sabato 5 ottobre 2013

Uno ancora si nasconde

Non saprei dire. Le strade, i giorni, il tempo, le parole.
Le favole. E la neve.
Ecco, soprattutto neve e poesie, e favole, e storie, ed una lingua che ha preso il posto di un'altra. Tanto che ora in quella che era mia non so quasi più formulare pensieri che abbiano una forma compiuta.
C'era un tempo, in cui venivano fuori le parole. E c'era persino il tempo per dirle. Ed una lingua, madre.
Poi son cambiati gli orizzonti, il paese, la città, i luoghi. L'ordine delle cose.
Non so com'è che qualche giorno fa ho incontrato di nuovo Irene. Neanche pensavo scrivesse più. Invece scrive ancora, mozza il fiato, come un tempo.
E mi ha fatto ricordare questo posto. Che strano giro per arrivare fin qua.
Nel frattempo ho cresciuto due figli, ed un piccolo libro di favole colorate. E Jacqueline è partita per il Marocco, e chissà cos'altro ha fatto chi passava di qui.
Uno ancora si nasconde. Come sempre.
E questo posto è sempre uguale. Identico a come l'avevo lasciato.
Ho solo cercato di non sentirne la mancanza.

domenica 17 febbraio 2013

Un seme nella neve


Ero nei boschi di Tērvete, un giorno della scorsa estate, quando mi arrivò una telefonata. Mi dicevano che Knuts Skujenieks mi voleva vedere.
Skujenieks è uno dei più grandi poeti lettoni contemporanei. Aveva letto la mia traduzione di "Poga" (la sua poesia più conosciuta), gli era piaciuta, voleva conoscermi.
Due giorni dopo mi misi in viaggio per Salaspils, dove il poeta vive. La prima cosa che ti colpisce, incontrandolo, è il sorriso. Un sorriso buono e generoso. Lo avevo visto, in tante foto, in diverse occasioni anche in televisione. Ma quel sorriso, che mi accolse nella sua casa con l'orto, in una viuzza di Salaspils, era ancora più bello e più buono di quanto immaginassi.
E' stata una delle cose più belle che mi siano capitate. Conoscere Knuts, entrare nelle stanze dove sono le sue carte, i suoi libri, vedere il soppalco dove scrive. Conoscere Inta, la sua straordinaria moglie, colei che ha custodito le poesie che lui le spediva dal gulag in Mordovia dove ha passato sette anni, che è stata i suoi "occhi sul mondo" durante gli anni della deportazione, che gli spediva libri e riviste letterarie, che ha atteso il suo ritorno.
Sono venuto via quel giorno da casa Skujenieks con alcuni libri autografati e con una frase di Knuts: continua a tradurre le mie cose.


Ne è nata questa cosa, che ho appena pubblicato su Biblioteca Baltica: la traduzione di alcune poesie e di qualche frammento delle lettere scritte dalla deportazione. "Un seme nella neve" è il titolo della raccolta delle poesie che Skujenieks ha scritto durante gli anni del gulag. Venne arrestato il 17 aprile del 1962 a Ventspils, con l'accusa di attività antisovietica. Aveva 26 anni. Da pochi mesi si era unito in matrimonio con Inta. Fu condannato a 7 anni di lavori forzati da scontare in un gulag in Mordovia.
Aveva il diritto di spedire due lettere al mese. Insieme alle lettere inviava alla moglie e agli amici anche le sue poesie. In quegli anni scrisse un migliaio di poesie. Un quinto di esse composero la raccolta "Sēkla sniegā" (Un seme nella neve), che fu pubblicata in Lettonia per la prima volta nel 1990.

Sniegs apdzēš rudeņa svilumu – La neve smorza l’ocra autunnale
(1964)


Sniegs apdzēš rudeņa svilumu.
Un debesis atgūst zilumu.
Un sarkans, aprūpēts, pazīdīts,
Bez skaņas mirkšķina acis rīts.
Kāpj saule lēnām – jo nav kur skriet,
Iet pasaule tā, kā tai vajag iet.
Un pats tu, kad redzi, cik diža diena,
Vairs negribi skriet ar pieri sienā,
Tev vajag izšķetināties no miega
Un rāmu sēklu sēt dziļi sniegā.
Tā runāt, tā rakstīt, tā dēstīt un sēt,
Lai tevi vairs nevar nonāvēt.
Tad kādi mākoņi pasauli stīpos,
Bet saule ripos, bet saule ripos,
Tad kādas miglas pār apvāršņiem svīdīs,
Bet saule smiesies un zemi zīdīs.
Un pats tu jutīsi saules pienu
Ar katru nakti, ar katru dienu.
La neve smorza l’ocra autunnale.
E il cielo riacquista il suo blu usuale.
E rosso, curato e pasciuto
occhieggia il mattino muto.
Sale lento il sole – non si deve affrettare
Va il mondo, così come deve andare.
E tu stesso di fronte a un giorno di tal quiete,
non vuoi più sbattere la testa alla parete
divincolarti dal sonno, questo ti preme,
e nella neve affondare un quieto seme.
Parlare, scrivere, piantare e seminare,
così, perché non ti possano più ammazzare.
Seppur dalle nuvole la terra è avvolta,
il sole ruota, il sole ruota,
Per quanta nebbia l’orizzonte serra,
sorride il sole e allatta la terra.
E tu stesso del sole assaporerai il latte
per ogni tuo giorno, per ogni tua notte.