mercoledì 30 marzo 2011

Piatti di grano si sprecano...

Ogni volta che Veltroni mette il naso fuori, per un'intervista, figurarsi poi per l'uscita di un suo libro, il buon Bordone si incarica, meravigliosamente, dell'esegesi.

E c’è quell’Italia dolente, nelle risaie, fregna, con le parigine della Mangano, che si alza, si gira, è bellissima, e insieme madre e lavoratrice e democratica e collaborazionista e troia e anche volendo Messalina e Mata Hari, e comunque è la grande Italia degli abbracci e delle lacrime, della nazionale e di Gimondi....
...E torniamo all’Italia di Dante e di Leopardi, della Reggia di Venaria, dei grandi capolavori dell’arte antica e moderna, Fellini e Rossellini, la Dino Ferrari, la Juve di Sivori, gli anni Sessanta, Studio Uno e Milleluci, Giardino d’inverno, Falqui e la grandissima RAI di Ettore Bernabbei. Le braccia, già riattaccate migliaia di volte, tornano a afflosciarsi a terra come fossero siluri paraspifferi fatti a maglia dalla nonna, quella nonna forte e tenasce, grande testimone del Novecento, capace di respingere il freddo di questi tempi bbui con la forza straordinaria di quel suo sferruzzare, lavorio calmo e silenzioSo, lontano dalle telecamere, che vive della propria dignità, e ha amisci senza andare a Amisci, e penza a un paese unito e grande, che di dà sollievo a chi ne ha bisogno, aiuta le parti più debboli della società, distribbuisce tessere per andare al cinema con lo sconto, e godere di queste grandi storie popolari... (continua qui)

martedì 29 marzo 2011

L'uomo che girava per Riga a cavallo

Una volta perse una scommessa. Il capitano della sua squadra Sandis Ozoliņš, un tipo poco raccomandabile, una faccia da duro e un passato da grande nella NHL, il più famoso giocatore lettone di hockey su ghiaccio, gli disse: se riusciamo a battere il San Pietroburgo, nei play off del campionato, tu ti fai tutto il centro di Riga a cavallo.
Julius Šuplers ha una passione, i cavalli per l'appunto. E' slovacco, abituato a vivere in campagna, ha una fattoria nel suo paese dove torna ogni volta che finisce il campionato russo, lascia la sua Dinamo Riga e corre dalla moglie. E a coltivare la terra.
Una faccia da contadino, se la vedeste. Lo zio buono, che vive in campagna.
Invece sbagliato. Dev'essere un duro, perché non si resiste tre anni a fare l'allenatore sulla panchina della Dinamo Riga, in quella bolgia in cui si trasforma l'Arena ogni volta che giocano, con la pressione di un paese addosso, che gioca nel campionato degli odiati russi.
Il San Pietroburgo quell'anno era arrivato primo in regular season, erano i favoriti, la Dinamo aveva strappato l'ultimo posto utile per entrare nei play off e si trovò i pietroburghesi di fronte al primo turno. Ozoliņš, con quella faccia squadrata, il naso irregolare, come se fosse appena uscito da una carica sull'angolo del campo di hockey, gli disse: se vinciamo, tu ti fai un giro a cavallo per Riga. Ma non ci credeva nessuno. Contro i campioni in carica.
Poi successe che vinsero. Fu una cosa emozionante. Ozoliņš, il miglior difensore lettone della storia, stava alle calcagna di ogni attaccante del San Pietroburgo, sputò l'anima come se giocasse la finale di Stanley Cup. E vinsero.
Qualche settimana dopo Julius Šuplers, l'allenatore slovacco che aveva guadagnato l'amore di tutta la Lettonia, si vestì di tutto punto da cavallerizzo, col cappellino da fantino calato su quel viso da zio buono, montò su un cavallo, che non poteva essere che bianco, e si fece un giro per il centro di Riga, in mezzo alla gente che lo festeggiava.
Oggi quello zio buono ha lasciato la panchina della Dinamo Riga, dopo che per il terzo anno consecutivo ha portato la squadra ai play off e ha eliminato ai quarti i favoriti della Dinamo Mosca. Lo hanno chiamato a Mosca, sembra il CSKA. E lui non ha resistito alla tentazione. Ha avuto parole buone per tutti, giocatori, staff. E per i tifosi di Riga, i più caldi e appassionati del mondo ha detto lui. Gli mancheranno.
Lo zio buono se ne va. E Ozo il duro, non avrà più con chi scommettere.
Ci mancherà.

