venerdì 29 luglio 2011

Mattinata tipo

Alzarsi, avendo fatto un buon sonno nonostante ieri sera mi sia capitato l'incubo di vedere in tv Kirkhorov che cantava in italiano (fra l'altro ottima pronuncia). Si vede che poi un documentario su Melngailis ha rimesso le cose a posto.
Poi fare colazione con pankukas ar zemenu zapte.
Quindi aspettare un po' che spiova per portare fuori con me l'ometto piccolo e andare all'edicola a comprare Latvijas Avīze.
E adesso frikadeļu zupa.
Insomma, di nuovo a casa.

lunedì 25 luglio 2011

Tremate, sono arrivati...

E' la solita vecchia ondata di ogni anno. Ma non c'è da preoccuparsi, vengono ogni estate, ma poi tornano via.

Nella foto: Alla Pugačova e Maksim Galkin (mica vorrete che stia a spiegarvi chi sono...)

mercoledì 20 luglio 2011

Ceļa dziesma


Il fatto è che, piano piano, mettiamo roba nelle valigie. E annusiamo l'aria.

Ogni notte,
che ci mettiamo in viaggio
le stelle cadenti
ci indicano la direzione

e proprio come una candela
che passa ad un'altra la fiamma
a noi resta questo momento,
un momento da condividere

e ancora abbiamo una canzone
da cantare insieme
e un tempo per unire le voci
i cuori
e le mani


katru nakti
kad dodamies ceļā
krītošas zvaigznes
mums rāda uz kurieni iet

un gluži kā svece
kas otrai dod liesmu
mums ir šis mirklis
mirklis, ko dalīt ar jums

un vēl mums ir dziesma
ko dziedāt kopā
laiks savienot balsis
sirdis
un rokas
(Prāta Vētra)

domenica 17 luglio 2011

Scrivere in una lingua morente

Scrivere in una lingua morente
sulle labbra sabbia, e sulle dita,
scrivere in una lingua morente,
ponti che si allontanano nel mare.

Scrivere in una lingua morente,
il sussurro di un foglio, lo sciabordìo di un'onda,
scrivere in una lingua morente,
una radice senza più tronco.

Raccontare in una lingua morente,
di un desiderio vano e silenzioso,
raccontare in una lingua morente,
il fruscio dell'erba del nord.

Parlare in una lingua morente,
premendo la guancia ad un ramo di tiglio,
un eco nello schianto del tuono,
uno scricchiolio di travi in un museo.

Vivere in una lingua morente,
parlare dal profondo di un pozzo,
presto riempito, mentre il vento appende
sulla cima di un tasso nebbiosi pensieri.

Sognare in una lingua morente,
sognare con i propri compaesani,
accompagnati dagli spiriti degli avi nella notte,
per svegliarsi poi sotto un rifugio ghiacciato.

Scrivere in una lingua morente,
respirando sul fianco di un puledro,
con le dita che premono sulle palpebre,
un riflesso su uno specchio sottile.

Pēters Brūveris (trad. Paolo Pantaleo)


izmirstošā valodā rakstīt

uz lūpām uz pirkstiem smiltis
izmirstošā valodā rakstīt
aizpeld jūriņā tilti

izmirstošā valodā rakstīt
lapu čukstus un viļņu šļakstus
izmirstošā valodā rakstīt
bez stumbra vien sakņu rakstus

izmirstošā valodā stāstīt
par klusām un veltīgām ilgām
izmirstošā valodā stāstīt
ziemelī sanošām smilgām

izmirstošā valodā runāt
piespiest vaigu pie liepu krijas
atbalsosies vien pērkona dunā
nočīkstēs muzeja sijās

izmirstošā valodā dzīvot
runāt uz iekšu kā akā
drīz aizbērs un sirmajās īvēs
vējš miglainus atspulgus sakārs

izmirstošā valodā sapņot
sapņot līdz tautas biedriem
naktsvidū urguču apņemtam
mosties zem ledainiem dziedriem

izmirstošā valodā rakstīt
ar dvašu uz kumeļa sāna
ar pirkstu uz paša plakstiem
kas atspīdot spogulī plānā

giovedì 14 luglio 2011

Quando comincia il buio?

Ma adesso fuori comincia il buio?
Ogni giorno, quando cala la mezza sera, l'ometto mi fa questa domanda, non ho ben capito se per esorcizzare il buio, o per darci il segnale che è arrivato il momento di mettere la testa fuori di casa.
Viviamo queste sere respirando quella fragranza calda e dolciastra che evapora dall'erba appassita dei giardini intorno a casa nostra.
La luce si frantuma in spicchi ambrati, fra i pini e i pioppi dei giardini, assolutamente vuoti, solo per noi, mentre gli ometti corrono finalmente liberi e noi camminiamo lentamente.
Esausti di tutto il giorno.

martedì 5 luglio 2011

Polvere bianca che si alza

Strade
Soffiava appena un po' di vento,
vi dirò: è una cosa che amo.
Appena un po' di vento mi accarezzava,
ecco io sarò pure uno stupido, uno dalla mente semplice.
Mi ci viene da piangere, ma poi quando smetterò,
me ne andrò casa per casa e dirò a tutti,
che non esiste niente di più caro di queste strade,
che scorrono da levante a ponente.
Voi mi potrete dare un tetto per la notte.
Io vi ringrazierò,
ma se mi fermerò, chi farà il mio viaggio?
Non so, gente, dov'è casa mia.
Solo, polvere bianca che si alza.
Poesia di Imants Ziedonis (trad. Paolo Pantaleo)

Ceļi
Tikko mazs vējiņš uzvējos,
es pateikšu jums: kā es mīlēju tos.
Tikko mazs vējiņš noglaudīs,
es muļķītis būšu, mans prāts būs īss.
Es ieraudāšos, bet kad raudāt beigšu,
es iešu pa mājām un visiem teikšu,
ka nav nekas dārgāks par ceļiem šiem,
kas aiziet uz rītiem un vakariem.
Jūs naktsmājas dosit.
Es teikšu: paldies,
ja palikšu, kas manu ceļu ies?
Es nezinu, cilvēki, kur manas mājas.
Tik - balti putekļi putinājas.

venerdì 1 luglio 2011

Questa è la nostra vita



fra il risveglio e la neve
fra l’amore e la fiaba
fra l’ultimo pezzo di pane e il sonno
nel mezzo come in un girasole
i semi piccoli e neri
dal profumo più intenso

senza che altro rimanga nel palmo
questa è la nostra vita
radice cresciuta in un giardino straniero
seccata sulla soglia di casa,

ma che rifiorisce in cielo
che non si ricorda più della sera
non spera nella mattina
questa è la nostra vita
fragile e immeritata

Knuts Skujenieks (trad. Paolo Pantaleo)

tāda ir mūsu dzīve
starp nomodu un starp sniegu
starp mīlestību un pasaku
starp maizes donu un miegu
pa vidu kā saulespuķei
sēklas sīkas un melnas
uzdvašo stiprāk
un nepaliks vairs uz delnas
tāda ir mūsu dzīve
sakni dzen dārzā svešā
novīst pie nama sliekšņa
bet izplaukst uz padebeša
neatminēt vairs vakara
necerēt rīta
tāda ir mūsu dzīve
trausla un nepelnīta

Nella foto sopra, il frammento di una lettera scritta da Skujenieks alla moglie durante la sua prigionia nel campo di lavoro in Mordovia (dal sito della Biblioteca Nazionale lettone)