estate del 1990 con il Baltijas ceļš, era ormai avviato.
Sette mesi dopo, nell'agosto del 1991, la Lettonia ritornava libera e indipendente, dopo cinquant'anni di giogo sovietico.

mercoledì 12 gennaio 2011

Il compleanno del Maestro

Oggi in Lettonia non si parlerà quasi d'altro che del 75° compleanno di Raimonds Pauls, compositore e musicista popolarissimo non solo nel paese baltico ma in tutta la Russia fin dai tempi sovietici.
Icona musicale lèttone, compositore di canzoni, colonne sonore per cinema e teatro, musiche per balletto, e insigne pianista. Nella Lettonia indipendente ha anche rivestito la carica di ministro della cultura ed è stato vicino a diventare presidente della Repubblica.
Già dall'inizio di gennaio sono molti gli eventi televisivi, teatrali, musicali che celebrano i 75 anni di quello che viene chiamato ormai comunemente "Maestro".
Qui sotto, per chi fosse interessato al genere retro classico anni '70 sovietici, metto una vecchia registrazione televisiva, dove un giovane Raimonds Pauls al piano accompagna un'altrettanto giovane Alla Pugaceva (celeberrima cantante russa).
Daudz laimes, Maestro!


martedì 11 gennaio 2011

domenica 9 gennaio 2011

Un contadino, una notte a Riga

Ecco, l'alba invernale in città non l'avevo ancora mai vista. Io sono abituato a quella di campagna. Non te ne accorgi dalla luce, ma dall'aria che cambia, pungente, e da quell'odore di fieno che viene dalla stalla appena le mucche si destano e razzolano piano.
Invece in città è diverso. La mattina sembra non arrivare mai, non c'è un odore che cambia, non c'è un orizzonte da cui si affacci una prima fioca luce. Tanto che non capisci se la lunga notte insonne che hai appena passato, non sia invece una illusione infinita.
Ci hanno chiamato a Riga a portare via la neve, noi contadini. Coi trattori, i camion, gli autocarri. Ieri sera ho lasciato una vacca che aveva appena partorito e mi sono messo per strada, da Ogre con il trattore ci vogliono tre ore per raggiungere Riga.
Erano ottanta anni che non ne cadeva tanta, i cittadini, povere bestie, non sapevano come fare. Il governo, ci hanno detto, vi pagherà la benzina, ma poi non si fidavano, avevano paura che ne rubassimo tanta per rivendercela. Così molti si sono arrabbiati e sono rimasti a casa.
Io sono andato, perché poi una notte a Riga, pure a spalare neve col trattore, mi sembrava una cosa bella, poi un giorno da raccontarla a sera. Però non è stato facile raccapezzarsi in tutte queste vie, e in tutti questi muri di neve sui marciapiedi. E' che noi sappiamo come si munge una mucca, quanto latte portare al mercato, come stipare il fieno in cascina. Sappiamo pure quali alberi tagliare, che non travolgano i tetti e i fili della luce, quando ci accorgiamo che la neve è troppa. Sappiamo vivere la vita che ci è stata insegnata. Quelli di Riga invece, si svegliano la mattina e vorrebbero avere le strade pulite, e magari il caffè già caldo.
Il mio amico Karlis ha bestemmiato tutto il pomeriggio, non voglio andare a pulirgli le strade a quei russi di Riga, diceva. Poi è salito sul camion e stanotte ha tirato su quintali di neve dal ponte Zemitans e dalle strade del quartiere di Purvciems. Hanno detto che tutti insieme, solo stanotte, abbiamo portato via 15 mila metri cubi di neve.
Perché poi almeno, quei signorini del governo e del comune di Riga, si rammentino che arriviamo noi contadini, come sempre nella storia di questo paese, quando non c'è altro santo a cui votarsi.