domenica 27 marzo 2011

Frasi da dimenticare

Sapendo che Daniele Silvestri esce con un nuovo album, mi è presa una di quelle nostalgie. Di quei tempi là insomma.
C'erano le Y10, quei tempi là. Bordeaux pure. E una mia amica, che un tempo ne aveva una.
C'è ancora. Lei, non l'Y10.
E un palazzo grande e antico dove ci incontrammo, tutti quanti. Ci lasciammo dentro un sacco di risate, e di lacrime. E mesi che sembravano anni.
Mesi che furono anni, poi.
E Sandro, che aveva lo stesso identico sorriso di Silvestri. Mi viene in mente solo adesso.
Erano giorni di luminose mattine e ingenue illusioni.
Io avevo quelle canzoni là sempre in testa, e credo di aver inflitto un concerto di Silvestri ad ogni mia fidanzata di quel tempo e successiva.
Mi son tenuto però l'amica che a quel tempo mi prestava i cd.
Ogni tanto capita pure che la vada a trovare, in quel vecchio palazzo che ci vide un tempo tutti insieme. Felici come non sappiamo neanche bene rammentare.

venerdì 25 marzo 2011

La tragica scomparsa di Saetta McQueen

E' stato un attimo.
Saetta McQueen che sfugge di mano all'ometto in ascensore e in un volo precipitoso becca inesorabilmente la fessura sulla soglia dell'ascensore che fa precipitare la macchinina rossa in un vuoto buio e profondo.
Sembra che Cricchetto le abbia tentate tutte per tirar fuori l'amico McQueen dal profondissimo pozzo in cui si era cacciato, ma tutti i tentativi sono stati inutili.
C'è rimasto solo da certificarne il decesso.
L'ometto ha pianto amare e disperate lacrime fin dentro l'asilo.
Speriamo siano valse a confortarlo le promesse che oggi ne cerchiamo un'altro di Saetta McQueen. (A proposito, Gabry, dov'è che li avevi trovati?)
Ma come si sa, il primo McQueen non si scorda mai...

mercoledì 23 marzo 2011

Tā daļa manas Rīgas

Perché gli Astro'n'out sono una delle cose più interessanti uscite dalla musica lettone negli ultimi anni.
Perché il video è molto bello, e fa vedere quelle parti di Riga fuori dai giri turistici che spesso cerco di raccontare.
Perché è quella lì, tā daļa manas Rīgas, quella parte della mia Riga.
Quella dei quartieri dai muri scrostati, e dalle facce irregolari. Dei vecchi cani ciondolanti.
Anche quella delle bottiglie di birra per terra, dei trollejbuss leggendari, dei bambini che tirano pietre agli angoli delle chiese.
Quella di tutte le stagioni, le ore, le luci inimmaginabili che calano dal cielo e si infilano fra le strade, rimbalzano nei ciottoli, e si perdono a rincorrersi.
Quella mia Riga, davvero sarežģītas, līdz galam nepazītas... (complicata, quasi del tutto sconosciuta) che cambia continuamente ed è sempre la stessa.
Nē, nē man nevajag citā Rigā, esmu šeit pat savā sabiedrībā.
Davvero non ne vorrei un'altra.
Ir grūti svešiem saprast.

Morirne di voglia, tāpat kā muļķis.


martedì 22 marzo 2011

Cose che non sapevo prima

Jacqueline mi ha fatto omaggio di un riconoscimento. Per la verità è per quell'altro blog che tengo, Baltica, ma io rispondo qui, che è uno spazio più familiare e dove ci passano gli amici.
Jacq, che mi è amica vera, sa della mia refrattarietà alle catene, e qui si chiede di enumerare dieci cose che non si sanno di me.
Il fatto è che scrivo su questo blog da tre anni, e più o meno quello che si "poteva" sapere di me lo si sa. Mi piacerebbe di più ribaltare la questione, e scrivere di ciò che io non sapevo prima di cominciare a scrivere questo blog.

