venerdì 17 febbraio 2012

Quando si deve difendere la propria lingua


Domani in Lettonia si vota per un referendum voluto dalla minoranza russofona che chiede che il russo diventi seconda lingua nazionale accanto al lettone.
I lettoni pensano che se questo accadesse, ciò costituirebbe una pericolosissima minaccia per la loro lingua. Il russo è parlato da quasi 600 milioni di persone, in Russia e nelle ex repubbliche sovietiche. Il lettone invece è parlato da meno di due milioni di persone, e la Lettonia è l'unico luogo dove questa lingua può sopravvivere ed essere valorizzata. Per questo in queste settimane c'è stata una fortissima partecipazione di popolo, guidata da artisti, scrittori, politici, intellettuali, registi, attori, giornalisti, per portare più gente possibile alle urne e dare un segnale forte in difesa del lettone. Contro il russo lingua ufficiale in Lettonia. Per questo il PRET (contro) del post precedente.

Qui il mio articolo pubblicato da Il Post che cerca di spiegare un po' le cose.
Qui su Baltica tutto il resto degli articoli scritti in questi mesi sul referendum.

I lettoni hanno dovuto proteggere e salvare la loro lingua durante tutto il periodo dell'occupazione sovietica, quando il russo era la lingua ufficiale. Dopo l'indipendenza pensavano finalmente di aver ottenuto il diritto ad un paese, ad una identità e ad una lingua nazionale. Dopo venti anni sono chiamati di nuovo a lottare per difendere la loro, meravigliosa lingua. Tutto il resto lo dice Māra Zālīte in questa poesia. Mi sembrava il giorno giusto per ripubblicarla qui.


Valoda (Lingua)
Lingua, tu sei un fiume scintillante,
dove nuda e calda mi immergo,
serbando compassione di quell'attimo
e senza comprenderne l’eternità.
Lingua, sei sangue e carne,
per i miei liquidi pensieri vagabondi.
Amo te e ognuno,
che per tuo tramite
raggiunge le mie orecchie,
quieto fiume.
Solo in te io sento l’eternità,
mentre guado in quello stesso punto, dove sempre,
dove sempre tutti, tutti e sempre.
Bagnami i piedi di parole,
parla la voce del sangue, sussurra e
riempi le volte celesti.
Scintillante fiume.
Ecco, io sono.
Tu solo puoi
essermi testimone.

Māra Zālīte (trad. Paolo Pantaleo)

Valoda, tu esi mirguļojoša upe,
kurā kailu un siltu es gremdēju sevi,
žēlojot mirkli
un mūžību neizprotot.
Valoda, tu esi asins un miesa
manām nezinnokurienes plūstošām domām.
Es mīlu tevi un katru,
kas pieskaras manai dzirdei
caur tevi,
mirguļojošā upe.
Tikai tevī es izjūtu mūžību,
iebrienot tajā pat vietā, kur vienmēr,
kur visi vienmēr, visi un vienmēr.
Skalojas man ap kājām vārdi,
asinsbalss runā, čukst un
piepilda velves.
Mirguļojoša upe.
Lūk, es esmu.
Vienīgi tu to vari
apliecināt.


domenica 12 febbraio 2012

Non provare a toccarmi con quelle mani

La reazione dell'ometto grande quando si è accorto che sua mamma, per la prima volta in vita sua, si è messa lo smalto rosso sulle unghie...

Dziesma manai pilsētai

(Canzone per la mia città)
Tāpēc saucu tevi es par mīļu
saucu par skaistu, gaišu un siltu...


Šī ir dziesma manai pilsētai
Pilsētai, kas ir šai rītā skaista
Kaut gan skaista tā ir vienmēr
Tikai naktīs atsevišķās vietās baisa
Šī ir dziesma manai pilsētai
Tās namiem, ielām, torņiem, tiltiem
Vārdus aukstām ziemas dienām
Vasarīgiem vakariem tik ļoti siltiem



Questa è una canzone per la mia città,
così bella questa mattina,
anche se bella lo è sempre.
Solo le notti spaventosa in certi posti
Questa è una canzone per la mia città
Per i suoi palazzi, le vie, le torri, i ponti
parole per le fredde giornate d'inverno
per le sere d'estate così calde