mercoledì 24 agosto 2011

L'orsa golosa scappata dal parco di Līgatne

Made è un'orsa. Sta nel parco di Līgatne, all'interno del parco nazionale di Gauja, uno dei luoghi più belli e protetti della Lettonia. L'altro giorno si è stancata di stare nel suo recinto, pur dorato, e ha deciso di farsi due passi in giro.
I lettoni sono abituati a stare con gli animali, vivono la natura con semplicità e dimestichezza. Ma nel caso di Made si sono un po' preoccupati. Hanno chiuso qualche strada di accesso, hanno invitato la gente a non passare per i percorsi vicini alla ex dimora dell'orsa. Insomma, si sono messi alla ricerca di Made.
L'ha trovata un paio di giorni dopo una signora, che era uscita la sera nel suo giardino di casa. Made era lì che mangiava tranquilla e soddisfatta cogliendo mele dall'albero nell'orto della signora. Sono venuti i forestali, e gli hanno sparato un paio di sonniferi.
Non hanno fatto un grande effetto a Made che talmente euforica per la scoperta di quel mondo nuovo non ci ha fatto caso e ha continuato ad andarsene in giro.
I forestali allora hanno pensato che era meglio usare le buone maniere anziché quelle cattive del sonnifero. Hanno spinto Made lungo il percorso che la riconduceva alla sua dimora nel parco di Gauja, attraendola con dolciumi e frutta, fino a che l'orsa ha fatto ritorno nella sua tana recintata.
La Laima, la famosa fabbrica di cioccolato lettone, per consolarla ha deciso di produrre per lei un medaglione di cioccolato di tre chili. Si fa festa stasera nel parco di Līgatne.

domenica 21 agosto 2011

Migrazioni

Hanno cominciato per prime le cicogne bianche, in questi giorni, a volare via verso sud.
E noi con loro.
Poi toccherà alle gru, ai tordi, alle rondini, ai balestrucci, alle oche, ai rondoni e ai trampolieri.
Quando si alzeranno infine in cielo i cigni nel tardo autunno baltico, dopo tre giorni verrà la neve. E saranno quelli i giorni piu' duri.

Presto al fiume verranno
occhi chiari di ghiaccio,
Dopo che i cigni saranno volati via
il terzo giorno cadrà la neve,
ma i più duri per noi
saranno quei tre giorni,
senza neve
e senza cigni in cielo

Imants Ziedonis (trad. Paolo Pantaleo)

venerdì 12 agosto 2011

Il torsolo di mela

Non sono riuscito a buttarlo. Mi e' rimasto fra le mani al momento dei saluti, e nel tragitto per tornare a casa. Il torsolo della mela che ho mangiato a casa del poeta.

domenica 7 agosto 2011

Hic sunt leones

Ieri nel tramvajs n. 10 che prendiamo abitualmente per tornare a casa, sono saliti quattro turisti stranieri. Cosa strana a dire il vero, perché il tramvajs n.10 dal centro di Riga porta direttamente in Pardaugava, il grande quartiere oltre la Daugava che non è frequentato da turisti in genere.
Questi quattro che erano sul nostro tramvajs guardavano con grande interesse le vie e i panorami di Pardaugava, un quartiere che è caratteristico della Riga un po' meno urbanizzata e più rurale, le case in legno che si alternano ai bassi palazzi di mattoni hrushovska (costruiti nel periodo di Krushev), dal grande parco della Vittoria al gioiellino di Arkadijas Parks.
I turisti nel nostro tramvajs erano tre tedeschi ed un italiano. Parlavano fra sé in inglese: gli piaceva molto curiosare dai finestrini del tramvajs quella parte di Riga fuori dai classici giri turistici. Avevano preso il tramvajs per fare il giro da capolinea a capolinea fino a ritornare in centro senza scendere, proposito molto onorevole per turisti che in genere, come dice una mia amica, visitano Riga solo restando nella cerchia della città vecchia, a bere birra in Doma Laukums. Ne parlavano fra loro dicendosi, che sì era molto interessante osservare le strade di Pardaugava, ma viste le brutte facce che ogni tanto fanno capolino alle fermate, gli ubriachi, qualche frase russa che suona strana e minacciosa, i vagabondi ciondolanti caratteristici di Pardaugava, avevano deciso che non era raccomandabile scendere a qualche fermata e fare un giretto a piedi. “Well, it's nice, very interesting, but I would say it's not sure to get out and to make a walk around here”.
Poi hanno visto noi seduti vicini a loro, coi nostri ometti, tranquillamente scendere alla nostra fermata in Bauskas iela, e hanno deciso che forse potevano prendere coraggio e scendere anche loro a guardare un po' da vicino quello strano mondo, ancora mezzo europeo e mezzo russo-sovietico.
Noi gli abbiamo sorriso, così per incoraggiarli. Poi ci siamo diretti verso casa e li abbiamo persi di vista. Speriamo non gli sia successo niente e abbiano potuto riprendere il tramvajs n.10 per tornare nella più rassicurante Vecriga. Hic sunt leones.

martedì 2 agosto 2011

Lietas

Comprato finalmente Zemnīcas Bērni.
Saliti sull'ascensore del Radisson Hotel davanti all'Esplanāde, per guardare Riga dal 27. piano.
Preso impegni per le prossime settimane, da Liepāja a Valka, coast to coast insomma.
Intanto giovedi sera alla Nacionāla Opera, a vedere l'Onegin.

lunedì 1 agosto 2011

I cinque di Chicago

Negli anni '60 a Chicago un gruppo di emigrati lettoni misero su un gruppo musicale e cominciarono a produrre canzoni folk e con qualche accento “slager” in lingua lettone, e iniziarono a girare gli Stati Uniti e il Canada per suonare davanti alle comunità lettoni emigrate in nord America. Si chiamarono Čikāgas Piecīši, i cinque di Chigaco.
La band divenne famosa non solo all'interno della diaspora lettone nel continente americano, ma anche nella Lettonia sovietica, dove in moltissime case circolavano cassette pirata, tenute accuratamente nascoste.
Nel 1989 i Čikāgas Piecīši finalmente riuscirono ad entrare nell'allora Lettonia sovietica. Era il periodo dell'Atmodas laiks (il tempo del risveglio), ma Riga era ancora Urss e sarebbero dovuti passare ancora due anni lunghi, drammatici, sanguinosi, prima dell'indipendenza.
Il concerto dei Čikāgas Piecīši, fu proprio uno dei momenti importanti dell'Atmodas laiks. L’altra sera la televisione lettone ha ritrasmesso quel concerto. Suonarono al Mežaparks di Riga, di fronte a centinaia di migliaia di persone. C'era una distesa impressionante di gente di fronte a quella band abituata ai tour nella provincia americana per gli emigrati lettoni, e l'emozione e lo sconcerto si poteva vedere nei loro visi.Anche la mamma degli ometti, allora una teen ager, era in quella distesa di gente. E il concerto dei Čikāgas Piecīši fu un evento memorabile, non solo per la massa imponente di gente che si portò dietro, ma per i contenuti di quel concerto. Canzoni con testi davvero poco ortodossi per il periodo sovietico, persino qualche sketch con allusioni sessuali, argomento tabu dei tabu nell'Urss.
Le bandiere lettoni, quelle tradizionali del primo periodo di indipendenza del paese e proibitissime nell'era sovietica, sventolavano all'interno del catino del Mežaparks.
Era uno dei primi segnali del risveglio. E come sempre è successo nella storia lettone, la rivoluzione anche quella volta viaggiava sulle ali della musica e della poesia.