giovedì 26 maggio 2011

Il folletto della musica lettone compie 70 anni

Oggi è il 70° compleanno dell'elfo delle foreste, del più geniale compositore e musicista che il baltico abbia generato nell'ultimo secolo, Imants Kalniņš.
Ha scritto musica classica, rock, folk, per bambini, colonne sonore, ha fondato tante band quasi quanti figli ha messo al mondo (e non sono stati pochi). E' la vera anima musicale della Lettonia, il cuore pulsante della "land that sings" come chiamano da sempre questa nazione.
Quando ho conosciuto questo paese è stata la musica di Kalniņš che mi ci ha accompagnato dentro. Le note di Kalniņš entrano ovunque, sono un tappeto quotidiano: gli ometti guardano vecchi cartoni animati lettoni, la colonna sonora è sua. Vai ad un concerto in una ventosa domenica d'agosto nel bosco di Tervete, e ci sono i Turaidas Rozes che cantano le sue canzoni. Guardi il Dziesmu Svetki e il suo "Dziesma, ar ko tu sācies" è una delle cose che non ti molleranno più nella vita.
Ti metti a vedere qualche vecchio film del Kinoriga degli anni sessanta, e la sua colonna prende il sopravvento su tutto il resto.
Io per anni non capivo come mai in Lettonia si ascolta sempre Kalniņš, eppure si parla sempre di Raimonds Pauls, l'altro "maestro" della musica lettone, più spostato verso il repertorio classico e con l'occhiolino strizzato alla Russia. Poi ho capito che Pauls è quello che si vende meglio, che ha la patina da fotoromanzo che ancora va tanto, che è universale e più semplice da masticare.
Ma Kalniņš è la musica di questo paese.
Per il 70° di Pauls in Lettonia hanno celebrato con eventi e programmi per un paio di mesi lo scorso gennaio. Per Kalniņš qualche programma, qualche film con la sua colonna sonora. E poi il classico Imantsdienas a luglio. Per fortuna una sua lunga intervista è uscita su Delfi, e mi sono divertito a tradurla.
Qui sotto qualche assaggio della sua musica.



"Dūdieviņš" è una delle più celebri canzoni musicate da Kalniņš su testo di una famosa poetessa lettone del secondo novecento, Vizma Belševica.



"Dziesma, ar ko tu sācies" (Canzone, con cosa sei iniziata), qui nella versione con il coro del festival Dziemsu Svetki, è nata negli anni '60 come una canzone rivoluzionaria, inneggiando al risveglio del popolo lettone sotto la dittatura sovietica, fra le righe di un testo che parla di musica e natura.



Una delle canzoni più gioiose di Kalniņš, "Es šodien jūku prātā" qui interpretata da Kaupers.

lunedì 23 maggio 2011

Il linguaggio poetico che basta a se stesso

Qualche giorno fa hanno assegnato i premi per la letteratura lettone dello scorso anno e la poesia l'ha fatta da padrona. Il premio alla carriera è andato a un poeta, Knut Skujenieks e nella categoria principale per il miglior lavoro originale su cinque candidature, tre erano poetesse e due narratrici (cinque donne su cinque candidature). Anche qui ha vinto una poetessa, Liāna Langa. Qui sotto un passo di una sua lunga intervista, che si può leggere in italiano su Baltica.
La cosa interessante è il grande valore che ancora si dà, nell'Europa orientale, alla poesia. Non c'è niente da fare, appena giri lo sguardo ad est, la poesia diventa il mattone su cui si formano le vite, la quotidianità, è un processo di alfabetizzazione, un po' come imparare a parlare. Imparare ad amare la poesia.

A cosa serve il poeta nel mondo?
Liāna Langa: All'inutilità e alla bellezza.
Certo, la poesia mantiene e carica la lingua, espande i confini del linguaggio e dell'esperienza, del lettore e dello scrittore. Questo è quanto, ma io non voglio semplicemente ripetere quanto già detto da altri. Più interessante è pensare non a ciò che sappiamo, ma a ciò che non sappiamo, questo è ciò che la poesia in larga misura sa fare. Linguaggio poetico pensa a ciò che in realtà è. Brodskij ha detto che la poesia è una forma di organizzazione del tempo. La poesia, a causa del suo linguaggio così denso, intenso e trascendentale, davvero consiste in un percorso. Leggi una poesia di Verlaine, di Rainis, di Čaks, e di colpo ti ritrovi lì. Sei precisamente in grado di identificare il tempo, il linguaggio, le circostanze, il giorno, il momento. La letteratura è una macchina del tempo. Con il suo aiuto si può percorrere un grande viaggio nello spazio-tempo, senza parlare del fatto che vivere in mezzo ai buoni libri e buoni autori è un modo per condurre la propria vita dentro una grande società. Di più ancora, la poesia come pratica offre la possibilità di distanziarsi dal trambusto del mondo. La poesia non ti permette di fonderti con questo trambusto. Per dirla alla Cvetaeva: "Questa follia del mondo - no!"

venerdì 20 maggio 2011

Il bottone

Knuts Skujenieks è uno dei più grandi poeti lettoni. Fu arrestato per attività antisovietiche e spedito per 7 anni in un campo di lavoro in Mordovia. Scriveva poesia dal gulag, molte dedicate alla giovane moglie che aveva dovuto lasciare.
Fu rilasciato poi, ma dovette aspettare il 1989 per essere riabilitato ufficialmente.
Stasera alla Spīķeru koncertzālē di Riga, durante i premi letterari lettoni del 2010, gli consegneranno un premio speciale per la sua opera poetica e per le traduzioni di poesie da molte lingue. Qui un estratto di una sua lunga intervista.

