sabato 31 dicembre 2011

Finire in versi


Questo blog finisce l'anno come l'ha cominciato, e un po' come continuerà nel prossimo. E, buon anno eh!

Regalami
una sola dimenticata, cara parola,
qualcosa d'insignificante
come la voce di una foglia,
che in dicembre
si aggrappa al nudo ramo.
Māris Čaklais (trad. Paolo Pantaleo)

Uzdāvini man
vienu piemirstu, mīļu vārdu,
kaut ko tik nenozīmīgu
kā lapas balsi,
kas decembrī
turas pie plika zara.

lunedì 26 dicembre 2011

Il traduttore tradotto

Cos'è per me la traduzione.
Restare dietro le quinte è una cosa che mi è sempre piaciuta. Far girare una macchina, nascondendosi dentro gli ingranaggi. Far capolino dietro alla tenda del palcoscenico, e godersi da lì la bellezza dell'arte, della poesia. Ospitare un quadro prezioso nella propria piccola bottega giusto il tempo di costruirgli intorno una cornice dignitosa e appropriata. Ecco, tutto qui.


Insomma, non proprio tutto qui. Il resto lo racconto nel blog di Jacqueline, dedicato ai traduttori.

sabato 24 dicembre 2011

Ziemassvētki "la festa d'inverno"


La tradizione popolare lettone per le feste di natale è collegata principalmente alla festa pagana del solstizio d'inverno che celebra la fertilità, la speranza e la luce.

In passato il solstizio d'inverno per i lettoni era un momento di gioia e di divertimento, in cui si celebrava la vittoria della luce sulle tenebre, poiché la notte più lunga dell'anno lasciava il posto al lungo cammino verso la primavera.
Ziemassvētki, parola con cui oggi si indica il "natale" ma che letteralmente in lettone significa "festa d'inverno", veniva festeggiato dai contadini dal 20 dicembre per tre giorni e tre notti. Dal sole e dalla luce dipendeva la qualità del raccolto dell'anno successivo.
Insieme alla festa d'inverno, la prima sera e la prima notte dei festeggiamenti si celebrava il rito della "Bluķa", il ciocco d'albero che veniva rotolato per la strada secondo un rituale che intendeva imitare il corso del sole, e che terminava con un fuoco di prosperità e di buon augurio. Ancora oggi a Riga, nelle stradine della città vecchia, il 23 dicembre si celebra questa tradizione, che si conclude poi con la cerimonia del falò dei ceppi d'albero.

Oltre alla tradizione dell'albero addobbato con paglia, fiori secchi, fili di lana, il classico abete lettone, che leggenda vuole sia iniziata proprio a Riga cinquecento anni fa, altre tradizioni segnavano il giorno della festa d'inverno dei lettoni.
Sulla tavole delle case lettoni, sia in passato che ancora oggi per chi segue la tradizione, la sera della vigilia di Ziemassvētki si trovano i frutti dell'autunno appena trascorso. Innanzi tutto nella notte di natale si lasciava del pane sulla tavola perché non mancasse per l'anno successivo.
Piatti tradizionali della festa d'inverno sono da sempre "pupas un zirņi", fagioli e ceci (diversi da quelli che si trovano in Italia), ed un piatto di cereali cotto con la testa del maiale che veniva accompagnato dai ceci e fagioli.
Sulla tavola si trovavano poi altra carne di maiale, salsicce fatte col sangue, i tradizionali "piragi" (brioscine ripiene di carne e formaggio) e ovviamente birra.
Un'altra tradizione della festa d'inverno era la parata in maschera che alcuni compivano andando per le case dei vicini, mascherati da zingari, cantando ma anche facendo rumore assordante con utensili da cucina, piatti, pentole e tutto ciò che si trovava per casa.
Ricchissima anche la tradizione di canzoni popolari, dainas, racconti, storie e novelle della festa d'inverno, come pure gli stratagemmi per prevedere il futuro. Un modo per sapere cosa avrebbe riservato l'anno in arrivo era quello di scrutare il cielo e contare le stelle che si riuscivano a vedere.
Per avere un buon raccolto di miele si doveva andare, la notte della festa d'inverno, a tosare una pecora, per poi metterne la lana alla base dell'alveare.
Per fare tanti soldi, invece, si doveva prendere un gatto nero e portarlo intorno ad una chiesa.
Altri stratagemmi si usavano per avere un buon raccolto di mele, o per propiziarsi altre fortune.
Per evitare di avere mal di denti per l'anno successivo, la sera della vigilia di natale era consigliabile correre a piedi nudi percorrendo tutta la casa per tre volte.
La sera di natale le ragazze lanciavano una coroncina sull'abete. Se la coroncina restava appesa all'albero, si sarebbero sposate presto, se invece la corona cadeva, si sarebbe dovuto attendere per il matrimonio ancora un anno. Ogni tentativo fallito era un anno in più di attesa.

martedì 20 dicembre 2011

"Quello è mio fratello!"

