sabato 4 agosto 2012

La mia estate con Poruks e Skalbe



Mi fanno buona compagnia in questa estate lettone i libri di Jānis Poruks e le memorie di Kārlis Skalbe. Scavare nella libreria di casa dei miei suoceri so che riserva sempre grandi piaceri.

Se da sempre amo i racconti brevi di Cechov e Babel', la mia patria adottiva mi ha regalato due autori altrettanto inestimabili nel comporre storie brevi: Rūdolfs Blaumanis e Jānis Poruks. Quanto limpide, scintillanti, pure, le loro storie, la descrizione della vita quotidiana lettone di fine ottocento, primi del novecento.
E quanto interessanti le memorie di Skalbe, che peraltro è uno degli poeti più illustri che la Lettonia abbia generato. Quanto emozionante leggere i suoi ricordi sugli incontro con Poruks e Blaumanis.
La volta che Poruks lo invitò nella sua casa di campagna a Cēsis, dopo il loro primo incontro a Riga nel vecchio palazzo della Latviešu biedriba. Poruks che gli viene incontro vestito impeccabilmente, un finissimo abito blu, la cravatta di seta bianca, l'odore di legno giovane di betulla che riempie la sala della Società lettone, le chiacchiere del circolo degli intellettuali, il sapore denso della birra.
E poi l'invito a Cēsis che Poruks, già scrittore affermato, fa a Skalbe, allora giovane poeta. La sorella dello scrittore, fornaia, che li accoglie nella casa di campagna, che profuma di pane ovunque. E le chiacchierate di Poruks e Skalbe alla luce di una candela nelle notti trascorse nella piccola vasarnica nei campi. Non di politica, nonostante stessero per giungere gli avvenimenti del 1905, ma di vita, a cuore aperto, due alte anime lettoni che si confessano a vicenda l'amore per la loro patria, che ancora doveva nascere.
E poi ancora Skalbe che racconta di Blaumanis, che descrive i loro incontri a Kapukalna, sulle rive dell'Ogre, sotto l'albero che Blaumanis descrisse nel racconto “Pērkona negaiss”. O della volta che Blaumanis gli confessò il suo sogno: “Se diventassi ricco (pur essendo già uno scrittore molto affermato, Blaumanis ricco non era affatto), costruirei qui a Ērgļi tre case: una per te, una per me, una per Akurāters (altro scrittore lettone ndr). Così potremmo incontrarci ogni giorno e lavorare senza essere disturbati”.
Che gioia per me incontrarli cento anni dopo, nelle pagine di Skalbe.