1 - Non sapevo sarei stato ancora qua dentro dopo tre anni da quando ho iniziato a metter via roba.
2 - Non pensavo che mi sarei divertito così tanto a scrivere degli ometti.
3 - Non sapevo che ci sarebbero stati così tanti colori del baltico
4 - Non sapevo di tutti quelli che sarebbero passati di qui, le loro storie, la loro vicinanza, gli intrecci quotidiani: le porte colorate e i fagotti di Elena, le complicità con Jacqueline, quel tesoro della vedovamazzei, la baltitudine da condividere con Camilla, i sapori orientali di Giacinta e Selene, la lunga e preziosa consuetudine con Barbara e Claudia, gli scambi letterari con Gabrilù, quelli con Giusy a passarci gustose cose yiddish. E poi tutti i contatti silenziosi (tipo Raffaella, o quelle visite dall'Argentina, o quelle da Mosca)...
5 - Non immaginavo che sarebbe stata casa.
6 - Non sapevo che avrei finito per infilare nella stessa casa Pasternak e Bruno lo zozzo.
7 - Non immaginavo che ci sarebbe stata tanta Russia qua dentro, dagli occhiali sul naso di Babel', ai racconti di Cechov, alle poesi di Pasternak, ai tutti i corsivi della Berberova, e tutte le altre robe russe che ci ho infilato.
8 - Invece immaginavo esattamente che ci sarebbe stata tanta Lettonia. Ma che poi mi mettessi a fare quella roba là, per la quale mi omaggia Jacqueline, davvero no... Però a dirla tutta mi piace un sacco. Se poi la finestra dell'ufficio desse la vista su Esplanades Parks, insomma sarei un uomo felice. Ma intanto va bene pure così.

domenica 20 marzo 2011

Domani è primavera

E nei luoghi del nostro cuore spuntano i primi bucaneve. In lettone si chiamano sniegpulkstenītes, gli orologi della neve.

venerdì 18 marzo 2011

Nessuno tocchi il "Go blonde"

Dopo aver negato l'autorizzazione ai cortei per la giornata del legionario (le divisioni lettoni che combattevano contro l'avanzata dell'Armata rossa nel 1944), autorizzazione poi concessa dal Tribunale, il sindaco di Riga Ušakovs in un intervista alla tv lettone ha rassicurato la cittadinanza e i turisti (specie quelli italiani). La tradizionale parata femminile dell'orgoglio biondo "Go Blonde", ragazze rigorosamente bionde e vestite rigorosamente di rosa, che ogni anno il 1 giugno per le strade di Riga allieta grandi e piccini (soprattutto grandi) difficilmente sarà vietata.
Pare non sia così pericolosa per l'ordine pubblico come invece è il corteo di quello sparuto gruppetto di vecchietti ex soldati che depone mazzi di fiori ai piedi del Monumento alla libertà ogni 16 marzo.

Mosceriffo?

"Ti schiaccerò come un mosceriffo!"
L'ometto continua nella sua fantasiosa attività di doppiatore di cartoni animati...

mercoledì 16 marzo 2011

Trovarsi il 16 marzo a Riga

Oggi è una giornata complicata in Lettonia, come ogni 16 marzo.
Qui si spiega un po' il perché.
E qui si fa un po' di liveblogging.

martedì 15 marzo 2011

Latvia-sickness

Prendendo il titolo in prestito da Camilla...
Inaugurazione di una scuola materna a Riga. Dove fra l'altro si impara a ballare, a cantare in coro, a intrecciare corone di fiori.

