sabato 30 aprile 2011

Lielā talka, oggi è il giorno della grandi pulizie in Lettonia


E’ il giorno di “Lielā talka”, le grandi pulizie in Lettonia.
Cittadini comuni, militari, vigili del fuoco, politici, personaggi noti, oggi tutti si mobilitano per scendere nei boschi, nelle aree verdi, nelle rive della Daugava e degli altri fiumi lettoni, nelle aree urbane, per ripulire il paese e renderlo più accogliente.

Non si tratta solo di pulizie. Saranno all’opera anche squadre con l’0biettivo di abbellire e curare giardini e territori da valorizzare.
Anche il presidente della Repubblica Valdis Zatlers sarà impegnato in prima persone, e insieme alla moglie e a decine di altri volontari, sarà nel quartiere di Ziepniekkalna a Riga, a contribuire alle grandi pulizie, in un luogo vicino a Ozolciema ielā, dove di recente si è sviluppato un grave incendio.
Il ministro dell’ambiente Raimonds Vējonis, con guanti e rastrello sarà all’opera nella riserva naturale di Daugavgrīva. Il ministero dell’ambiente ha inoltre finanziato per 40 mila lats il Fondo per la protezione ambientale.
Il primo ministro Valdis Dombrovskis insieme ad altri esponenti di Vienotiba sarà al lavoro nelle pulizie delle rive della Daugava, mentre altri interventi della polizia municipale di Riga saranno indirizzati nel recupero di aree urbane di quartieri periferici.
Una squadra di sommozzatori parteciperà invece alla ripulitura del fondo del lago Ķīšezera.

Secondo gli organizzatori di “Lielā talka” parteciperanno alle attività di pulizia e di recupero del territorio oltre 2000 militari e 1400 giovani guardie volontarie. Ma nel complesso si calcola che saranno 200 mila i cittadini impegnati nelle attività, circa il doppio rispetto a quelli dello scorso anno.
Moltissime sono comunque le iniziative collegate a Lielā talka, promosse da aziende e imprese private, dalla Banca Citadele, dalla catena di ristoranti Lido, dalle scuole, dal museo etnografico di Riga, dal parco nazionale di Ķemera, a quello di Gauja.

Nel frattempo

Ho avuto un po' da fare. Comincia il mondiale di hockey, sapete..

domenica 24 aprile 2011

Pasquetta con Camilla

Che non è la ragazza dai ricci castani frequentatrice di questo blog che presto bazzicherà Jurmala, metti caso il bell'Ernests fosse per casa...
La Camilla del titolo è la bionda interprete di "Mainīt pasauli"(cambiare il mondo), insieme a Gustavo. Canzone che, pur se uscita in pieno inverno quest'anno, mi ispira dolci atmosfere primaverili. Una cosa da pasquetta insomma.
Gustavs Butelis, al di là della sua musica hip hop, ogni volta che produce e entra in lavori altrui ci mette sempre qualcosa di interessante. Oltre all'assidua collaborazione con Renārs Kaupers che ha prodotto ottime cose, questo "Mainit pasauli" con la dolce Camilla è un'altra piccola perla.
Il video poi è molto curato.
E che dire della tenera bambina che apre il video... Akmens šķēres papīrīts viens divi trīs...

mercoledì 20 aprile 2011

Non è che posso pensare solo a giocare a tennis!


L'intervista a cuore aperto di Ernests Gulbis all'Independent.
Insomma, vuoi mettere passare le sere nei locali di Riga a farsi una birra con gli amici invece di sudare sotto quell'accidente di sole nel centrale del Roland Garros.