venerdì 7 gennaio 2011

Cigni sul ghiaccio

E' bello vederli sulle rive della Daugava. E non è raro incontrarli pure sulle sponde del canale che percorre la città vecchia, specie nei pressi del teatro dell'Opera.
Il fatto è che i cigni ci vivono bene a Riga, durante la bella stagione vengono nutriti e vezzeggiati, fino alle porte dell'inverno. Ci stano così bene che alla fine si dimenticano di migrare, e si ritrovano alla fine imprigionati nell'inverno del baltico.
Ne hanno soccorsi due proprio ieri, sui ghiacci della Daugava. Ma sono circa una sessantina quelli che sullo specchio bianco del fiume cercano di sopravvivere al lungo inverno ghiacciato.

giovedì 6 gennaio 2011

E' un'altra volta natale

Stasera è la vigilia del natale ortodosso. Anche nelle repubbliche baltiche sono molti i russi che celebrano il natale stasera. Una cosa più sobria e spirituale di quello nostro, in genere. Preghiere, canti (bellissimi quelli della Chiesa ortodossa), benedizione del cibo, pane, grano, vino e olio. E poi candele, tante candele.

mercoledì 5 gennaio 2011

Se anche Riga affonda nella neve

Atpakaļ
Atpakaļ
Le fortissime nevicate degli ultimi giorni hanno messo in ginocchio anche un paese abituato a convivere con la neve come la Lettonia.
Il giorno di capodanno le forti precipitazioni nevose hanno interrotto le linee elettriche nella regione di Latgale lasciando decine di migliaia di abitanti senza luce per giorni, tanto che domani il governo si riunirà in un consiglio di emergenza per affrontare la situazione.
A Riga il traffico è in ginocchio: il sindaco Ušakovs ha chiesto l'aiuto degli agricoltori delle zone vicine, per aiutare con i propri mezzi a sgomberare le strade.
Uno dei pericoli maggiori per i pedoni sono le grandi stalattiti di ghiaccio che si formano sui bordi dei tetti degli edifici. Ieri un grosso pezzo di ghiaccio è caduto al suolo colpendo un bambino di quattro anni che è stato portato all'ospedale con lesioni serie.
Ci sono leggi e regolamenti in proposito che impongono ai proprietari di immobili di ripulire tetti e grondaie dalle formazioni di ghiaccio. Ma in questi giorni è già difficile muoversi, persino a piedi.
Venerdì comunque in città arriveranno i contadini, con i camion e i trattori a combattere la battaglia finale. E' sempre dalle campagne e dagli uomini di buona volontà che ci vivono, che questo paese ha sempre tratto la forza per andare avanti.

Atpakaļ
Atpakaļ

Nella foto qui sopra i pericolosi ghiaccioli che incombono dai tetti di Riga.

L'euro estone si prende un pezzo di Russia

Un'attivista per i diritti umani russo, che vive in Estonia, Sergej Seredenko, ha chiesto all'ambasciatore russo a Tallin, Yuri Merzliakov, di protestare ufficialmente con il governo estone perché sulla moneta appena entrata in commercio la raffigurazione geografica dell'Estonia comprende anche i territori di Pechora e Zanarovye, due territori contesi fra i due paesi e che secondo un trattato stipulato nel 2005 da Estonia e Russia, sono stati ricompresi in territorio russo.
L'ufficio stampa della Banca nazionale estone ha ammesso l'annessione dei territori russi sulla moneta, giustificandola così: "Si è trattato della percezione artistica dei confini estoni provata dall'artista che ha disegnato la moneta".

martedì 4 gennaio 2011

lunedì 3 gennaio 2011

Autarchico

Nu, Daniele ko tu gribi est? (cosa vuoi mangiare?)
D: Bumbieriti... (pera)
Ludzu (prego)
D: Paddies (paldies, grazie)
Un tu, Fabio, ko tu gribi? (e tu cosa vuoi?)
F: Anche io voglio la pera
Ludzu (prego)
F: Grazie.
Ma non lo puoi dire in lettone, come il tuo fratellino?
F: Io parlo solo italiano.