lunedì 14 marzo 2011

Prenderlo a calci nel sereno

Si sa che i bambini quando amano un film o un cartone ne diventano insaziabili.
Così in questo periodo in casa nostra è esplosa la mania di Cattivissimo Me.
Gli ometti lo guardano praticamente ogni giorno. Quello grande ha imparato quasi tutte le battute, e ora doppia i personaggi come fosse a Cinecittà. E' una cosa che lo diverte moltissimo.
Solo che qualche volta non capendo bene qualche parola, viene fuori con un doppiaggio un po', diciamo, surreale...
E così finisce che nel Luna Park le bambine chiedano lo "zucchero dilato".
Mentre Gru minaccia l'ancora più cattivo Vector di prenderlo a "calci nel sereno".

sabato 12 marzo 2011

Un'altra aurora boreale


Nei cieli del nord Europa.
Perché il sole è in piena attività, un concentrato di tempeste magnetiche in questo periodo dell'anno. Sembra che sia dovuto agli ultimi inverni di un freddo intenso.
Anche in giorni di disastri naturali, pare che il cielo non si accorga dello scandalo della bellezza.

(Foto da Diena.lv)

martedì 8 marzo 2011

L'8 marzo in Lettonia


Negli anni sovietici, dal 1966 fino all'indipendenza del paese, in Lettonia l'8 marzo era festa ufficiale. Si festeggiava donando ad ogni donna un tulipano rosso, per questo era la giornata del tulipano rosso.Nella Lettonia indipendente solo nel 2007, dopo anni di resistenza, il parlamento ha approvato un emendamento alla legge che istituisce i giorni di festa, assumendo l'8 marzo come festa internazionale delle donne.
Nella Lettonia del 2011 l'8 marzo viene festeggiato da una donna su cinque, a causa della crisi economica e della difficile situazione finanziaria di molte famiglie.
A Riga il sindaco Ušakov ha utilizzato oltre 14 mila lats (circa 20 mila euro) per celebrare l'8 marzo, affiggendo in varie zone della città manifesti giganti di auguri alle donne di Riga.
Nella foto uno dei manifesti messi dal sindaco di Riga nelle strade della città per festeggiare l'8 marzo (foto Diena.lv)

lunedì 7 marzo 2011

I lunedi degli ometti

Succede che a volte entro più tardi al lavoro. E dunque in questi casi assolvo il compito di portare gli ometti ai loro asili. E' una cosa stressante, chi non l'ha provata non può capire. Specie il lunedi c'è da affrontare il risveglio dell'ometto grande che come apre gli occhi comincia a realizzare la tristissima consapevolezza che è lunedì, e che gli tocca tornare all'asilo. Gli tocca uscire dal suo morbido e caldo guscio di letto per affrontare una vita che, di lunedì mattina presto gli sembra tanto difficile e scorbutica.
Poi passato il primo scoglio le cose si fanno, singhiozzanti, ma più facili.
L'ometto piccolo ha in genere il compito di rassicurare quello grande, "non piangere, ci saranno i giochi da fare".
Per strada mi prendono la mano, uno da una parte, l'altro dall'altra, e quando si arriva alla scuola materna l'ometto grande è pronto, suo malgrado, all'aspro distacco. Ma diventa quasi dolce, con quella sua silenziosa rassegnazione. Conclusa poi su un bacio mestamente sorridente dato al fratellino e a me che lo lasciamo lì.
Poi è il turno di quello piccolo. Ci incamminiamo per l'asilo nido, una decina di minuti che facciamo un po' a piedi, un po' caricato sulle spalle a cavalluccio. E lui sopra le mie spalle, stamani, con il piccolo zainetto sulla schiena e il cagnolino di peluche in mano che mi chiacchiera di tutto e di più. Per poi mettersi a canticchiare la canzone dei tre porcellini. Ecco, sentire quello scricciolo di voce che intona "siam tle piccoli polcellin, siamo tle, flatellin..." ripaga tutto, di più, ogni lunedì che verrà, ogni ansia da affrontare, ogni lacrima da succhiare via.
Ecco, ora può cominciare qualsiasi lunedì.

domenica 6 marzo 2011

Sei blutto!