When the best week of Ernests Gulbis's tennis career ended in a battling three-set defeat to Rafael Nadal in the semi-finals of last year's Rome Masters, the Latvian might have been expected to take time to reflect on a memorable sequence of results. He had reached his first Masters Series semi-final with three victories over higher-ranked players, including Roger Federer, then the world No 1.
There was only one problem. It was Saturday afternoon and it would not be long before the nightclubs opened back home in Riga. Gulbis headed for the airport. "We arrived in Riga at one o'clock in the morning and we went straight to a nightclub," Gulbis recalled. "I can't remember how late we stayed. I met some friends. Then afterwards I went back with them to my apartment."
...went back to Latvia and had the best week of my life. Obviously it didn't do my tennis much good, but I had fun"

lunedì 18 aprile 2011

"Es mīlu Tevi, Rīga"

Cos'é: un film girato senza budget, artigianalmente, da un giovane regista lettone.
Di cosa parla: delle emozioni di una città, una pubblica confessione d'amore per Riga.
E' uscito in questi giorni, da quelle parti.
Ci sono coinvolte un po' di band del nuovo panorama musicale lettone: "re:public", "Gain Fast", "Z-Scars", "Ar basām kājām", "Astro'n'out", "The WoW".
Questo sotto è il trailer.
Alla fine ci sono due bambini: "Tieni gli occhi chiusi, chiusi..."

mercoledì 13 aprile 2011

Il gruppo dell'albero e la piccola cavalleria. Una storia lettone

Negli anni settanta Imants Ziedonis, quello che oggi è il più grande poeta vivente lettone, e un gruppo di altri scrittori, artisti, scienziati lettoni fonda il “gruppo dell’albero”, che gira la Lettonia con l’intento di fare azioni di pulizia e di conservazione del territorio, dei boschi, del patrimonio naturale del paese. E’ un progetto che, implicitamente, rappresenta un atto di accusa nei confronti del regime sovietico e delle sue politiche sull’ambiente. Il progetto di Ziedonis in realtà dura più a lungo dell’Urss, continua fino alla fine degli anni ’90.
Nel 2009 è la volta di un gruppo di musicisti, fra cui Renārs Kaupers e Jānis Jubalts dei Prāta Vētra, Māra Upmane, Jānis Holšteins (il musicista Goran Gora, che è anche marito di Māra Upmane) a fondare un gruppo ecologista che chiamano “Mazā kavalērija” (piccola cavalleria) e a girare la Lettonia per ripulire boschi, foreste, campi, giardini. Ogni martedi si ritrovano e partono per qualche punto della Lettonia, in Vidzeme, Kurzeme, Zemgale, qualche volta anche in Latgale.
E' una cosa che tengono segreta, finché possono. Gli piace proprio ritrovarsi in gruppo e andare a scoprire angoli di Lettonia da curare, stare in pace e divertirsi facendo qualcosa di sano.


Ziedonis però li segue da lontano. Conosce Kaupers, del resto chi non lo conosce in Lettonia, la voce dei Prāta Vētra. Con la nipote che è una fan di Kaupers Ziedonis fa un po' lo sbruffone, bah, sì, insomma, non è male. Ma è inevitabile che dopo essersi fiutati a lungo, i due si incontrino. Del resto la "piccola cavalleria" ha preso proprio spunto dal "gruppo dell'albero" di Ziedonis, si sono fatti pure una foto identica ad una foto storica che si fece il gruppo dell'albero, tutti distesi uno sopra l'altro. Ziedonis arriva, comincia a frequentare la "piccola cavalleria", i musicisti sono all'inizio un po' diffidenti, del resto il poeta è un po' arcigno. E poi sono lettoni, ci vuole un minimo di tempo. Poi sboccia l'intesa.



I due progetti, quello di Kaupers e quello di Ziedonis dunque alla fine si incontrano e nei musicisti nasce l’idea di mettere insieme le forze per rimettere in sesto una vecchia casa di Ziedonis a Murjāņa e farne un museo con gli oggetti e la storia della vita del poeta. La scorsa estate, la “piccola cavalleria” e Ziedonis passano una settimana a Murjāņa e registrano, con un computer e pochi mezzi, un disco artigianale. Tutto questo diventa “Viegli” (facile), un album che dal maggio sarà in vendita e servirà per mettere insieme fondi per il progetto di Kaupers e Ziedonis.