Poga (Il bottone) è la sua poesia forse più famosa.

Come il ciliegio, che sulla cima protegge
l'ultimo frutto rimastogli,
così io custodisco su una camicia consunta,
un unico, solo bottone.

Quando non c'è più ricordo, né speranza
e quando il fardello diventa troppo pesante,
sul petto mi trastullo con il bottone
che mi hai cucito.

Malgrado gli anni e la fame,
malgrado la neve e il sonno,
tu mi hai imbastito a questa vita sdrucita
con un filo d'amore e d'eternità.

La notte ha vinto sul giorno. Io cerco
almeno un'unica luce dalla finestra.
Ma non c'è finestra. La vita mi brucia in petto,
sul bottone che mi hai cucito.

Knut Skujenieks (trad. Paolo Pantaleo)


Kā ķirsis, kurš galotnē sargā
Pēdējo pārpalikušo ogu,
Tā es sargāju sadilušajā kreklā
Vienu vienīgo pogu.

Kad vairs nav ne suvenīru, ne cerību
Un kad nasta kļūst aplam grūta,
Es azotē paknibinos gar pogu,
Kuŗa ir tevis šūta.

Par spīti gadiem un badiem,
Par spīti sniegam un miegiem,
Tu mani piediegusi caurumainajai dzīvei
Ar mīlestības un mūžības diegiem.

Nakts dienu pieveikusi. Es raugos
Vienā vienīgā gaišā logā.
Tas nav logs. Mūžs mans uz krūtīm deg
Tevis iešūtā pogā.

giovedì 19 maggio 2011

martedì 17 maggio 2011

Una piccola pianta al vento

Che infinita tenerezza ieri all'uscita della scuola materna, vedere l'ometto grande per la prima volta, anziché fuggire da quel luogo infestato di rumore e confusione, soffermarsi nell'atrio della scuola e cercare l'attenzione del suo compagno di classe, quello più forte, più avanti, più in gamba.
E vederlo, mentre l'altro finalmente si accorge di lui, mostrargli lo zainetto dei gormiti, con un sorriso orgoglioso e tremolante. Bello, dice lui distrattamente.
E allora l'ometto lo segue fuori, fino al cancello e al prato, perché sente ancora quella timida, euforica voglia di scambiarci una parola, di cavargli un po' d'attenzione, condividere una cosa ancora. E allora viene fuori una di quelle domande che ci si fanno fra adulti, tanto per dire qualcosa, tanto per incrinare quel ghiaccio: bello il tuo cane, come si chiama?
Ecco, vedere quel guscio di bambino che per la prima volta si apre e tira fuori una domanda che è un niente, ma che ha superato montagne di insicurezze e timidezze per uscir fuori, vederlo girare intorno al suo amico più in gamba, a quello che probabilmente nei suoi piccoli sogni ammira di più. E io a distanza di sicurezza per non disturbare, solo come si osserva una piccola pianta al vento.

domenica 15 maggio 2011

Starsene a Murjāņi

A casa nostra in questi giorni non si ascolta quasi altro che le canzoni venute fuori dal quel boschetto di Murjāņi, dove c'è la casa di campagna di Imants Ziedonis, con i testi del poeta e le musiche di Kaupers e compagnia.
Io ho idea che me ne starò a Murjāņi a lungo. Ma proprio a lungo..


Non un altro domani!
Ma aiutami adesso, grande respiro!
Quando cadono le foglie
e l'autunno sparge stelle dappertutto
Lassù in cima
la libertà è così leggera...
lassù in cima
forse niente importa più.
Ma a me qui importa,
e dunque aiutami, grande respiro!
La mia anima evapora,
e qui al lavoro in una crepa così fonda
che io ti prego
qualcosa dal tuo respiro.
Lassù in cima
la libertà è così leggera..
(poesia di Imants Ziedonis - trad. Paolo Pantaleo)

Ne citu rīt!
Bet palīdzi tūlīt man, lielā elpa!
Kad lapas krīt
un rudens zvaigznēs ceļas visa telpa.
Tur galotnēs
ir brīvība tik smalka...
Tur galotnēs
varbūt ir viss vienalga.
Bet te man rūp,
un palīdzi man, elpa lielā!
Man dvēsle kūp
un strādā te tik smagā vielā,
ka lūdzu es
kaut ko no tava malka.
Tur galotnēs
ir brīvība tik smalka...

martedì 10 maggio 2011

Quando si svegliano le fontane di Riga


Io non so se riesco a dare un'idea di cos'è questa città, quando anche le fontane si risvegliano, e i larici, e quel verde d'erba brillante nutrito a neve, e i pioppi tremuli ricominciano a bisbigliare, e a frusciare le gonne delle ragazze in Vērmanes dārza, e la luce si fa di vetro nella mezza sera, lenta, sempre più lenta sull'orizzonte, come un riflesso che stenta a morire.
Io davvero, non saprei dare un'idea.