La complicità fra gli ometti a volte assume contorni buffi.
L'ometto grande quando gli si rifiuta qualcosa si precipita da quello piccolo a cercare aiuto e collaborazione. Come se percepisse che in realtà il capo in casa è l'ometto piccolo (sensazione alquanto realistica in effetti...)

"Daniele, babbo non mi fa giocare con le forbici! Glielo dici tu?"
"Sì!" e allora quello piccolo si precipita a negoziare per il fratello.
"Babbo, pecché no dai fobbici a Fabio, eh!!"
"Perché non si gioca con le forbici, solo con quelle rotonde.."
"Fabio, ha detto babbo no si gioca colle fobbici"
"Ma io le volevo!!"
Così l'ometto piccolo torna da me, e chiude le trattative sindacali con un definitivo:
"Babbo, sei blutto!!!"

sabato 5 marzo 2011

Cento giorni con la neve

Cento giorni consecutivi con la neve. Svegliarsi ogni mattina, dal 25 novembre scorso, e affacciarsi alla finestra vedendo un panorama bianco.
In Lettonia abbiamo un'amica che odia il freddo e odia la neve. Deve essere una prova tremenda per lei sopravvivere durante questo inverno lettone. Sarà per questo che gli brillano gli occhi ogni volta che parla delle volte che è stata in Italia a trovarci.
Eppure non saprei immaginare le campagne lettoni, le foreste di betulle, le spiagge e la costa di fronte a Jurmala, senza quel manto bianco di neve, e senza quel ghiaccio che a pochi metri dalla riva si increspa come onde che restano sospese in un attimo di vita fermato lì.
Intanto dopo le colombe selvatiche dei giorni scorsi, qualcuno ha avvistato nei dintorni di Kuldīga una gru, un'allodola selvatica, e tre cigni in volo.
Piccoli segnali di speranza per la nostra amica.

La foto sopra è di un lettore di Tvnet.lv. Viene dalle campagne vicino a Sigulda, dove il vento ha fatto strani giochi, formando sul terreno palle e covoni di neve.

venerdì 4 marzo 2011

Being hockey fan

Ieri sera a casa nostra guardavamo la partita di play off di hockey.
Gara decisiva per passare il turno, la Dinamo Riga ha vinto ai supplementari contro la Dinamo Mosca. L'Arena Riga era in festa, come sanno fare festa i tifosi di hockey lettoni, famosi nel mondo dell'hockey per la loro rumorosità e il loro calore.
La spiegazione ha anche un carattere alcolico. Sembra che ad ogni gara casalinga della Dinamo, all'Arena Riga vendano 3000 litri di birra in media. Su un totale di circa 9000 spettatori di capienza del palasport. Che poi il pubblico non è mica fatto solo da spettatori uomini: ci sono famiglie, bambini anche piccoli, ragazze che fanno un chiasso del diavolo.
Che voglia che avrei, ogni volta che intonano l'inno della squadra, essere lì con i miei ometti!

giovedì 3 marzo 2011

Le sculture di libri di Brian Dettmer

Figurarsi che io odio persino vedere una minima piega sulla costola dei miei libri.
Li sfoglio accuratamente, leggo praticamente di sbieco le parole che sono situate nei pressi della costola del libro per non aprirlo troppo, per non sciuparlo con qualche segno sacrilego. Non parlo poi di eventuali piegature di fogli, segni, appunti, sottolineature.
Mi piace rimettere sullo scaffale un libro che appaia ancora nuovo, come di nuovo pronto per una prima lettura. Sì, sono un maniaco.
Però anche quello che fa sculture del genere con i libri è un pazzo. Geniale però.
Basta che stia lontano dalla mia libreria.

Il pazzo geniale si chiama Brian Dettmer. La foto sopra la pubblica Il Post, insieme a diverse altre.

mercoledì 2 marzo 2011

Quando uno non se lo aspetta

Ne avevano parlato a metà febbraio, in coincidenza con una forte tempesta magnetica, del fatto che sarebbe potuta arrivare un'aurora boreale nei cieli del nord europa. Poi non è successo.
Ecco, l'aurora boreale è arrivata stamattina.
(Foto da Delfi.lv, scattata stamani)