(Nella foto in alto Ziedonis e Kaupers - nella foto al centro il gruppo della "piccola cavalleria" si intravedono per terra Kaupers e Jubalts, e nel mezzo Mara Upmane - Foto tratte da Ir.lv)

martedì 12 aprile 2011

Cercare riparo

La foto che ha vinto il concorso fotografico "Pavasara zīmes" del portale Diena.lv.

lunedì 11 aprile 2011

La storia della vecchia che tagliò fuori l'Armenia

La cosa è andata così.
Siamo al confine fra la Georgia e l'Armenia, in un qualche povero villaggio. Da una delle modeste casupole di questo villaggio, qualche giorno fa, esce una vecchietta di 75 anni, che come ogni mattina cerca di sopravvivere con un qualche espediente. Dev'essere ancora freddo da quelle parti, poche patate marcite dello scorso anno in cantina, la terra ancora ghiaccia, poca roba da mangiare, niente ancora da coltivare.
La vecchietta cerca di tirare avanti come può. Sa che al villaggio ogni tanto passano dei robivecchi. E pagano bene il rame.
Ci sono cavi, fili, canaline che passano dal terreno in quelle zone di confine. La vecchia ogni tanto va in cerca di rame, scava con lo scalpellino per terra, trincia i fili, raccatta qualcosa da rivedere. Qualcosa che le serva poi per mangiare. I robivecchi lo pagano bene il rame.
Un giorno arriva la polizia, in quel villaggio abbandonato. Cercano lei. Per pochi fili di rame, è mai possibile? La portano dentro, in prigione. Io non so neanche immaginarla una prigione, in un qualche capoluogo di provincia al confine fra Georgia e Armenia. Una vecchietta lì in prigione.
Le dicono cose incomprensibili, accuse che lei neanche capisce. Le dicono una parola strana, che lei non ha mai sentito. "Io cercavo rame, continua a dire, solo rame".
Cercava rame, e ha tagliato i collegamenti che dalla Georgia davano accesso ad internet a tutta l'Armenia.
Una nazione intera senza più internet. Tu capisci?
"Internet? - chiede la vecchia stupita - Cos'è questo internet?"

domenica 10 aprile 2011

La Lettonia sincera delle foto di Andrejs Grants

C'è una mostra al museo nazionale d'arte di Riga di uno dei fotografi lettoni più apprezzati fra quelli cosiddetti della generazione di mezzo, Andrejs Grants.
Sono foto in bianco e nero, scene di vita quotidiana. Sono piene di sapori baltici, proprio escono fuori da ogni dettaglio. C'è quell'odore d'erba bagnata, e quella bellezza appena sporca di terra. Sono foto sincere, per chiunque sia passato di lì.
Poi, per chi dovesse capitare dalle parti di Riga, fino a metà maggio la mostra è aperta. (informazione di servizio...)


sabato 9 aprile 2011

Aivars Lembergs: la storia del più potente oligarca della Lettonia

Era da un sacco di tempo che volevo scrivere qualcosa sul più potente uomo politico e imprenditore della Lettonia, Aivars Lembergs. La cosa più simile a Berlusconi che esiste in Europa. Per niente da vantarsene, peraltro.

Non c’è giorno, nella politica e nella cronaca lettone, che i media non si occupino di Aivars Lembergs ormai da molti anni.
Sindaco di Ventspils, quasi ininterrottamente dal 1988 quando Lembergs era ancora un dirigente del partito comunista nella Lettonia sovietica, uomo più ricco della Lettonia, indagato varie volte e persino arrestato e detenuto prima in carcere e poi ai domiciliari fra il 2007 e il 2008 per accuse di illeciti finanziamenti, corruzione, sospette irregolarità nei processi di privatizzazione della Lettonia post sovietica.
Nessun giudice è mai riuscito a condannarlo definitivamente e lui fa ancora il sindaco di Ventspils, la città forse più benestante della Lettonia anche grazie a lui, popolarissimo sindaco e politico che gode grazie al bacino elettorale della regione di Kurzeme di un fortissimo potere nella politica lettone. E’ lui il più potente e influente oligarca della Lettonia, spesso avversario degli altri “oligarchi” del paese, come Andris Šķēle e Ainars Šlesers.
Oggi Lembergs è il vero leader di ZZS (Verdi e agricoltori), con il suo partito Latvijai un Ventspilij (Per la Lettonia e per Ventspils) all’interno di ZZS, che detiene una decisiva golden share nella coalizione che sostiene il governo di Valdis Dombrovskis (Vienotiba). Quasi ogni giorno il dibattito politico si occupa di Lembergs, per le sue quotidiane esternazioni...

venerdì 8 aprile 2011

Tutte le strade riportano a Mosca

Un articolo del titolare del blog qui, pubblicato su Il Post.