Quella cosa che un tempo si chiamava Eurofestival

Oggi a Dusseldorf comincia l'Eurosong Contest, quello che una volta si chiamava Eurofestival, con la prima delle due semifinali. Insomma, una notizia.
Quest'anno dopo molti anni di assenza ci partecipa anche l'Italia. Altra notizia. Però hanno preteso di andare direttamente in finale, sennò niente.
La Lettonia sarà in scena nella seconda semifinale, giovedi, con un duo chiamato Musiqq, sostanzialmente improponibile. Non so perché, ma avrebbero molto di meglio da offrire, poi succede sempre che facciano grandi e lunghe selezioni da cui escono cose insostenibili.
Comunque, se vi avessi voluto proprio male avrei potuto mettere qui anche il video delle prove dei Musiqq.
A me l'Eurofestival interessa solo perché nell'est europeo è una cosa seguitissima, anche se ormai è diventato un polpettone pop senza senso. Ma ogni tanto dalle parti della Bosnia Erzegovina, o dell'Armenia, o della Croazia, arrivano band pazze divertentissime.
Insomma, una cosa così. Ingenuamente, teneramente oriental kitsch europea.

martedì 3 maggio 2011

In una piccola cornice

In una piccola cornice
tengo la tua foto.
Non ne ho al mondo
una più bella.
Là dove sembra farsi sera,
e il sole si distende obliquo,
tu infili piccoli denti di leone
nel beccuccio della caffettiera.
Tu come oro per me,
io per te rame,
ti conoscevo già prima,
della prima guerra mondiale.
Un grasso turco ero io allora,
col mantello e il fez sulla testa,
ti incontrai, proprio io,
alla corte di Nicola.
Poi i tempi cambiano, si arruffano,
e di tempo non ne resta altro.
In una piccola cornice,
tengo la tua foto.
.
Imants Ziedonis (trad. Paolo Pantaleo)

Oggi Imants Ziedonis, il più grande poeta lettone vivente, compie gli anni.
La Maza Kavalerija, un gruppo di musicisti lettoni (ne ho parlato qualche giorno fa qui), gli ha dedicato un disco "Viegli", canzoni composte su suoi testi, i cui proventi serviranno a costruire un museo digitale e multimediale nella casa di campagna del poeta.
Questa è una delle canzoni che fa parte del progetto "Viegli", Mazā bilžu rāmītī (In una piccola cornice).
Io spesso diffido delle poesie messe dentro una cornice musicale. Ma questa mi sembra venuta fuori con quella sottile dolcezza e leggerezza, che fruscia dai boschi di betulle di Murjani, dove il poeta ha casa, e che la Maza Kavalerija vuol trasformare in una casa museo. Sotto al video il testo originale della poesia di Ziedonis, che suona bellissima, specie con la voce di Kaupers.



Mazā bilžu rāmītī
man ir bilde tava.
Citas bildes pasaulē
man tik skaistas nava.

Tur ir tāds kā novakars,
saule laižas slīpi,
zelta pienenes tu spraud
kafijkannas snīpī.

Tu no zelta esi man,
es esmu no vara.
Tevi zināju vēl pirms
pirmā pasaul's kara.

Tad es biju resns turks,
ķitelī un čalmā,
tevi ieraudzīju es
Nikolaja galmā.

Laiki mainās, laiki jūk,
laika daudz vairs nava.
Mazā bilžu rāmītī
man ir bilde tava.

lunedì 2 maggio 2011

E' il mio fratello!

Così buffo vederlo, l'ometto piccolo, quello scricciolino biondo che ai giardini, mentre il fratello grande si faceva inseguire per gioco da due ragazzini, si frappone in mezzo e con uno sguardo rabbioso gli dice "No!" sventolandogli davanti l'indice come fosse lo sbarramento più potente del mondo.
"No!" gli ripete quello scricciolino ai due ragazzotti che gli stanno davanti e lo guardano sorpresi. "E' il mio fratello!".
E il ditino che continua a fare no, no, no, di qui non si passa.

domenica 1 maggio 2011

Lote, dal villaggio degli inventori

Dopo Ratatouille, Cars, Toy Story, Cattivissimo Me, a casa degli ometti adesso è arrivato il momento di Lote.
Una coproduzione estone-lettone, tratta dal libro del disegnatore estone Andrus Kivirehks.
Lote no Izgudrotāju ciema (Lote dal villaggio degli inventori) è uno dei cartoni animati che ha avuto più successo negli ultimi anni nei paesi baltici.
Qui sotto, sulle note di "Krāsainais maršs" dei Prāta Vētra, il trailer del film e il lavoro di allestimento del film.