Gridava così l'ometto piccolo, mentre io e sua madre cercavamo di tenere fermo l'ometto grande per mettergli un collirio nell'occhio infiammato.
La scena era questa: lei lo teneva fermo sul letto, io cercavo di mettergli la medicina cercando di aprirgli l'occhio che lui serrava stretto mentre berciava che non voleva.
E l'ometto piccolo, lì accanto a noi, che ci ringhiava contro, esclamando: "Fermi, lui è mio fratello! Lui è mio fratello!"

lunedì 19 dicembre 2011

Dobrý cestovní pan Havel

All'inizio di tutto è la parola. 
E' un miracolo al quale dobbiamo il fatto di essere uomini. Ma è nello stesso tempo un'insidia, un esame, uno stratagemma e un test. Piu' grande, forse, di quanto può sembrare a voi che vivete in una situazione di grande libertà di parola, quindi in una situazione nella quale le parole non hanno poi tanta importanza.
Invece hanno importanza.
Hanno importanza dappertutto.
Vaclav Havel

Dobrý cestovní, pan Havel...

domenica 18 dicembre 2011

Quella voce lì..

Kārlis Kazāks ha quella voce lì. Non c'è molto altro da dire.
Quando canta "Es tevi pamīlētu tā", una delle poesie d'amore piu' intense e potenti di Ziedonis, è uno sconquasso, un terremoto d'emozione.
E qui, nella canzone che oggi mi rimbomba in testa, "Nāc, nāc, saule" (Vieni, vieni, sole), uno lo ascolta, e non importa, capire, non capire, il suo testo (che peraltro è bellissimo), basta sentirla, quella voce, e la tromba che ci si infila in mezzo. Come un miracolo.


man jābūt aklam, lai nomirtu tik skaistās rokās.
man jābūt mēmam, lai aizietu visu nepasakot.
man jābūt kurlam, lai nomirtu, kad balss Tava vēl skan.
man jābūt Dievam, lai vēlreiz varētu te atgriezties.
nāc, nāc, saule, sadedzini, ja zini,
ka man nav vairs kam kust.
nāc, nāc, nakts ņem mani tikai,
ja zini, ka man nav vairs kam just.
es neaizeju, es tikai par ūdeni Tevī pārvēršos.
es neaizeju, es par zvaigzni dienā pārvēršos.

domenica 11 dicembre 2011

ll nuovo libro di Andra Manfelde

Una volta, molto molto tempo fa, quando non ero ancora una poetessa, nè una prosatrice, ma una semplice studentessa, Māris Salējs mi regalò una pietra bianca, quasi cristallina: "Viene da Visby" (nelle isole Gottland l'isola svedese di fronte alla costa occidentale della Lettonia).
Una volta, molto, molto tempo fa, sentivo Grāvers cantare "nuotavo da Ventspils a Visby..." e non potevo credere che quella Visby esistesse per davvero. Anche adesso nella fretta quotidiana, nelle difficoltà, nelle tristezze, le passeggiate verso il mare di Visby e di Venstpils sembrano immaginarie. Così irreali nella loro bellezza.
E' questa bellezza che mi ha insegnato a guardare più in profondità, a scrivere in modo diverso. La natura anche come un'icona. D'eternità. Se solo noi vogliamo credervi. E come non credere, a ciò che vediamo nella realtà. Forse - "Ceļojumā uz mēnesi". (Viaggio sulla luna)
Andra Manfelde (dal suo blog)

La scrittice lettone di cui sono traduttore, Andra Manfelde, ha appena pubblicato un nuovo libro " "Ceļojums uz mēnesi" (e un altro lo sta scrivendo...) La cosa ovviamente mi rende felicissimo, anche perché non vedo l'ora di averne una copia autografa quando ci incontreremo in Lettonia il prossimo mese.
"Ceļojums uz mēnesi" (Viaggio sulla luna, ma è un gioco di parole perché mēnesi in lettone è sia luna che mese) è il racconto del viaggio di un mese a Visby, nell'isola svedese di Gottland, di fronte alla costa occidentale della Lettonia, dove la Manfelde vive.
E' un libro che come dice la stessa scrittrice, mette insieme vari generi, la documentazione di viaggio, la prosa e la poesia.
"... perché nelle sere d'inverno spesso mi perdo nei ricordi di cose straordinarie, dei giorni vissuti a Visby e Ventspils. Spero che non solo per me, ma anche per i lettori, questo libro sia una finestra che apre lo sguardo sulle cattedrali, sulle scogliere, sul mare.."

lunedì 5 dicembre 2011

Russia Unita


Che poi fa pensare il fatto che a Daugavpils, nel Latgale la regione della Lettonia a maggioranza russofona, i cittadini russi che hanno votato per il rinnovo della Duma presso il consolato russo, abbiano fatto registrare una percentuale di voti enorme per il partito di Putin, l'85%. A San Pietroburgo Putin ha avuto solo il 33% per dire...

sabato 3 dicembre 2011

Spēlēju, dancoju.. I 30 anni degli Iļģi

Sono trent'anni che suonano, cantano e ballano, gli Iļģi una delle folk band piu' famose e tradizionali in Lettonia.
Oggi celebrano i loro trent'anni di carriera con un concerto al Palladium di Riga.
Io qui metto la loro canzone che mi piace di piu' (testo di Rainis, per dire...).






Acis veras - aizveras
Saules nav un nav ko redzēt
                                
Mute veras - aizveras
Saules nav un nav ko sacīt

Saule, saule, saule nāc
Saule kaunā neved bērnus

Miroņ svece te nu dziesti
Tumsu tavi stari griezti

Saule ņemi mani atkal
Es pie tevis atkal nāku

Manu dzīslu vārti vērās
Asins staigā locekļos

Mazas asins lāses
Ceļu sīku pilieniem