C’è un progetto di una grande arteria ferroviaria per collegare direttamente Tallin a Berlino, passando per i paesi baltici e la Polonia. Si chiama Rail Baltica, e dovrebbe spostare su ferrovia buona parte del trasporto merci fra il nord Europa e l’Europa centrale attualmente su strada. Se ne parla già dal 2004 e l’Unione Europea lo ha messo fra le sue priorità nella politica dei trasporti. In questi giorni il commissario UE ai trasporti Siim Kallas – infastidito dallo scarso interesse che sente per il progetto europeo – ha avvertito i paesi baltici che la Rail Baltica, senza una chiara volontà politica dei governi estone, lituano e lettone, rischia di saltare, e con esso i finanziamenti per oltre 12 miliardi di euro che l’Unione Europea è disposta a offrire. Ci sono alcuni aspetti difficili da risolvere, come la trasformazione dei binari a scartamento “russo” dei paesi baltici in binari a scartamento ridotto europeo, ma alla Rail Baltica è interessata anche la Finlandia, attraverso un collegamento navale con Tallin che renderebbe Helsinki a portata di treno da Berlino. In questi ultimi anni di crisi economica sono proprio i paesi baltici ad aver perso interesse nel progetto, anche perché le sirene di Mosca hanno ricominciato a suonare irresistibili, almeno sul piano economico, in particolare su quello degli scambi commerciali. Solo sul tema dell’indipendenza energetica i paesi baltici, che attualmente dipendono quasi totalmente dal gas di Gazprom, tentano politiche di sganciamento, pur con diversa intensità. In un momento in cui di nucleare nessuno vuole più parlare, la Lituania ad esempio spinge forte sul suo progetto di centrale nucleare di Visaginas, sempre più debolmente sostenuta da Estonia e Lettonia, a cui la Russia risponde con i progetti di centrali nucleari di Kaliningrad e Astravets, quest’ultimo insieme alla Bielorussia. Nei trasporti e negli scambi commerciali le relazioni russo-baltiche continuano a essere molto forti. Il tiepido interessamento per la Rail Baltica coincide infatti con il forte rilancio della Lettonia del progetto per i treni ad alta velocità fra Riga e Mosca, affiancato da un altro progetto per un’autostrada a quattro corsie che collegherebbe la capitale lettone a quella russa. Ne hanno parlato in questi giorni i due ministri dei trasporti, il russo Levitin e il lettone Augulis. In particolare all’interno della coalizione di governo lettone è il sindaco di Ventspils, Aivars Lembergs, uno degli ultimi e più potenti oligarchi del paese, che spinge verso il rafforzamento delle vie di comunicazione con Mosca, per fare di Ventspils, importante porto nel baltico occidentale, la porta privilegiata per gli scambi commerciali fra l’Europa del nord e centrale e la Russia. I nodi politici che rendono problematici i rapporti fra i paesi baltici e la Russia sono ancora tanti (le minoranze russofone, la storia, un’innata diffidenza fra le due comunità) ma il potere del rublo, in tempi di crisi economica, continua ad avere un certo peso. Nel 2010 gli scambi fra Russia e Lettonia sono aumentati del 42 per cento, oltre 6 miliardi di dollari.

giovedì 7 aprile 2011

Riti di passaggio

Come quando ti accorgi che l'ometto grande ha imparato ad andare in bici senza ruotine, dopo essere stati per giorni a corrergli accanto pronti ad afferrarlo.
E c'è il cuore che ti trabocca d'orgoglio mentre vedi che già ti scappa via, mentre lo osservi correre lontano dall'arco delle tue braccia. Senza più rete.
Non sapendo neanche bene se le labbra disegnano una curva ascendente.

lunedì 4 aprile 2011

La storia dei liquidatori lettoni di Černobyl’


Furono 6ooo gli uomini, in larga parte militari, che dalla Lettonia furono reclutati, solo formalmente in modo volontario, in realtà costretti a recarsi nella regione di Pripyat, in Bielorussia, a spengere l’inferno radioattivo di Černobyl’ e a scaricarci sopra una tomba di cemento.Un sesto di quei 6000 uomini è già morto, per le conseguenze delle radiazioni. I superstiti hanno creato un’associazione “Černobiļa”, per non dimenticare il sacrificio dei loro compagni e della Lettonia in quel disastroso evento.


