domenica 27 maggio 2012

Epifanie


Ci sono cose che si capiscono subito. A me è successo con "Epifānijas" di Imants Ziedonis. Io ho capito che dovevo imparare una lingua nuova anche solo per poter leggere
 Epifānijas. E per cercare un giorno di tradurla.
Imants Ziedonis inizia a scrivere "Epifānijas" nei primi anni '70. La completerà in tre libri. Non è definibile, né classificabile in un genere. Poesia, narrativa, saggio. Fate voi. In Lettonia basta dire "Epifānijas". Si studia a scuola. E si rilegge per una vita intera.
Questo è il capitolo iniziale del primo libro.


E' molto presto. Il sole non ha ancora aperto gli occhi. Mamma deve ancora iniziare a dondolarmi nella culla. Mio padre non è ancora andato a governare i cavalli. Dormono le scarpe nell'andito, come pure le soglie e i sentieri.
Fra le crepe delle assi nel pavimento dorme ancora la sera di ieri. Un sospiro giace dentro lo strofinaccio, e sotto la cenere del camino riposa un'ultima invettiva. Il sonno della sera si riversa nel sonno del mattino, e si risveglia il cappello posato sul tavolo. I cappelli si svegliano al canto del gallo. E' molto presto. Sento che i cappelli mi salutano dall'attaccapanni, e così devo andare.
Io ancora non sono. Non sono mai andato da nessuna parte, non ho afferrato la maniglia della porta, non ho cantato nella rugiada del mattino. Non ho neanche mai visto il sole. Mi hanno detto che si alza presto all'alba fra il terzo e il quarto gallo, o fra qualche altro gallo, forse mi sono confuso, ma è vicina quell'ora, in cui gli uomini ancora fra il sonno hanno smesso di russare e le tende alla finestra si arrossano.
Ho varcato la mia prima soglia, vengo da un qualcosa di immemore e di mai esistito, oltre la soglia nella nebbia mattutina, questa è la mia infanzia.
Il sole ancora non ha fatto capolino, è molto umido, il sentiero si perde dentro la nebbia. Per primo nella lattiginosa foschia dell'alba scorgo il pozzo. Quell'iniziale cammino conduce dalla soglia al pozzo. Questo lo ricorderò: a sinistra il sorbo, a destra il tiglio, il sentiero è duro, praticato, erba verde ai lati, altra strada non c'è. Questo me lo ricorderò.
Nel pozzo c'è acqua. Mi sono sporto dal bordo, giù da qualche parte nel fondo brillava l'acqua. Io dissi: "Ah!". Mi rispose come se cantasse - la voce tornò indietro come dal coro del Melngailis. Sopra il pozzo una strana culla. Un secchio che dondola. Chi tirava su l'acqua se non c'era alcun uomo? A chi poteva servire quest'acqua così fonda?
Poi si aprì la porta della stanza, mamma entrò e disse: presto spunterà il sole.
E presto tu sarai mio figlio.

Imants Ziedonis (trad. Paolo Pantaleo) - [Diritti riservati]