Senza un’associazione come “Černobiļa”, la catastrofe seguita alla liquidazione dell’impianto sarebbe oggi già dimenticata da gran parte dei cittadini lettoni affermano il presidente dell’associazione Arnolds Vērzemnieks e il vicepresidente Ilmārs Kalniņš. Per il 25° anniversario, gli attivisti dell’associazione hanno pubblicato un libro “Černobiļa arvien mūsu atmiņā” (Chernobyl sempre nei nostri ricordi).Verrano organizzati eventi per mantenere la memoria di quei fatti, a cui parteciperà anche il presidente Zatlers, che da parte sua ha pure dato il suo contributo in aiuto dei liquidatori.


La statistica è dura: dalla Lettonia sono partiti più di 6000 “liquidatori”. Ad oggi un sesto di loro sono morti.Vērzemnieks è rimasto sul luogo dell’incidente dal novembre 1986 fino all’inizio dell’anno successivo. Subito dopo il suo ritorno ha cominciato ad accusare problemi di salute. Tornando a casa dalla stazione centrale di Riga, ha perso conoscenza. “Non voglio ricordarlo”, dice a se stesso quest’uomo che da allora ha perdite di memoria ogni giorno da 25 anni.“Riesco appena ad accorgermi quando arriva. Comincio a vedere male…” Anche se ognuno dei liquidatori reduci da Černobyl’ subisce conseguenze diverse dall’esposizione alle radiazioni, uno dei sintomi più frequenti è la perdita di memoria, dimenticarsi il numero di telefono, l’indirizzo di casa..


Nel 1986 Vērzemnieks era un ufficiale del corpo della protezione civile a Riga, settore radiazioni e chimica.“La cosa più semplice era chiamare l’esercito. Era una chiamata di servizio, dovevi rispondere. Se non lo facevi, eri responsabile di un crimine” ricorda lui. “A quel tempo il luogo in cui si trovava una centrale nucleare era tenuto segreto, prima di partire dovemmo cercare sulla mappa un luogo chiamato Černobyl’.”Quando arrivò nei dintorni della città di Pripyat, i lavori erano già in pieno svolgimento. Sopra il reattore era stato costruito un enorme sarcofago di cemento. Senza di quello il materiale radiattivo trasportato con la pioggia e la neve avrebbe coperto tutta l’Europa. “Il lavoro più sporco venne affidato all’esercito, decontaminare tutto il terreno della città di Pripyat.Di sera Pripyat faceva paura. Di fronte a te c’era una città vuota, disabitata. Da qualche finestra sembrava di vedere dei fantasti, e poi giravano per le strade animali da cui era bene tenersi lontani.”A coloro che lavoravano alla copertura del tetto del reattore (da cui uscivano radiazioni letali) veniva promesso di lavorare solo un giorno e poi gli concedevano di tornare a casa.“Allora molti pensavano di essere al sicuro – corro là sopra, faccio quello che mi chiedono e dopo un giorno torno a casa. Era un trucco psicologico per ingannarli” ricorda il presidente dell’associazione.Per le radiazioni ricevute dal tetto della centrale sono morti 1560 uomini. “Tutti quelli dei nostri che sono andati là sopra sono morti” dice Vērzemnieks. Le radiazioni di Černobyl’ hanno lasciato un’impronta indelebile nei liquidatori, e molto probabilmente anche nei loro figli. Gli scienziati giapponesi sono arrivati alla conclusione che è necessario attendere due generazioni, per chi è stato esposto, per poter cancellare le impronte dovute alle radiazioni.


Foto e materiale tratti da Tvnet.lv. Qui il link alle altre foto tratte dal libro “Černobiļa arvien mūsu atmiņā”.

domenica 3 aprile 2011

I colori di una famiglia giramondo

Ieri sera a cena c'era un buon pollo freddo affumicato, di quelli che si comprano al mercato centrale di Riga. E stamani per colazione appena alzati ci attendevano già caldi pankukas ar zemeņu zapte.
Sono i segni inequivocabili dell'arrivo della nonna lettone a casa nostra.
Poi oggi pomeriggio con l'ometto grande nei candidi tappeti di margherite dei giardini dello Zambra, a provare la bici grande e a giocare a pallone.
Mentre all'orizzonte dalla nostra terrazza, i campi della piana cominciano a riempirsi del giallo dei fiori di colza.
Stasera ci manca solo il bianco della stracciatella di bufala appena comprata alla fiera di primavera.

venerdì 1 aprile 2011

Muore Vasily Kononov, e con lui un pezzo di storia terribile

L'agenzia russa RIA Novosti ha dato notizia della morte avvenuta oggi di Vasily Kononov, ex partigiano combattente a fianco dell'Armata Rossa, che è stato condannato in Lettonia per crimini di guerra per l'uccisione di civili avvenuta nel 1944 in un villaggio lettone, Mazie Bati, come rappresaglia per l'assassinio di alcuni partigiani russi compiuto nello stesso villaggio alcuni mesi prima.

Il caso di Kononov ha avuto un grande risalto, nell'opinione pubblica, nei tribunali e nelle relazioni fra Lettonia e Russia, in quanto considerato dai lettoni criminale di guerra, e dai russi un valoroso soldato. Kononov ha subito processi dai tribunali lettoni ed è stato condannato alla reclusione. Sentenze contestate dalla Russia, che hanno portato alla pronuncia definitiva della Corte europea dei diritti dell'uomo, che ha dato ragione al tribunale lettone.

La storia di Vasily Kononov e del suo processo.

E' il 29 febbraio del 1944. Nel villaggio di Mazie Bati, in Lettonia, i contadini danno rifugio a dodici partigiani russi. Li nascondono dentro un granaio. Il villaggio è sulla linea del fronte, e la guerra infuria in tutta la regione. C'è una delazione. Probabilmente provenie da qualcuno che risiede nel villaggio. I tedeschi entrano nel villaggio e danno fuoco al granaio. I dodici sovietici muoiono fra le fiamme, nel gruppo dei partigiani c'è anche un bambino di sette mesi, e sua madre, moglie del capo di quei partigiani.

E' il 27 maggio del 1944. Un pomeriggio soleggiato e stancamente silenzioso, nel villaggio di Mazie Bati. Una pattuglia di soldati sovietici, del primo battaglione partigiano lettone, al comando di Vasilij Kononov, entra nel villaggio. Sono stati paracadutati pochi giorni prima oltre le linee nemiche, in territorio occupato dai tedeschi. Hanno rubato le divise delle SS e con questo travestimento entrano indisturbati nel villaggio. Sanno cosa cercare. Prendono nove persone, fra cui una donna incinta, scaricano addosso ad ognuna di loro una raffica di mitragliate. Erano accusati di aver tradito i partigiani russi caduti in febbraio.

Nel 1998 Vasilij Kononov, che nel frattempo era diventato un funzionario di polizia sovietico in attività a Riga, viene arrestato e successivamente condannato per crimini di guerra, con sentenza finale della Corte Suprema lettone nel 2004. La Russia si è sempre opposta fortemente a questa sentenza, concedendo la cittadinanza russa a Kononov (in precedenza era un cittadino lèttone), e difendelo in ogni aula di tribunale. Fino a portare la questione di fronte alla Corte Europea dei diritti dell'uomo. La Corte ha emesso nel maggio del 2010 la sua sentenza definitiva. E' stata riconosciuta la lettiggimità del tribunale lèttone di condannarlo per crimini di guerra. Vari giuristi sostengono che questa sentenza segna una importante innovazione nella giursisprudenza sui crimini di guerra. Anche i vincitori di una guerra possono essere sottoposti a tale giurisdizione nel caso abbiano commesso dei crimini. Anche qualora combattessero contro il nazismo.